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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

 

Mendola Antonio

(filantropo, ampelografo)

 

 

Antonio Mendola 1828-1908La provenienza e la progenie del barone Antonio Mendola di Favara è stata ampiamente trattata e documentata nel libro riportato in fondo alla presente biografia. Il primo dato archivistico sulla provenienza da Racalmuto ci viene dato dall’atto di matrimonio del 1696 fra Giovanni (trisavolo del barone Antonio) e Monaca Terranova.

La nobiltà in casa Mendola non è arrivata per gesta cavalleresche o per servigi prestati al sovrano, ma per contingenze legate principalmente all’attività di ecclesiastici, in un momento storico in fermento, in cui molti diritti e privilegi feudali erano giunti all’ultimo stadio degenerativo. La nobiltà in casa Mendola è arrivata nel 1812 grazie al sac. Gaetano che ha acquistato il feudo Fontana degli Angeli con relativo titolo. Ma a prendere formale investitura del feudo è stato Andrea (nonno di Antonio) al posto del fratello sacerdote Gaetano che, per evidenti ragioni ecclesiastiche non poteva assumere.

Il barone Antonio Mendola è nato in Favara nella mezzanotte del 16 dicembre 1828 dal barone Giuseppe e Angela Licata (zia di Biagio Licata principe di Baucina). Da ragazzo ha studiato al convitto real Ferdinando di Palermo. Studiò legge all’Università di Palermo, ma trovatosi in un pelago di liti per questioni di eredità, prese in odio i codici, gli avvocati e il foro, ai quali diede un assoluto addio. Si ritrasse solitario a studiare le leggi non degli uomini ma della natura, e si dedicò all’agricoltura.

Predilesse lo studio delle viti, versandosi nelle sue branche principali: l’ampelografia, la viticoltura e l’enologia. Intese e propugnò la necessità scientifica di unificare queste tre branche, e venne al concetto ampelenologico, teoricamente composto ad unità, ma ammettendo nella pratica e tecnicamente, l’esercizio separato, ossia la divisione del lavoro.

Radunò una vasta collezione di oltre 4000 varietà di vitigni provenienti da tutto il mondo, nel suo podere di Poggio di Conte, forse la più ricca ed accertata delle collezioni sorte in Italia, se non addirittura in Europa.

Ebbe per maestro e amico il celebre Conte Odart di Tours, fondatore dell’ampelografia moderna ed autore della Ampelographie Universelle, compilata con l’aiuto e sullo specchio della sua famosa e vasta collezione di vitigni, raccolti da tutte le parti del mondo nel suo castello della Dorèe, presso Esvres (Indre-et-Loire). Il Conte Odart procurò al barone Mendola molte utili relazioni personali con specialisti francesi e di altre nazioni, segnatamente coi signori Errico Merès ed Errico Bouchet di Chiroubles (Rhône), professore prima a Versaglia e poi a Parigi, coi signori Casalis, Allut, Sahout, etc.Barone Antonio Mendola

Ebbe conoscenze con i più chiari specialisti stranieri, quali il barone Balbo, il dr. Adolfo Blankenkorn di Carlstrue, e fra gli italiani con conte di Rovasenda di Torino, col marchese Cosimo Ridolfi, col barone Bettino Ricasoli di Firenze, col marchese Incisa di Rocchetta Tanaro, con l’avv. Console di Putignano in terra di Bari, col sig. Agazzotti di Modena, col cav. Francesco Lawley, presidente poi del primo comitato ampelografico e col compianto deputato De Blasiis, autore anche di un trattato di viticoltura, e con moltissimi altri che sarebbe lungo da nominare, e con la schiera dei professori Botter di Bologna, Cerletti di Conegliano, Ottavi di Casale Monferrato (benché nativo di Ajaccio) e moltissimi altri.

