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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

PERSONAGGI VARI

di Carmelo Antinoro

      

Bruccoleri Giuseppe

(avvocato, giornalista)

 

 

Avv. Giuseppe BruccoleriBruccoleri Giuseppe (15 12 1871 - 10 1 1946) primogenito di quattro figli di Domenico e Giovanna Piazza e discendente dai coniugi Matteo Brucculeri nato intorno al 1682 e Francesca nata intorno al 1694, presenti a Favara all'inizio del 1700.

Appena laureatosi, per motivi professionali si trasferì in Girgenti e nel 1908 a Roma.

Di quest’uomo geniale la tradizione, ormai sbiadita e negligentemente trascurata, nulla o quasi nulla ci dice. Eppure il suo nome, in molte opere di politica e di economia, nonché di storia della Sicilia appare sovente citato, specialmente in virtù di un’opera da lui pubblicata nel 1913 e intitolata “Sicilia d’oggi”. Le analisi che egli faceva con acume e profondità di giudizi e di conoscenza sopra i più interessanti problemi dell'Isola sono state molto apprezzate e tuttora largamente condivise.

L'avv. Bruccoleri era un democratico convinto che divideva le sue attività tra le faccende professionali del foro ed il giornalismo; e fu in questo suo indirizzo che ben presto venne conosciuto come esperto di economia e di politica, di sociologia e di psicologia. Gli equilibrati e forti articoli, pubblicati sui giornali più diffusi, gli procurarono ben presto la stima d’un Luzzatti, d’un Einaudi e d’un Colajanni.

Durante la sua dimora in Girgenti assolse con spirito di vera democrazia ed alto senso di giustizia, vari incarichi, fra cui quello di membro della Congregazione di Carità e di vice pretore. Nel numero 13 del 26 ottobre 1913 di “La Verità”, quindicinale che si pubblicava a Favara, il direttore responsabile, presentando l’avvocato Bruccoleri qual candidato alle elezioni politiche di quell’anno fece una rassegna dei meriti intellettuali di questo favarese che, sebbene usciti in un momento di spinta elettoralistica, non si distaccano da una base obbiettiva costituita dalla elevata mente e dai convincimenti democratici, in conformità dei quali il Bruccoleri parlava, scriveva ed agiva. Si legge in quel giornale: “Pubblicò articoli sulla riforma elettorale, sui nostri costumi politici, sul congresso contro la delinquenza, sull’analfabetismo, con i quali rivela profondità di studi sociologici e padronanza di psicologia. Gridava contro la trascuratezza dei governi verso le scottanti questioni siciliane che richiedevano interventi improrogabili. Ognuno poi ricorda il poderoso articolo pubblicato sul “Giornale di Sicilia” e diretto a Sua Eccellenza Giolitti, a proposito dello scioglimento del Consiglio provinciale”.

Bruccoleri affrontava, con la sua imparziale critica, i metodi politici che riguardavano soprattutto la strategia di quello che Salvemini aveva definito “il ministro dalla mala vita”; i brogli elettorali del tempo e quel “patto gentilone” che il Giolitti, allo scopo di ottenere una maggioranza nelle elezioni del 1913, contrattò con Vincenzo Gentilone. Il patto ebbe come conseguenza l’annullamento del famoso “non expedit” e fu come l’arrivo alla prima tappa del risveglio politico in massa dei cattolici dopo il Risorgimento, ed insieme di una presa di posizione nella vita pubblica italiana che arriverà sino ai nostri giorni, apportando uno stato di corruzione e di generale malessere a tutti noto forse non mai sofferto dall’Italia lungo tutta la storia.

Nessun liberale conservatore fu talmente illuminato da comprendere che i tempi erano mutati, che forze nuove premevano per conquistare un posto dignitoso nella vita associata, e queste nuove forze erano quelle di proletariato, sostenute e guidate dai socialisti e verso le quali il Giolitti aveva detto: Nessuno si può illudere di potere impedire che le classi popolari acquistino la loro parte d’influenza economica e di influenza politica”.

