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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Cafisi Stefano

(possidente, arrendatario)

 

 

Stefano Cafisi 1773-1833Cafisi Stefano fu senza dubbio il componente più importante dell’unico ceppo dei Cafisi (estinto ormai da oltre 30 anni), per avere determinato l'arricchimento della sua e delle successive generazioni.

stefano Cafisi nacque a Favara il 20 dicembre 1773 dal medico Salvatore e donna Isabella Franco.

all’inizio dell’800 fu segreto dello Stato di Favara, amministratore delle zolfare di pertinenza del duca di Terranova e marchese dello Stato di Favara d. Diego Pignatelli, commissario generale degli Stati di detto duca.

Sposatosi il 16 agosto 1817 con Giuseppa Lombardo di Calogero e Giuseppa Giudice, lui quarantaquattrenne, lei quindicenne, abitarono nello stesso palazzo in cui dimorò il nonno notar Grazio.

Divenne procuratore dei beni ricadenti nel territorio comunale in potere del marchese di Favara Giuseppe Pignatelli Aragona, duca di Terranova, in conformità alla procura data in Palermo nel 1825, con la quale ebbe facoltà di poter autorizzare atti recognitori e sciogliere dalla solida obbligazione le persone, intervenendo come gabelloto dello Stato di Favara.

Dopo quattro anni dalla procura arrivò la svolta decisiva per la vita sociale ed economica di Stefano.

A partire dal 1812, anno delle regie confische, i feudi inalienabili che prima erano assegnati ai signori blasonati divennero alienabili e in tale occasione Stefano venne nominato amministratore delle regie confische come pro-segreto dell'amministrazione della vendita pubblica. Fu così che il 16 aprile 1829 il duca di Terranova vendette a Stefano tutti i censi dello stato di Favara compreso alcuni immobili come il castello chiaramontano con l'annesso ed attivo carcere civile, criminale e delle donne.

Il Cafisi fu così l'ultimo arrendatario dello Stato di Favara. Nonostante la misura delle proprie ricchezze, di gran lunga superiore a quella di altre famiglie nobili e che secondo una stima approssimata ammontava a 128.000 onze (n un periodo in cui il bilancio medio annuale del Comune di Favara era di circa 3000 onze), non ottenne però alcun titolo nobiliare. Si fregiò, comunque, del modesto appellativo di barone, che riportò in quasi tutti gli atti pubblici e nelle scritture private.

Giunto alle soglie dei 60 anni a Stefano cominciarono a venir meno le forze fisiche e fu così che nel giorno di martedì 7 maggio 1833 alle ore 18, in presenza del notaio e diversi testimoni, infermo di corpo, ma sano di mente, incapace di vergar la penna per il tremore che la malattia gli aveva prodotto, coricato nella camera dell'arcova del suo palazzo, il cui balcone tutt'ora si affaccia sulla piazza Cavour, dettò il suo lungo testamento, esprimendo la propria volontà sulla tumulazione del proprio corpo nella gentilizia di famiglia all'interno della preesistente madrice di Favara

Stefano Cafisi è morto il 9 maggio 1833. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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