Il barone Mendola si proponeva di compilare l’Ampelografia italiana. L’Italia meridionale si poteva dire vergine: non si conoscevano le sue belle flore viticole. I tempi del dispotismo borbonico, la poca istruzione, la mancanza di viabilità, la difficoltà di comunicazioni e del procurarsi amicizie personali, rendevano scabroso il compito. Il barone Mendola impiegò la sua energia giovanile e riuscì in parte nell’intento. Un primo catalogo di questa collezione fu stampato nel 1868 in appendice al giornale “Il Coltivatore” di Casale Monferrato, quando conteneva appena 2000 varietà di viti.

I principali giornali italiani e stranieri fecero cenno più di una volta della collezione del barone Mendola, che riportò il primo premio nell’Esposizione regionale delle province siciliane consorziate, quando si tenne in Girgenti. Il Prof. Giovanni Briosi, direttore della R. Stazione agraria di Palermo, ed poi professore di scienze naturali nell’Università di Padova, dopo avere studiato il “Phitoptus” nella collezione del barone Mendola, nella sua monografia sulla “Phitoptus della vite” stampò le seguenti parole: “il barone Mendola è riuscito a riunire in un suo podere vicino a Favara più di 3000 varietà di vitigni che rappresentano presso a poco, tutto quanto si conosce in fatto di uve nelle cinque parti del globo: e ciò che importava, non era vana smania di raccogliere che lo muoveva; ma amore dello studio, unito ad acume scientifico, veramente rari, i quali fruttarono all’ampelografia, etc.

Essendo il barone Mendola in desolata vecchiaia senza eredi, per non sperdere tanto tesoro da lui accumulato con sforzi sovrumani, offerse gratuitamente al Ministero dell’Agricoltura i maglioli di tutta la sua collezione per farli innestare nelle scuole di viticoltura sopra radici americane resistenti. Il Ministero risolvette troppo tardi di accettare. Appena duemila varietà in due anni poterono essere inviate al Prof. Segapeli, per innestarli nel vigneto annesso alla Regia Scuola di viticoltura ed enologia di Catania. La raccolta, l’etichettaggio accurato e coscienzioso, l’imballaggio, non si possono fare speditamente. Un vecchio poi nella stagione invernale, non poteva sostenere lungo lavoro in campagna, con la podagra che lo minacciava spesso. Perciò la fillossera ha distrutto ogni cosa.

Espose una parte dei suoi studi di semicoltura delle viti nel vol. V degli Annali di viticoltura del Cerletti, editi dal Civelli di Milano (annata 1874). Il barone Mendola in questo ramo di esperimenti fu tra i primi in Europa a praticare la fecondazione o ibridazione artificiale per la creazione degli ibridi produttori diretti, aventi la resistenza delle viti americane e la fruttuosità delle viti europee.

Egli aveva pronosticato il grande avvenire dell’ibridazione artificiale delle viti fin dal 1879, quando nessuno ci pensava (vedi vol. X, pag. 376 dei detti Annali Cerletti). Nel Congresso antifillosserico tenuto a Conegliano Veneto nel settembre 1902 il prof. Sannino, relatore della sezione viticoltura ed ampelografia, così si esprime nella sua relazione: “Per creare questi produttori diretti trarremo profitto dal moltissimo che hanno fatto i francesi nostri predecessori e maestri in questo campo; ma non dimentichiamo che nella creazione delle nuove varietà la viticoltura italiana vanta un precursore nella persona di Antonio Mendola di Favara …”.

Concepito il vasto concetto unitario dell’Ampelenologia, lo andava sempre più studiando,  ponendo in ordine idee, opuscoli e un grande materiale scientifico, per compilare l’ampenologia italica, di cui pubblicò il sommario fin dal 1876 nel vol. IX dei detti Annali del Cerletti; e lo pubblicò non a vana pompa, ma per sentire l’opinione altrui, sopra molti punti di rinnovamento delle vecchie idee, poiché molte delle idee nuove  sue potevano parere troppo ardite, troppo rivoluzionarie.

