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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Indelicato Vincenzo

(pittore adornista)

 

 

Vincenzo Indelicato è nato a Favara il 7 febbraio 1843 dall'unione del muratore Carmelo e di Maria Cibella. Nel 1875 sposò Rosaria Termini, da cui ha avuto otto figli, di cui due morti prematuramente. Ha lavorato come pittore adornista, dipingendo a Favara alcune delle volte di edifici signorili, fra cui: il Palazzo Miccichè, il palazzo di Gaspare Giudice, la villa Piana (soffitti non più esistenti) e il secondo piano del palazzo di piazza Cavour (ora Palazzo di Città) nel 1886-1887, del barone Antonio Mendola. Mentre dipingeva nel Palazzo Mendola, conobbe il pittore Giuseppe Falchetti da Caluso (TO), il quale convinse l'Indelicato ad andare con lui a Torino. In questa città non fece la fortuna tanto agognata e la famiglia, in Favara, cominciò a provare la fame.

Tornato da Torino, il pittore adornista Vincenzo Agrò, l’antico pittore di casa Mendola, indusse l'Indelicato a fare una visita al barone Antonio Mendola, che, durante il triste periodo torinese, in maniera molto riservata aveva aiutato la famiglia in difficoltà.

Vincenzo Indelicato ha fatto un piccolo schizzo della facciata della chiesa dell'orfanotrofio, compreso cinque cartoni degli intagli.

Nel 1896 il barone ha pattuito col pittore Gregorietti di Palermo la pittura della volta della biblioteca (sulla collina S. Francesco), per tramite il cognato cav. Stefano Cafisi. Baldassare Airò, impiegato di casa Mendola, sentendo ciò, si è fatto avanti e lo ha scongiurato di fare lavorare suo cugino Vincenzo Indelicato. Il barone strappò villanamente il contratto col Gregorietti e si rivolse all’Indelicato, il quale promise di venire in agosto, invece lo piantò e se ne andò in Ravanusa dal barone Sillitti.

Intorno al 1895-1896, col figlio maggiore Carmelo, si è recato a Buenos Aires dove incontrò la primavera sul Rio della Plata e dove ci passò l’estate. Dopo due estati consecutive, una in Europa ed una in America, fece ritorno, ma, benché valente artista, tornò povero, nudo e affamato.

Dopo avere lucrato poche migliaia di lire, è ripartito per Firenze per le sue solite eccentricità o manie di cambiare paese; poi è andato a Tunisi, avendogli il Comune o gli artisti, o altri, apprestato il viaggio. Fece ritorno a Firenze, ma, ridottosi al verde, tramite l'ingegnere minerario governativo di quella città, si rivolse al barone Mendola, il quale gli ha inviato 500 lire, ma questa volta, con le garanzie del caso, col regolare la questione dopo la sua venuta in Favara, combinando alcuni lavori.

Saputo del ritorno dell'Indelicato a Favara all'inizio di ottobre 1897, il barone ha fatto apprestare un lauto pranzo con pasta al ragù di vaccina e costolette di castrato alla milanese.

Si chiedeva il barone Mendola: "Come può un pittore ornatista vivere e mantenere la famiglia numerosa di otto persone con lavoro ad intermittenza, in paesi dove si spende poco nelle decorazioni degli appartamenti? Sono problemi molto gravi, rattristanti ed affliggenti. Indelicato avrebbe dovuto utilizzare col lavoro tutto il suo tempo, dipingendo quadretti, piatti, tamburelli, specchi, per venderli man mano".

Per estinguere il debito delle 500 lire il barone ha incaricato il pittore Indelicato di effettuare alcuni lavori. Fra questi la pittura della volta del piccolo museo, annesso alla biblioteca sulla collina S. Francesco (l'edificio oggi è utilizzato a scuola materna e non vi è più treccia dei dipinti perché i solai sono stati ricostruiti). Il barone ha pregato l'Indelicato di fare un lavoro che contasse, tutto compreso, lire 200. Delle dette 200 lire ne avrebbe pagato 100 e le altre 100 da detrarre dalle lire 500 di debito. Il 6 ottobre Indelicato ha fatto erigere il ponte per dipingere la volta del museo; il 12 ottobre ha mostrato al barone lo schizzo. Il barone ha detto che c'era troppa roba, che sorpassava le 200 lire e che da un padre di sei figli non esigeva tutto questo e, se cose avesse voluto fare in più, sarebbe stato meglio riservarle per la volta della biblioteca. Indelicato ha risposto: “Mi lasci fare!”

