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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Marrone Calogero

(impiegato)

 

 

Calogero Marrone 1889-1945Marrone Calogero è nato a Favara l'8 maggio 1889 da Salvatore e Filippa Paci. Il 21 dicembre 1911 è stato iniziato, col grado di apprendista, nella loggia massonica Giuseppe Petroni di Favara dove, il 24 novembre 1921 è stato elevato a compagno d'arte e maestro.

Nel 1919 ha sposato la parente Giuseppa Marrone di Domenico e Brigida Pirrera, da cui sono nati Filippina nel 1921, Salvatore nel 1923, Brigida nel 1925 e Domenico nel 1928.

Dopo essere stato impiegato al Comune di Favara, Marrone vinse un concorso nel Comune di Varese, dove si trasferì con la famiglia nel 1931.

La carriera a Varese è stata rapida: applicato di prima classe nel '31 all'ufficio elettorale, certificati e passaporti di Varese; dal '34 dirigente l'ufficio anagrafe; dal '37 capo dello stesso reparto con dodici impiegati. "Ottimo funzionario - si leggeva nel rapporto municipale del 9 febbraio 1942 - sia per doti intellettuali che per attività pratica, qualità direttive ed organizzative". Un funzionario esemplare, punto di riferimento per migliaia di cittadini, dall'8 settembre 1943 pedina fondamentale dell'antifascismo varesino che fra ostacoli di ogni genere, diversità di vedute, scarsità di determinazione e di mezzi, aveva cominciato ad abbozzare una strategia organizzativa.

Varese, città di frontiera, subito dopo l'armistizio e le prime stragi naziste sul lago Maggiore, era stata presa d'assalto da migliaia di fuggiaschi, soprattutto ebrei, giunti da ogni parte d'Italia ma anche da giovani di leva che avevano guardato alla vicina Svizzera come alla terra promessa.

Calogero Marrone, profondamente convinto del dovere di ogni italiano di combattere i nazifascisti con ogni mezzo ed in ogni circostanza, aveva trasformato il suo piccolo ufficio in una specie di campo di battaglia. Al posto della penna e il calamaio, i timbri, le cartelle anagrafiche.

Il 31 dicembre del '43, dopo oltre tre mesi e mezzo dall'inizio della sua attività benemerita, il lavoro di Marrone s'interruppe per una delazione, partita quasi certamente dal municipio, forse addirittura dal suo ufficio. Si disse, nell'immediatezza del fatto, che il responsabile potesse essere stato un impiegato dell'anagrafe. Voci sfumate, mai riscontrate. Accusato di fornire carte d'identità falsificate ad ebrei e antifascisti che avevano potuto così sfuggire alla ferocia nazifascista. Una lunga, penosa detenzione in tre carceri, poi l'orrore del campo di sterminio.

La tragedia è maturata il 4 gennaio1944 quando, nel tardo pomeriggio, nell'appartamento di Calogero Marrone si è precipitato don Luigi Locatelli, canonico della basilica di san Vittore, in stretto contatto con il comitato di Liberazione Nazionale, per informarlo che i tedeschi erano alle porte e che l'arresto sarebbe stato imminente. Bisognava fuggire senza perdere tempo.

Calogero Marrone all'imbrunire del 7 gennaio1944 venne arrestato da due ufficiali delle SS, sulla base di un ordine del comando germanico di Varese che non lasciava dubbi: collaborazionismo con la Resistenza, favoreggiamento nella fuga degli ebrei, violazione dei doveri d'ufficio, intelligenza con i CLN. Accuse da fucilazione.

Da quel 7 gennaio 1944 Calogero Marrone, "Giusto tra i giusti", come appare scolpito nel marmo bianco di una targa posta davanti all'ufficio anagrafe di Varese, il 1 ottobre 1994, dalla comunità ebraica per l'impegno personale dell'avvocato Giorgio Cavalieri, dall'ANPI e del Comune di Varese, passò sotto il solo controllo della giurisdizione tedesca, malgrado fosse stato recluso in una cella del carcere giudiziario dei Miogni, prigioniero dei nazisti sino alla morte avvenuta nella metà di febbraio 1945 nel campo di Dachau.

 

Testo in parte tratto da "Vivere Varese", di Franco Giannantoni, luglio 2000.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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