Il chiarissimo dr. Antonio Carpenè (vol. V, pag. 335 dei detti Annali Cerletti) scrisse le seguenti parole: “Il benemerito barone Mendola con questo suo scritto (sul filtro olandese) pieno di erudizione, e che prova una volta dappiù, quanto egli sia profondo conoscitore della enotecnica o pratica di cantina, quanto un vecchio cantiniere, ha reso un vero servizio dell’enologia, perché la sua opinione è certo ascoltata. Con questo articolo il filtro olandese andrà diffondendosi sempre più a gran vantaggio dell’enologia.”.

Disgraziatamente nel 1895 un birbone abusando della fiducia accordatagli dal barone trafugò e distrusse tutti i voluminosi materiali manoscritti, opuscoli e parte del carteggio scientifico coi più illustri italiani e stranieri. Questa sventura inaspettata e la distruzione della collezione operata dalla fillossera e le grandi sciagure domestiche hanno impedito la compilazione della Ampelenologia Italica che il barone aveva tanto vagheggiata.

Antonio Mendola fu uno dei sei membri del primo comitato ampelografico istituito a Roma presso il R. Ministero di Agricoltura. Fu poi membro della R. Commissione di viticoltura e di enologia stabilita pure in Roma dal Ministero. Indi fu membro della Commissione centrale fillosserica che dura finora, e Presidente della Commissione di ampelografia e della Commissione di viticoltura della provincia di Girgenti. Il di lui discorso di prolusione fu stampato e ristampato dai migliori giornali agrari e viticoli.

Fu membro corrispondente della R. Società di enologia italiana; socio fondatore della Società dei viticoltori italiani, fondata in Roma e poi fusa nella Società degli agricoltori italiani. Fu uno degli otto membri componenti il Comitato ampelografico mondiale, con sede a Marburgo e a Budapest, che poi decadde, perché, venuta la fillossera, dovettero smettersi gli studi per così dire di lusso della vite, e si dovette pensare alla difesa ed alla salvezza della vite stessa.

Nelle commissioni ministeriali a Roma, sopra citate, il Barone Mendola ebbe continuamente rinnovati i decreti di nomina, cosa concessa a pochissimi; e fu assiduo per più di venticinque anni.

Fu presidente di commissioni aggiudicatrici di premio in diversi concorsi governativi, tanto relativi alla viticoltura ed enologia, quanto a concorsi scientifici di opere, come quello intorno ad una monografia sul nocciolo, fatto col concorso del governo e del consorzio delle province siciliane.

Il barone Mendola da giovane scriveva nei principali giornali agrari, viticoli ed enologici italiani e stranieri. Prese parte alla redazione della grande opera Le Vignoble, sotto la direzione di M. Mas. direttore del Museum di Parigi e di M. Victor Pulliat intitolata Le vignoble ou histoire, culture et descriptions avec planches coloriées des vignes à raisins de table et à raisins de cuve le plus généralement connues par M. Mas et Pulliat. Principeaux collaborateurs: Henry Maré, Bouscet-D’Haudebine, B. Mendola, Conte di Rovasenda, etc, Paris, Librairie de G. Masson.

È da notare che fin dal 1875 nella prefazione del 7° vol. degli Annali del Cerletti, come annunzio di grata novella si disse dalla redazione: “Teniamo in pronto alcuni scritti del chiarissimo barone Antonio Mendola di Favara che per novità ed ardimento di studi destarono in modo particolare l’attenzione della stampa agricola estera.”. Questi scritti erano stati sotto altra forma pubblicati in Germania.