Quando nel 1905 entrò in crisi l’industria zolfifera l’avvocato Bruccoleri pubblicò una serie di arti sulla “Tribuna”, su “L’Ora”e sul “Giornale di Sicilia” diretti a tutelare gli interessi della Sicilia, compromessi dalla concorrenza americana, in un primo tempo, e poi contro i grossi industriali che tentavano di avvantaggiarsene; con la sua censura riuscì a far riformare il progetto di legge.

Anche dopo il suo trasferimento a Roma la Sicilia e le sue disastrate condizioni restarono vive nella sua mente e continuò con la sua attività giornalistica a difendere i diritti dell’isola. La “Tribuna”, la “Rassegna contemporanea”, la “Rivista Popolare”, il “Giornale degli Economisti”, la “Riforma Socialè”, costituirono i campi di battaglia dove discuteva e criticava le questioni politiche ed economiche del tempo. Si accostava con rara competenza sia ai problemi zolfiferi ed il  commercio dello zolfo con l’estero sia all’aumento del prezzo del minerale cui seguiva un aumento del salario dei lavoratori delle miniere sia, infine, ai temi dell’agricoltura della Sicilia e fra questi quelli agrumari. Quando la Russia parve chiudere le porte ai nostri agrumi, l’avv. Bruccoheri sul “Giornale di Sicilia” fece uno studio completo del problema; lo esaminò sotto tutti gli aspetti e ne additò i rimedi che vennero riconosciuti esatti e accolti, riuscirono a porre riparo alla grave crisi che stava per sorgere.

Ecco il giudizio che Napoleone Colajanni diede del libro “Sicilia d’oggi” del Bruccoleri: “Il libro del Bruccoleri dopo tante pubblicazioni sulla Sicilia riesce soprattutto utile come sintesi e critica delle pubblicazioni precedenti, per lo spirito pratico cui è improntato, per la conoscenza precisa delle varie quistioni economiche dell’isola; specialmente di quella zolfifera ed agrumaria, e delle cooperazioni trattate sistematicamente e con vera competenza e imparzialità, per la intenzione tradotta in atto di tenersi lontano dalla retorica intesa soltanto a lusingare le masse ed a procurare popolarità. E di questo sano e lodevole proposito ne avrà prova chi leggerà ad esempio i capitoli consacrati al latifondo, alla cooperazione, ed alle affittanze collettive; nelle quali l’autore, di sentimenti democratici, facilmente avrebbe potuto lasciarsi trascinare, se non possedesse la preziosa facoltà di inibizione, a condannare o ad esaltare con offesa alla realtà ed alla verità e sono davvero interessanti le pagine nelle quali vengono sistematicamente esposti i rapporti e le ripercussioni della cattiva divisione della proprietà fondiaria sulla vita politica ed amministrativa dell’isola”.

Siamo convinti di non esagerare se riteniamo che l’elettorato favarese perdette una felicissima occasione per non aver mandato al parlamento questo battagliero e grande intellettuale, della cui opera si sarebbero giovate non solo Favara e la provincia di Girgenti, ma anche l’intera Sicilia, poiché la sua competenza la sua sincerità, soprattutto, nel servire la causa della giustizia e dell’equità, erano doti connaturate con sua la persona morale.

Il Bruccoleri, forse per effetto di concorso, ricoprì il ruolo di primo segretario della Società delle Nazioni con sede a Ginevra.

La residenza di famiglia dell'avv. Giuseppe Bruccoleri fu il palazzo situato all'angolo fra la piazza Mazzini e la via Margherita, utilizzato dopo la vendita al Comune, dapprima come Municipio, poi come scuola, successivamente come pretura ed infine come ufficio tecnico comunale.

 

Testo tratto da: Salvatore Bosco, Il Proletariato a Favara - lotte, scioperi ed altre manifestazioni dal 1890 al 1960, Ediz. Sicilia Punto L, Ragusa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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