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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Palermo Camillo

(insegnante, artista)

 

 

Ins. Camillo Palermo 1891-1964Palermo Camillo nacque a Favara il 12 marzo 1891 da Calogero Palermo e Giuseppa Lentini. Ufficialmente è stato un maestro elementare che svolse per 44 anni la sua attività, quasi interamente a Favara, ma in privato é stato anche un eccezionale docente, preparatore di alunni della Media e Media-superiore di Italiano e Latino, e parimenti di Matematica e Disegno con competenza e capacità didattiche sorprendenti.

In un paese culturalmente arretrato, qual era Favara, l‘analfabetismo era imperante; i pochi che intendevano seguire un corso di studi regolari erano costretti a frequentare il seminario minore di Agrigento col dichiarato proposito di farsi preti.

Di questi alunni seminaristi, i più, quando raggiungevano una certa autonomia culturale, lasciavano le scuole religiose e proseguivano in privato, ovvero negli istituti scolastici di Agrigento o Palermo.

In una siffatta situazione il maestro Palermo era ricercato per guidare, sorreggere, preparare ed istruire i giovani a raggiungere l’agognata meta.

Camillo Palermo visse i suoi primi anni in un ambiente civilmente avanzato e, come gli studenti di allora indossò la veste di seminarista ma, convinto di non avere alcuna vocazione al sacerdozio, ne uscì dopo qualche anno per continuare gli studi a Palermo nella Scuola Normale, corrispondente all’istituto Magistrale di oggi, conseguendone il diploma.

Questa preparazione di base e la formazione religiosa acquisita al seminario rimasero in lui come elemento fondante della sua cultura e dei suoi comportamenti, per tutta la vita, ma sua vera formazione culturale fu frutto, però, dell’impegno suo personale.

Vorace lettore di libri s’indirizzò verso i capolavori della letteratura mondiale; approfondì gli studi letterari italiani sugli autori antichi e moderni; segui più da vicino con passione ed entusiasmo gli autori del suo tempo: lesse gli scrittori del Verismo, puntando soprattutto sui due scrittori siciliani Verga e Capuana di cui lesse ed annotò le tutte le opere. Ebbe un vero culto per questi narratori isolani che imitò con successo, ne fu prova la novella “Rosa” che pubblicò su “Scuola e Vita”, rivista edita a Palermo sotto laGiovanni Verga Capuanadirezione di Giuseppe Ernesto Nuccio, valido scrittore per l’infanzia.

A De Amicis (foto a sx) e a Verga (foto a dx) inviò il ritratto a sfumino nei primi anni del 1900, e ne ebbe lettere di ringraziamento e di stima. Il ritratto di “Verga” di Camillo Palermo si trova oggi inserito nella monografia del Cattaneo, nel volume sesto della collezione dell’UTET.

Camillo Palermo era un artista della figura umana: operava su carta rugosa bianca su cui spalmava uno strato nero di carboncino, e da quel nero ricavava i lineamenti e l’immagine del soggetto secondo la tecnica della “sottrazione”, da lui sperimentata, che consisteva nel togliere il nero con la gomma o, più spesso, con mollica di pane, sino ad apparire, alla fine, come una vera e propria fotografia.

Lavorava anche su tela e si cimentava pure nella lavorazione dell’argilla.

Iniziò l’attività di maestro elementare a Siculiana, nel 1915, anno della partecipazione dell’Italia alla I Guerra Mondiale. Camillo Palermo non poté essere arruolato per le sue precarie condizioni di salute, ma ciò non gli impedì di servire il Paese con la forza della sua cultura e l’impegno intelligente che profuse nella scuola a dirozzare le menti, a formare le coscienze, ad educarle verso gli ideali alti e sublimi che allora la nazione richiedeva.

Nel 1919 pubblicò il “trattatello” e “L’ideale nell’educazione e l’evoluzione della Scuola”.

Ha cercato di dimostrare che la sola cultura intellettuale non rinfranca perché essa, scompagnata dall’educazione del cuore, sarebbe come il bagliore del lampo che rompe l’oscurità della notte e la rende più truce. Ma per lui non bastava l’educazione del cuore, occorreva ben altro, occorreva l’esercizio della volontà, dell’impegno, della lotta, della perseveranza, del sacrificio per vincere gli ostacoli, i mali dell’esistenza contro cui è doveroso lottare per uscirne vincitori.

Aveva 28 anni Camillo quando scriveva queste cose che oggi sono per noi un segno chiaro della ricchezza culturale e della già matura formazione che stava a fondamento della sua attività didattica. Tra questa attività e la teoria non c’era discrepanza: il maestro Palermo fece atto di solidarietà con un altro maestro parimenti appassionato del processo educativo: Antonio Bruccoleri che diventò il primo ispettore scolastico in Sicilia.

Insieme si impegnarono a rinnovare la scuola per radicarla meglio nella società; perciò promossero incontri coi genitori con lo scopo di convincerli della massima utilità dell’apprendimento e della cultura, ma anche col preciso obiettivo di chiedere la loro collaborazione.

Introdusse le attività artistiche e ludiche con recitazioni, rappresentazioni teatrali, riproduzioni figurative e plastiche in modo da creare nell’aula scolastica un’atmosfera di fattività, di emulazione, di allegrezza, di gratificazione, di soddisfazione piena e completa.