Il compianto prof. Ottavio Ottavi, fondatore del Vinicolo italiano di Casale, nel 1878 dedicò il suo libro Monografia sui vini di lusso e sugli aceti con queste parole: “All’insigne ampelografo barone Antonio Mendola di Favara nell’Agrigentino, in segno di riconoscenza, l’autore”. Il Mendola mantenne lunga amicizia e carteggio con l’Ottavi, e viene citato da lui ad ogni piè sospinto non solo in detta monografia, ma oziando nel suo Trattato di viticoltura ed enologia.

Il dr. Carlo Giulietti, membro allora e poi presidente della Commissione ampelografia di Pavia, nel suo Dizionario ampelografico, alla voce Mendola barone Antonio, stampò quanto segue: “Ampelografo, scrittore e coltivatore dei più distinti. Dai suoi scritti appare che ebbe a maestro il conte Gallesio”; (si osserva però che ciò è un errore, poiché il Mendola non conobbe personalmente il Gallesio ma ne studiò solamente le opere, e segnatamente la sua gran Pomona).

Nel 1868 pubblicò in appendice al Coltivatore di Casale, il catalogo più esteso che si conosca fino a tal tempo dei vitigni italiani ed esteri da lui in gran parte coltivati.

Negli Annali di viticoltura del Cerletti, pubblicò i prolegomeni di una grandiosissima opera di ampelenologia. Sono da farsi voti che a detto scrittore arridano le sorti, in modo che la possa condurre a termine e pubblicarla per intero.

Lo stesso Giulietti in detto suo dizionario, alla voce conte di Rovasenda, soggiunge a pag. 187: “Per instancabile ed acutissimo spirito di osservazione e ricerche in Italia, è solo emulato dal barone Mendola siciliano; modesto, è ritenuto come sommo ampelografo, più conosciuto ed apprezzato all’estero che in Italia.” .

Quasi tutto ciò non bastasse il barone Mendola non ha lasciato da parte lo studio importantissimo della cerealicoltura a base di conci chimici che da molti anni va adoperando, modificando i metodi e le dosi e diffondendolo con l’esempio e con gli scritti.

Nel 1902 e 1903 ha pubblicato nel Coltivatore di Casale, diretto dall’onorevole Edoardo Ottavi, lunghe note di cerealicoltura a base di conci chimici nelle regioni meridionali. Egli ha innalzato a un gran livello la produzione dei cereali nella sua azienda. Sarebbe lungo enumerare le nomine onorarie di membro di molti comizi agrari, di molti sodalizi e società in Italia.

In Catania nel 1889, ad iniziativa del signor Czeppel, addetto alla R. Scuola enologica di Catania, fu aperto un piccolo Circolo enofilo che fu intitolato al barone Mendola.

Nel VII congresso internazionale di agricoltura, che ebbe luogo in Roma dal 19 al 23 aprile 1903, il barone Mendola fu compreso tra i vicepresidenti della X Sezione viticoltura ed enologia, sebbene per la sua grave età di settantasei anni e per la podagra non poté pigliarvi parte.

Il barone Mendola ha avuto diverse onorificenze cavalleresche, senza mai sollecitarle, sino a Grande Ufficiale della Corona d’Italia. Egli non se ne è mai valso o fregiato.

Fu inoltre sempre consigliere provinciale fin dall’inizio delle nostre nuove istituzioni politiche; fu per venticinque anni deputato provinciale, nell’avvicendarsi di diversi partiti, ciò che in qualche modo testimoniava la sua onestà morale e intellettuale.

Negli ultimi quattro anni della sua vita non intervenne più nel Consiglio provinciale, ora per l’età e le malattie e i grandi lutti di famiglia, avendo nell’anno 1903 perduto l’unico fratello, l’unico genero, marito dell’unica sua figlia e vari nipoti. Addolorato si è ritirato da ogni pubblica ingerenza del Consiglio comunale e provinciale, vivendo solitario, anzi da anacoreta, nella sua villa suburbana detta Piana, in compagnia dei suoi libri e dei suoi fedeli cagnolini.

