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Libro: FAVARA epidemie, ospedali, cimiteri, sepolture, ...

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Libro: Giustizia e verità nella vita del barone Antonio Mendola - dai suoi diari intimi  Libro: Giustizia e verità nella vita del barone Antonio Mendola - dai suoi diari intimi

(formato 21x29,7 cm, pagg. 536, 140 illustrazioni)

 

INDICE

pag.   VII   Prefazione

 

  “      IX    Introduzione

 

NOTIZIE STORICHE SUL BARONE ANTONIO MENDOLA

E SULLA SUA FAMIGLIA

 

pag.   XVII       La progenie del barone Antonio Mendola di Favara

  “      XXI        I Mendola: da borgesi a baroni

  “      XXII       Ricchezze e blasone in casa Mendola

  “      XXIII      Albero genealogico della famiglia Mendola dal XVII al XX sec.

  “      XXV       Albero genealogico della famiglia Cafisi dal XVIII al XX sec.

  “      XXVII    Albero genealogico della famiglia Licata dal XVII al XX sec.

  “      XXIX      Il barone Antonio Mendola

  “      XXXIV   Antonio Mendola non è più

 

CAP. I

 

RIMEMBRANZE, SOLITUDINE E MELANCONIA

 

                 Rimembranze

pag.     3    Antichi ricordi

  “        5    Viaggio a Tunisi

  “        6    Ricordi del 12 gennaio 1848

  “        6    I bagni di Sciacca

  “        7    Mio padre e la musica

  “        7    La culla dei miei figli

 

                 Ricordi di mio figlio Peppino

pag.     8    Con la morte di mio figlio Peppino ho perduto tutto

  “        8    Trasferimento di Peppino a Roma

  “      11    Trasferimento di Peppino a Berna e l’incontro con Melegari

  “      13    Il ritratto di mio figlio Peppino

 

                 Mia moglie Rosalia Cafisi e mia figlia Angelina

pag.   15    Con mia moglie è stato un inferno

  “      16    Mia figlia Angelina e mio genero Biagio Lombardo

  “      17    Malattia di mio genero

  “      18    Morte di mio genero e suo testamento

  “      20    Il dolore di mia figlia Angelina e la speranza di farla venire in Favara

  “      23    La cappella gentilizia di mia moglie al cimitero di Favara

 

                 Mio fratello, mia sorella e le mie nipotine

pag.   25    Melanconia e presagi

  “      25    Superbia e vanità di mio fratello e mia sorella

  “      28    Pranzi di famiglia

  “      28    Malattia di mio fratello

  “      31    Morte di mio fratello

  “      34    L’ananasso

  “      34    Richiesta di un prestito a mia sorella Girolama

  “      35    Il broncio di mia sorella Girolama

  “      37    Richiesta di matrimonio per Graziella Mendola

  “      39    Tragica morte di Checchina Scaduto

  “      41    Svampata di Alfonso e Graziella

  “      42    Stefano Miccichè segreto fidanzato di Peppinella

  “      42    Rottura del fidanzamento di Graziella

  “      45    Invito a pranzo fra silenzi e diffidenze

  “      46    Lettera di Alfonso Agrò per Graziella

  “      47    Restituzione dei regali ad Alfonso Agrò

  “      47    Partecipazione di nozze di Alfonso Agrò

  “      48    Nuova richiesta di matrimonio per Graziella Mendola

  “      49    Svampata di Graziella e Gabriele Fanara

  “      49    Richiesta di casa di mia nipote Graziella

  “      51    Nozze di Graziella Mendola e Gabriele Fanara

  “      53    Invito di Stefano Miccichè e Giuseppa Mendola a battezzare il figlio

  “      54    Ritorno di Graziella e Gabriele Fanara

  “      54    Nascite di Francesca Scaduto e Teresina Miccichè

  “      54    Battesimo di Carolina Fanara

  “      55    Battesimo di Teresina Miccichè

  “      55    Fancesco Scaduto ha venduto tutte le proprietà di Favara

 

                 I miei parenti: storielle e curiosità

 

                 I Giudice

  “      57    Tentativo di imparentamento col conte di Rovasenda

  “      57    Gasparino Giudice del barone Giuseppe

 

                  I Cafisi

  “      59    Fuga di Isabella Cafisi

  “      59    Fuga di Isabella Morreale dalla Torre del Salto di Aragona

  “      59    Fidanzamento di Giulia Cafisi di Stefano (di Francesco) con Vincenzo

 

                  I Giudice

  “      60    Il matrimonio di Adele Cafisi del marchese Stefano (di Giuseppe)

  “      61    Morte del barone Morreale di Aragona

  “      62    Morte di Francesco Cafisi

  “      63    Malattia e morte del marchese Stefano Cafisi di Giuseppe

  “      65    Malattia e morte del cav. Stefano Cafisi di Francesco

 

                 I Licata

  “      67    La Principessa di Baucina, Francesca Maria

  “      68    Antonio Licata principe di Baucina e Giulia Fardella baronessa di

                 Moxarta

 