Alle attività artistiche affiancò un apprendimento ragionato che traeva linfa dalla concretezza dello sperimentale e del sensibile, tali da esercitare l’intuito e l’intelligenza, la riflessione e il ragionamento che sono, in fondo, le strutture portanti della vera maturazione.

Anche queste oggi sono conquiste di cui sembra superfluo parlare; allora erano novità e come tali incontravano il favore di pochi e il sospetto di molti.

L’assiduità con cui Camillo Palermo perseverava nell’impegno educativo finì con l’attirare l’attenzione delle autorità scolastiche che gli riconobbero i meriti.

Il 12 maggio 1938 il Provveditore agli Studi Dr Giuseppe Romano inviò all’Ispettore di Agrigento la seguente nota: “Vogliate, a mezzo del Direttore Didattico, esprimere il mio vivo compiacimento all’insegnante in oggetto per la fedele opera prestata a favore della scuola del popolo e per l’alto spirito di comprensione dei nuovi doveri che deve possedere l’insegnante dell’Italia, spirito di cui ha dato prova nell’adempimento delle molteplici attività dentro e fuori la scuola...”

I meriti gli furono riconosciuti ufficialmente anche dal Presidente della Repubblica De Nicola, allora Capo Provvisorio della Stato, che il 20 settembre 1946 gli conferì la Croce per gli alti meriti nell’insegnamento, nella cultura e nell’arte.

Particolare curioso fu il telegramma di ringraziamento di Trilussa a Camillo, pervenuto nel 1952.

E il 27 novembre 1957 ricevette ancora un attestato del suo impegno educativo sul “risparmio” da parte di una Commissione istituita fra le Casse di Risparmio italiane che gli assegnò un premio in denaro.

L’ultimo riconoscimento gli fu dato dopo il suo collocamento a riposo, il 7 ottobre 1960, dal Presidente della Repubblica, con il diritto di fregiarsi della medaglia d’oro per la sua lunga carriera di lodevole servizio e per i suoi meriti educativi non comuni a favore dell’infanzia e nell’interesse della nazione.

Al Circolo della Compagnia tenne una conferenza su Trilussa, e poiché gli riusciva assai difficile leggere le poesie, oggetto delle sue osservazioni critiche, le recitava a memoria. E a memoria sapeva buona parte della Divina Commedia di Dante e, cosa sorprendente, anche molti brani dei Promessi Sposi.

Camillo Palermo aveva 37 anni, nel 1929, quando sposò la cugina Calogera Butticé di Antonio (che appena diciottenne combatté volontario a Bezzecca, con Garibaldi – v. foto nell’album delle memorie), e di Anna Lentini, sorella di Giuseppa, mamma di Camillo.

Dal matrimonio nacquero, nell’arco di nove anni, sei figli.

Tra il 1946 e il 1950 Camillo disegnò una lampada votiva d’argento, da sistemare nella cappella del Crocifisso, all’interno della madrice di Favara. Dopo avere raccolto l’argento necessario inviò i disegni ai Fratelli Bertarelli di Milano che la realizzarono. Di questa lampada purtroppo oggi non c’è più traccia in chiesa.

Camillo era cattolico praticante, non bigotto; credeva nel Dio della provvidenza, si schierava coi deboli e coi giusti, esecrava ogni forma di prepotenza o di ribellismo, sperava nel trionfo della giustizia e della verità, aveva fiducia negli uomini di buona volontà e fede in Dio.

Camillo continuò il suo doppio impegno didattico, pubblico e privato, sino al 1959 quando si ritirò (aveva 68 anni) in condizioni fisiche assai provate, quasi cieco e quasi sordo, ma forte ancora nello spirito che lo ha sostenuto nel suo ultimo impegno letterario: “Fiabe”. Sono nove le fiabe che, nell’insieme, formarono un libro di congruo spessore, purtroppo rimasto inedito. Le scrisse all’età di 70 anni e le dedicò ai “fanciulli d’Italia” che guardava con fiducia e speranza per il rinnovamento sostanziale delle sorti della nostra terra.

Considerato un uomo di cultura e di erudizione assai vasta, a Camillo Palermo va attribuita la decifrazione dell’iscrizione incisa nell’elemento lapideo monolitico oggi posto a sinistra dell’andito d’ingresso del Castello Chiaramonte; anzi su ciò la gente ha intessuto la leggenda della donna misteriosa del Castello che s’aggirava da secoli tra le sue mura ad impaurire chi cercava di penetrare i segreti che afferivano la casata chiaramontana: mentre Camillo era lì, per l’ennesima volta, a scrutare i segni strani che la lapide ancora oggi riporta, ma gli apparve la donna misteriosa che, vinta dalla sapienza di quell’uomo, si vendicava scagliando un pugno di sale sugli occhi che da allora hanno stentato a vedere. Questa è una leggenda che, nel suo significato allegorico, serve a riconoscere al maestro Palermo, anche da parte del popolo favarese, le doti di intelligenza e i meriti della cultura.

Si spense, dopo una breve malattia, la sera del 19 gennaio 1964, all’età di 73 anni.

 

Biografia tratta dagli scritti del prof. Antonio Palermo, figlio di Camillo.

 

 

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