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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Morello Baganella Salvatore

(tenore e pittore)

 

Turi MorelloSalvatore Morello Baganella, in arte Turi Morello, settimo di nove figli (di cui uno – il quarto -morto a sei mesi), nacque a Favara il 1 agosto 1926 in una famiglia di umile tradizione contadina. La famiglia venne trapiantata da Grotte a Favara nel 1750, attraverso il matrimonio di Leonardo (di Diego e Caterina Bosco) con Caterina Sollazzo. Giuseppe, padre di Turi, lavorava in qualità di mezzadro nella tenuta dell’avvocato Giuseppe Giglia, in c.da Misita, nei pressi della foce del fiume Naro, mentre la madre Maria Cuschera gestiva il forno della nonna patema, dove egli si rendeva utile, consegnando a domicilio il pane ai clienti. Proprio a quell’epoca scopriva di possedere un talento naturale per il canto, una voce naturalmente dotata che aveva bisogno, però, di essere curata ed educata. Gli anni successivi lo videro impegnato in varie attività canore: dalle prime serenate fatte per diletto, com’era in uso allora, agli interventi d’occasione per gli sposalizi, ai canti religiosi, alle lamentazioni del Venerdì Santo, che in un paese di provincia come Favara gli hanno dato subito una certa notorietà. All’attività di cantante Turi Morello affiancava quella di attore filodrammatico, esibendosi al cinema “Parello” di Favara, che funzionava anche da teatro, interpretando, tra gli altri, il ruolo di don Lollò Zirafa nella «Giara» di Luigi Pirandello. Nel 1949 iniziava la sua attività musicale, studiando presso l'Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania dove nel 1955 faceva la sua prima esibizione. È stato, oltre che cantante, anche valente musicista e compositore di canzoni. Andò a lavorare in America; cantò a Filadelfia, in Florida e visitò l’Argentina. Ma Turi Morello è stato anche pittore: la sua pittura ingenua, primitiva, istintiva, non colta, non sorretta da una formazione scolastica o professionale non collocabile all'interno di correnti artistiche o di pensiero si esprime con semplicità espressiva, seguendo un proprio istinto, senza curarsi dei dettami tecnici, di perfette proporzioni e prospettive, ma collocandosi spesso in un mondo contadino nostrano, con scene di vita quotidiana ricostruite attraverso ricordi giovanili e di fanciullezza. Un’arte, quella di Turi, riconducibile al Naïf, col gusto per la narrazione, l'animazione, la semplicità dei tratti decorativi, un “surrealismo” materico e vivace e per certi tratti, anche infantile, con un ricco accostamento di colori, generalmente, puri; un linguaggio figurativo, immediato, semplice, popolare, dove il panorama urbano e le tradizioni popolari del suo paese natio costituiscono il tema principale, ma spesso con livelli di forza espressiva ed intensità cromatica pregnanti, tipici della sua terra. Il 15 febbraio 1959, nella madrice di Catania, sposava Rosaria Cusimano, con cui ha condiviso la passione della pittura. Amava dire: “Con la pittura ho dipinto il mio passato, col canto ho realizzato il sogno della mia vita”. Il cuore di Turi è cessato di battere il 29 novembre 2012 a Favara.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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