Il 17 novembre Indelicato ha finito di dipingere la volta che, a parere del barone, è riuscita splendida. Il 7 dicembre si è dato mano alle pitture degli scaffali del museo in ebano, alternato di parti lucide e opache, con qualche tocco d’oro e di bronzo. Ha dipinto e ridipinto molte volte le portiere come nel suo antico costume di continui tentativi e pentimenti.

Indelicato ha iniziato la pittura della volta del museo l’8 ottobre ed ha terminato il 17 novembre, impiegando 40 giorni. La stanza, compresi i complimenti, è stata pagata 250 lire invece di lire 200.

La Pittura degli scaffali fu iniziata il 19 novembre e terminata, inclusa la verniciatura e doratura, il 6 dicembre; in totale 15 giorni lavorativi, per un costo di lire 5 al giorno e 2 lire al figlio, per un totale di 105 lire.

Il 9 dicembre si è cucita la tela iuta per inchiodarla al soffitto della biblioteca, in modo tale da apparecchiarla e ingessarla con colla. Vincenzo Indelicato, nel frattempo ha schizzato il quadrone e l’ornato, per fare i cartoni e gli spolveri. Come fece per il museo, il barone ha dato facoltà al pittore Indelicato di dipingere la volta della biblioteca per lire 300, da pagarne 150 lire e le altre 150 sul debito della cambiale di lire 500. Il questo disegno il barone ha previsto di fare un quadrone rappresentante la scienza in figura di donna con la fiaccola di tutte le scienze: le lettere, le arti ed industrie umane, ornati a piacere.

Tra la fine del 1898 e gli inizi del 1899 Vincenzo Indelicato ha disegnato il pulpito della nuova chiesa madre di Favara e, l'anno successivo, venne realizzato dal mastro falegname Antonio Amico ed il figlio Giuseppe. Dopo i lavori detto disegno è stato portato nella biblioteca del barone Mendola.

Vincenzo Indelicato, come ha scritto il barone Mendola nei suoi diari: " ... era uomo di pessimo carattere e adoperava continuamente la sua linguaccia infernale; era superbo, ambizioso, si procacciava la propria rovina per troppo agognare; era senza cuore, ateo e senza fede, ingrato, bestemmiatore e sempre col veleno dell’invidia e della scontentezza del proprio stato. Carico di numerosa famiglia, sfiduciato di Dio e di tutti, tirava la vita disperata ed in strettezze; malediceva tutto e restava maledetto e distrutto lui stesso".

Vincenzo Indelicato si è ridotto poverissimo, afflitto, abbattuto, macilento nel corpo e nell’anima anche per un male inguaribile che da tempo erodeva la povera moglie. Si è ridotto da adornista a tingitore e nella casa Fanara ha tinto gli usci e i balconi ed ogni altra imposta.

Il 23 marzo 1905 è morta la moglie Rosaria Termini. Successivamenti è partito per Napoli, per stare con le due figlie femmine divenute suore o figlie della Carità.

Dei figli di Vincenzo Indelicato, a Favara è rimasto solo Carmelo che ha sposato Maria Pirrera.

Per Natale 1906 Vincenzo Indelicato è andato in casa del barone Mendola; era disperato, al verde di lavoro! Si era sbarazzato di buona parte dei figli ed oramai si trovava solo in casa con due fanciulli, bisognosi di servizio come lui e, forse, più di lui. La necessità del denaro lo turbava, lo rendeva infelice e lo riduceva alla disperazione. Voleva vendere al barone un’opera tedesca, di ornamenti pittoreschi, cosa a lui carissima: segno che era arrivato all’apice della miseria. Gli ha detto che aveva già venduto tutto, mobili, arredi, biancheria. L’opera l'avrebbe ceduta a qualsiasi prezzo. Il barone rispose che non era l’uomo di profittare della ristrettezza altrui per pagare l’opera a stile usuraio, che l’opera era inutile per lui e che la biblioteca, non è stata accettata dal Comune, che libri ne possedeva di troppo e di nuovi non sapeva che farsene. La vera ragione era che non voleva affatto avere da fare con lui perché da sempre era stato cagione di dispiaceri e amarezze per il barone.

Nell'ultimo periodo della sua vita Vincenzo Indelicato si è trasferito a Genova, in casa del figlio Lidio ed il 9 luglio 1924 si è spento nell'ospedale S. Martino di detta città.

 

 

 

 

 

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