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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Il barone Antonio Mendola e la chiarificazione del vino

di Massimo Centineo

 

Il barone Antonio Mendola, tramite le sue varie benemerenze, ci ha fatto capire che nell'erudizione conoscitiva bisogna accorparci sempre la praticità atta a far migliorare ciò che si è profondamente conosciuto in mentis ma mai attuato in manovalanza. Da questo profondo valore di “coscienza imparziale”, alla ricerca continua della miglioria, il barone Mendola ebbe infinita gratitudine, fra cui quella dell'illustre chimico ed enologo Antonio Carpenè.

Grazie alla genuina e limpida spiegazione, tramite lo scritto sulla Chiarificazione del vino e sul filtro olandese Carpenè”, si è contribuito a generalizzare e divulgare l'uso d'un così eccellente trovato, qual'è la filtrazione.

È praticamente esprigionante, com'ello poté riuscire ad amalgamare cultura e sacralità. Si ricordano alcune frasi di codesto scritterello: “Con tale metodo non pretendo dire che un vino, cattivo in sé medesimo, venuto fuori da cattivi elementi od in condizioni sfavorevoli, possa, colla chiarificazione sola, tornare ad essere buono. Il miracolo di trasformare l'acqua in vino lo fece Cristo, diciotto secoli addietro, alle nozze di Canaan, senza comunicar ad altri la potenza di replicarlo”.*

La “festa dell'uva”.....bisognerebbe riscoprirla. Sarebbe sicuramente un punto cardine per creare un “nuovo sviluppo turistico” a Favara. Fino ad almeno gli inizi degli anni '70, era uno dei momenti più significativi in cui si evidenziava il ruolo economico e sociale che la viticoltura rappresentava nella nostra città. Basta ricordare che, in codesto periodo storico, su 8mila ettari di territorio comunale, ben 1.500 ettari (cioè buona parte dell'intero territorio coltivabile) erano impiantati a vite prevalentemente da vino. Se si darebbe una giusta importanza a questa nostra risorsa “abbandonata”, né gioirebbe il nostro Barone, ma ancor di più la nostra collettività.

Perché, in una Favara, ove lo studio sacrale del “frutto di vite” avvenne col profondo sacrificio d'innesto, portato da un agamico ruolo meritorio e incessante, di un Barone che adesso ha diritto d'esser rimunerato, tramite noi, a veder i frutti di quel sacrificio non morto invano....è assurdo però che tutto ciò fa parte di un futuro immaginario vergognoso di se stesso, in quanto non necessario d'esistere se ci sarebbe un appropriato, opportuno, legittimo presente tempo attuale, il quale tutt'oggi dorme in un anacoretismo senza nessuna dedizione.

 

* Tratto da “La chiarificazione del vino ed il filtro olandese Carpenè” del barone Antonio Mendola. Scritto in Favara di Sicilia, il Maggio 1881. Pubblicato nel 1885. a Milano, nella Tip. Degli Operai (Soc. Cooperativa), per conto dell'Agenzia Enologica Italiana.

 

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