panorama

GeneoStoriaFavara

Stemma civico del Comune di Favara

Profilo e finalitą

Home

contatto

Genealogia dei Favaresi

- emigrazione -

Memorie storiche

Curiositą storiche

Etimologia del dialetto

Album delle memorie

Dominazioni e re di Sicilia

Artisti siciliani

Vescovi della Diocesi Agrigentina

 

Blasone e gonfalone

Date memorabili

Agnello Pasquale

Civiltą scomparse

Centro storico

Castello Chiaramonte

Chiese, conventi, etc.

Famiglie e dimore storiche

Personaggi

Feste e tradizioni popolari

Fonti e bevai

Bambini proietti e ruota

Ospedali

Carceri

Sepolture e cimiteri

Macello

Biblioteca e museo

Edicole, croci, epigrafi, etc.

Prime scuole di Favara

Ferrovia

Colera morbus 1866-1867

Guerre d'Africa e guerre mondiali

 

Sindaci dal 1819 al 1946

Medici dal XVI al XX sec.

Notai dal XVI al XX sec.

Religiosi dal 1600 al 1800

Arcipreti dal XVI sec. ad oggi

Delinquenti

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

I BAMBINI PROIETTI E LA RUOTA

di Carmelo Antinoro

 

Nel passato molti bambini appena nati venivano abbandonati per le strade o nelle campagne, dove ordinariamente perivano per fame e spesso divorati da cani od altri animali, un vero dramma che coinvolgeva, in varia misura, tutte le Universitą del Regno.

Pur senza una specifica regolamentazione, nel mondo dei proietti ruotava una filza di donne, le cosiddette balie o nurrizze, ovvero le nutrici che si prendevano cura dei bastardelli, accudendoli nei primi mesi di vita.

 Favara nei secoli XVI, XVII e XVIII, prima dell'uso della ruota, i bambini trovati venivano portati all'ospedale S. Nicolò, dove venivano curati ed accuditi dalle balie.

I neonati abbandonati venivano registrati nei libris baptizatorum della madrice chiesa con l'appellativo di filius/apopuli, ex patre et matre incerti, oppure spurius/a, spulius/a fino alla prima metà del 1800 e successivamente con figlio/a d'ignoto/i, figlio/a del popolo o semplicemente del popolo.

Nel sec. XVIII la situazione dei proietti nel regno era divenuta insostenibile.

Gli alimenti venivano somministrati ai projetti per un periodo di soli tre anni per poi restare abbandonati a loro stessi. Per sopperire a tali deficienze veniva emanato un altro regolamento in data 4 agosto 1760 affinchè ogni Università (Comune) corrispondesse gli alimenti per il mantenimento dei bambini projetti maschi fino a 5 anni e fino a 7 anni per le femmine . Vicolo della Ruota

Per venire incontro ai dettami del perpetuo regolamento dell'11 gennaio 1751 l'Università di Favara teneva in affitto un catoio, dov'era situata la ruota, ubicato in un luogo abitato ma nello stesso tempo appartato, nel cortile nominato della Ruota, in via Margherita (v. foto a dx). In detto catoio alloggiava la ricevitrice dei projetti, che aveva il compito di tenere accesa una fiammella alimentata ad olio in prossimità della ruota, di prelevare i neonati abbandonati ed apprestare le prime cure. I proietti, dopo un apposito controllo medico venivano affidati alle nutrici che, per un periodo di tempo, provvedevano ad allattarli, pulirli e vestirli.

Nella prima metà del 1800 le spese che il Comune di Favara affrontava per il mantenimento dei proietti superavano di gran lunga quelle per le opere pubbliche e variavano, a seconda delle esigenze e della disponibilità, da 200 a 400 onze all'anno, con punte anche di 700, contro 6 onze impiegate per la pulizia delle strade ed un bilancio complessivo annuale che oscillava tra 1000 e 3000 onze (un'onza nel IXVII sec. equivaleva a circa 300 euro attuali). Mensilmente si contavano mediamente da 50 a 65 nutrici che accudivano altrettanti bambini projetti.

Così come per l'oriolo (orologio) comunale, la manutenzione della ruota dei proietti era una questione di grande attenzione per l'Amministrazione Comunale, tale da porla fra gli interventi di somma urgenza nei casi di bisogno.

L'ultima ruota che memoria d'uomo ricordi č quella del collegio di Maria, attiva nella prima metą del XX sec.

 

 

 

 

 

 

Geneo Storia Favara