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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Internicola Michele di Pietro

(viaggiatore)

 

 

Della nascita di questo personaggio nulla conosciamo. Sappiamo con certezza che era figlio di Pietro e, con molta probabilità, Anna Ciulla. Non si esclude la nascita da una unione illegittima.

Come ci rivela il barone Antonio Mendola nei suoi diari intimi, per necessità di avverso fato, perché stretto dalla miseria, Pietro dovette affidare ad altra famiglia il proprio figliolo Michelino.

Michelino Internicola alla fine del 1800 era sottotimoniere nella real nave Governado in Venezia, con la quale solcava i mari di tutto il mondo. Dai vari paesi dove si fermava mandava oggetti al barone Mendola per il suo museo e questo gli forniva il denaro bisognevole.

Nel 1899 ottenne la promozione a secondo capo timoniere. I primi di agosto 1899 partì per il Benadir (Somalia). Nel mese di settembre era ad Aden, in Arabia.

"Povero Michelino! - scriveva il barone - Ha un bel cuore, sente nostalgia; giovanissimo, abbandonato dal padre naturale Pietrino Internicola, vive in mare, lontano dai suoi patrii lidi, vive infelice e sente tutto il peso della propria infelicità. ... Considero i suoi patimenti d’esilio, tra gente barbara, le inclemenze del mare e del clima e, quel che è più, il deserto dell’anima sua, l’aridità del suo povero cuore, privo degli amici, dei paesani e degli intimi affetti di famiglia".

Parte del materiale del museo del barone Mendola (oggi di proprietà del Comune di Favara) è stato mandato da Michele Internicola dalle varie parti del mondo. Nel 1901, da Venezia, gli ha mandato delle belle conchiglie provenienti dal mar Rosso e cose procacciate in Africa come le ganasce di un pescecane e un arco completo con cinque frecce, di cui solo una munita di ferro, le altre senza lancia. C’erano anche armi, lance, pugnali, ornamenti di donne selvagge, collane e goliere di ossa ed altro, orecchini, anelli, braccialetti, uno scudo, scarpe e foglie secche.

Quelle rare volte che Michele Internicola tornava a Favara non perdeva occasione di andare a trovare il suo stimato barone. L'affetto che il barone nutriva per Michelino era tale che un bel momento cominciò a carezzare l'idea di dargli in sposa una sua protetta: Peppina Menotti, una trovatella (o, cosa molto probabile, una sua figlia illegittima). Detta idea però fallì, perché Peppina, allora rinchiusa nel collegio nell’istituto femminile Principe delle figlie della Carità in Aragona, in una conversazione privata col barone manifestò la propria volontà di voler abbracciare la fede.

Dalle lettere che Michelino inviava al barone dalle varie parti del mondo: da Trinidad alle Antille, da Buenos Aires all’America del sud, dalla Cina al Giappone, esprimeva una sofferenza interiore e una palese noia. Il barone cercava di rincuorarlo; gli diceva di pensare al rimpatrio e che in mezzo ai patimenti e alla solitudine in fondo vedeva un mondo nuovo, anzi tutto il mondo.

Nel 1904 Michelino  inviava al barone una cassetta dal Giappone con due piccoli vasi in porcellana, egregiamente miniati con figure di drago. Gli raccontava dei suoi viaggi di circumnavigazione, uscendo dallo stretto di Gibilterra fino a New York e poi per il golfo del Messico fino alle Antille. Costeggiando l’America Meridionale, passava per lo stretto di Magellano, in Patagonia, inoltrandosi nel Pacifico, nel paradiso delle isolette oceaniche della Polinesia e Micronesia, fino al Giappone; da lì, per il mar Giallo, in Cina e in Corea. Poi dall’Indostan alla Sumatra, da Ceylon alle coste dell’Australia, per il mar Rosso e per il canale di Suez, fino al rientro per il mediterraneo. Aveva sempre cose nuove da raccontare su cose, piante, animali, paesi, costumi, razze e uomini diversi.