Il barone Mendola da uomo civile e da cristiano ha fatto ogni opera per venire in aiuto delle classi lavoratrici povere, principalmente dei contadini e per diffondere la pubblica istruzione.

Egli a sue spese sui propri terreni suburbani e di valore, sopra una collina deliziosa, in faccia al mare del mezzogiorno e in prospetto al paese, distante appena trecento metri, ha eretto un grande orfanotrofio femminile con giardini dentro e all’intorno, con grandi sale aerate ed arredate, dove all’’inizio del 1900 stavano asilate quarantacinque orfanelle povere. In mezzo vi è una chiesetta, all’altro lato un grande asilo per gli inabili al lavoro, ma mai aperto al pubblico esercizio durante la sua vita. Sul frontone di questi edifici sta fatto apporre, a lettere cubitali il comando del Nazareno: Il soverchio datelo ai poveri.

Il barone Mendola ha accresciuto a sue spese le fabbriche dell’ospedale civico di Favara

Dopo aver pensato ai poveri di mezzi, ha dovuto pensare ai poveri dell’intelletto. Nella medesima collina ha eretto una palazzina dedicata alla scienza, come sussidio alla popolare istruzione, che portava il titolo Popularis Sapientiae loculus.

Vi era un po di tutto in modo popolarissimo, un vero luogo di popolare sapienza:Libro: La famiglia Mendola una biblioteca che per raccoglieva circa quattordicimila volumi, ordinati e catalogati coi migliori sistemi di bibliotecnia moderna a schede e con indici alfabetici per nomi d’autori, per titoli di opere, e per materia.

Vi era una legatoria con strumenti moderni a servizio della biblioteca e un erbario botanico; una collezione di stampe, di oleografie, di disegni, di corsi di disegni di figura ed ornamentali; una collezione di musica, in partiture d’orchestra, banda e pianoforte, ed un reparto di cataloghi di ogni sorta, antichi e moderni: scientifici, bibliografici, tipografici, industriali, etc. C’era anche un gabinetto fotografico, un gabinetto microscopico al completo, anche un microscopio a mille diametri, più che sufficiente per bisogni dell’igiene, della medicina, dell’agricoltura, dell’ispezione delle materie alimentari, etc. Vi era un piccolo osservatorio meteorologico, un gabinetto d’imbalsamazione affidato ad un valente imbalsamatore. C’era un museo in grandi saloni di storia naturale; la serie degli uccelli di stazione e d’immigrazione o passaggio in Sicilia e quella dei quadrupedi. C’era il germe dei musei di geologia, di mineralogia, di numismatica, di archeologia, di etnologia, un poco di tutto.

Queste opere ed il loro arredamento costarono al barone Mendola circa mezzo milione oltre al mantenimento giornaliero. Con esse voleva dare sollievo alle classi agricole e povere, tanto materialmente che moralmente ed intellettualmente.

Ha tentato due volte di fondare un grande asilo infantile, ma disgraziatamente non è riuscito nell’intento.

Mentre il barone Mendola, vecchio soldato combatteva per la rigenerazione delle nostre campagne ed impiegava tutte le sue forze intellettive a vantaggio dell’agricoltura, che cosa facevano tanti altri latifondisti?: se ne stavano in panciolle, oziando nelle grandi città.

L'illustre barone Antonio Mendola è morto alle prime ore dell'alba del 18 febbraio 1908.

 

 

 

 

Annullo filatelico barone Mendola

ANNULLO FILATELICO Promosso dal Comune di Favara per il 100° Anniversario morte del barone Antonio Mendola ampelografo

Numero:  116  -  Data: 18/2/2008  -  Località: Favara  -  Filiale: Agrigento

 

Scopertura della lapide per il centenario della morte del barone Mendola

8 febbraio 2008 - Scopertura della nuova epigrafe, nella chiesa del Boccone del povero, dove riposa la salma del barone Antonio Mendola.

 

 

 

 

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