Un giorno ha portato al barone una scatola con ruderi, frammenti, cocci di stoviglie e lapilli vomitati dal vulcano La Pilée, che in un momento cadaverizzò la bella cittadina di S. Pierre nella Martinica. Gli ha dato anche un quaderno sulle reminiscenze di alcuni dei suoi viaggi fino al Giappone e alla Cina e una relazione scritta nel maggio 1902 sull’isola della Martinica, dopo il terribile disastro del vulcano La Pilée.

Durante un periodo di permanenza a Favara, Michelino aveva espresso il desiderio di porre fine ai suoi viaggi e stabilirsi definitivamente nel suo paese natio con un lavoro dignitoso. Per la verità Michelino nutriva speranze di un lauto aiuto economico o un lavoro da parte del barone. Il barone aveva promesso qualche aiuto, ma non gli aveva mai promesso doni di migliaia di lire. Col tempo sfumava questa speranza e Michelino cominciava a guardare il barone come un mancatore.  In prossimità di un nuovo viaggio di circumnavigazione il barone augurava buone cose a Michelino, parlandogli del lato bello di questi viaggi. Michelino mostrava indignazione.

Per un anno non si sono più scritti e visti con Michelino. Solo il 13 dicembre 1905 giunse al barone una cartolina illustrata del 30 novembre, da Juva.

Il 31 gennaio 1906 il barone rispondeva: “Carissimo amico ... non so se più ci rivedremo. Voi certo state bene nonostante l’esilio e il disagio degli oceani. Vi auguro sempre salute, forza ed ottimo avvenire. Spesso ho pensato e penso a voi ed altri pochi amici, che mi restano e mi conforto. Quasi tutti i miei vecchi amici coetanei sono partiti per l’eternità e non mi resta che la speranza di rivederli tra non molto in un mondo migliore. Addio mio buonissimo amico; non so se anche questo è l’ultimo addio. Io comprendo le vostre sofferenze morali e materiali, così lontano dalla patria; ma almeno vedete tutto il nostro mondo, cosa concessa a pochissimi.”

Successivamente altre lettere Michelino ha scritto da Manila; poi ha inviato un suo ritratto fotografico fatto in Cina, una relazione dalla Birmania, dove descriveva Banghok come città delle acque, dei canali, dei fiumi, come città incantata, un giardino, una ricchezza di fiori, di piante, di gemme, di ori straordinari. Descriveva la sontuosità dei templi di Budda, dei palazzi del re, dei suoi elefanti bianchi e dei tram elettrici.

Altra lettera ha mandato da Aden e due cartoline illustrate dalla Somalia. Ha scritto da Colombo, descrivendo la città come una delle più ricche e belle di Ceylon. Ha mandato un ragguaglio della vasta e magnifica Bombay. Gli parlava di cimiteri, di crematori e di torri, sulle quali si esponevano i cadaveri per darli in pasto agli uccelli.

In una lettera confidava al barone di essersi ufficialmente spiegato per le nozze con una signorina, ma sul bello delle speranze, cadde il sogno.

Dopo due anni di circumnavigazione sulla real nave Calabria, il 27 febbraio 1907, quando meno me se lo aspettava, il barone veniva visitato da Michelino Internicola.

Nella prima metà del mese di ottobre 1907, durante i soliti viaggi, Michelino scriveva due lettere, in cui diceva di essere passato dalla real nave Calabria, in qualità di capo timoniere nella torpediniera n. 95 e da questa a Commissario Ufficiale di seconda classe e che verso la fine del mese sarebbe passato all’amministrazione dello Stato in qualità di ufficiale di ordine di terza classe, nell’Intendenza di Finanza e così lasciare definitivamente la marina.

Dopo queste lettere nulla si è più saputo di Michelino. Il barone è spirato dopo tre mesi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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