                 Le mie persone di servizio

  “      71    Mastro Michele Sardillo

  “      71    Carmine Airò

  “      75    Michele Lo Meo

  “      75    Angelina Indelicato

  “      76    Elena Vigna

  “      81    Carmela Cordaro

  “      83    Giovanna La Bella

  “      83    Antonia Girgenti

  “      83    Antonia Pletto

  “      84    Carmela Bennardo

 

  “      86    I miei cani

 

  “      91    Miei compleanni ed onomastici

 

  “      93    Attorno a me il deserto

  “      98    I primi pensieri al risveglio nel nuovo anno

  “      99    I miei diari

  “      99    Melanconia

  “      101  Solitudine alla Piana dei Peri

  “      106  Il nefasto mese di novembre

  “      106  Sensazioni strane

  “      107  Nel mio paese ho raccolto solo oltraggi e indifferenza

 

                 Beneficenza fra calunnie e diffamazioni

  “      110  Beneficenza e carità cristiana

  “      110  Attacchi, calunnie e lodi sulle mie opere di beneficenza

  “      115  Aiuto ai poveri e volenterosi

  “      115  L’orfanello Sciola

  “      116  L’ingrato Teodorico Marino

  “      117  La famigerata contessa Maria Antonietta Tommasini

  “      123  La scroccona Tania Orlando

  “      123  Il visionario Nicola Lo Bianco Fazio

  “      125  Il poeta dialettale Alessio Di Giovanni

  “      126  L’eccentrico suicida Ciccio Piscopo

  “      129  Calidda Vella di Cola

  “      130  Giovanni Lombardo “Basicchio” e la sua famiglia

  “      133  Richieste di frati, suore e altri

  “      134  L’arcifarabutto Nino Verso Mendola

  “      135  Insistenti richieste del capitano dei Carabinieri

  “      136  Richiesta di aiuto di Luciano Piscopo

  “      137  Lettere di scrocco

 

CAP. II

 

MIE RIFLESSIONI

 

  “      141  L’origine della vita

 

  “      146  Il suicidio

 

  “      150  La gelosia

 

  “      152  Il duello

 

  “      154  Gioco del lotto e gioco d’azzardo

 

  “      157  Femminismo, pari opportunità e divorzio

 

                  La chiesa fra massoneria e politica

  “      159  Clausura e celibato

  “      160  I preti di Favara

  “      160  Chiesa e massoneria

  “      161  Chiesa, politica e Democrazia Cristiana

  “      167  Le croci delle missioni

  “      168  Un sacerdote partorito nella casa del diavolo

  “      168  Padre Gioacchino La Lomia

  “      169  L’arciprete Antonio Giudice

  “      171  Mons. Bartolomeo Lagumina: un vescovo tutto lusso e superbia

  “      173  Le scaramucce di frate Ignazio Fleres sul convento dei frati minori di

                 Favara

  “      180  Frate Vincenzo Bongiorno: un furbacchione fatto francescano

 

                  Porcherie politiche e parlamentari

  “      181  Politica comunale favarese

  “      186  Politica provinciale

  “      189  Politica nazionale e porcherie parlamentari

  “      191  L’on. avv. Nicolò Gallo

  “      193  Candidatura di Francesco Scaduto al Parlamento

  “      196  Candidatura di Francesco Scaduto al consiglio provinciale

 

CAP. III

 

STUDI, SPERIMENTAZIONI E ONORIFICENZE

 

  “      207  Studi di ampelologia, ampelografia e viticoltura

 

                  I conci chimici

  “      215  Il latifondo

  “      215  Costituzione del Consorzio Agrario Siciliano

  “      215  Conci chimici

 

  “      219  Il cavalierato al merito del lavoro

 

CAP. IV

 

CREDENZE, USI E COSTUMI DEI FAVARESI

NELLA VITA SOCIALE, POLITICA E RELIGIOSA

 

  “      235  Usanze favaresi

 

                  Puttanesimo e tresche amorose

  “      241  Una creatura abbandonata

  “      241  Giovani meretrici

  “      241  La carcerata ingravidata

  “      242  Sposalizio di Turiddu Castronovo e Peppina Sajeva

  “      242  Antonia Gebbia: un fiore sciupato

  “      244  Tresca amorosa fra Michelina Bruccoleri e Luigi Castellana

  “      245  Storiella scandalosa tra Salvatore Guarino e Peppina Dulcetta

  “      246  Matrimonio di Assuntina Vita e Michele Internicola di Antonino

  “      248  Matrimoni di Carmela Alletti “ammazza mariti”

  “      248  Matrimonio di Peppina Maniglia con Salvatore Schifano “Pennacchio”

  “      251  Il volo di Carmelina Amico

  “      251  La servetta del sindaco ingravidata

  “      253  Tresca amorosa del frate cappuccino

  “      253  Violenze su una innocente ragazza

  “      254  Scandali di Peppina Gueli

  “      255  Vannidda Sorce Pecorazza intesa “Pillinara”

  “      255  Lo scandalo del monachello francescano

  “      256  Peppina Giglia “Marchiafava”

 

                  Matrimoni

  “      258  Matrimoni strani e d’interesse

  “      260  Matrimoni con militari

  “      261  Matrimoni con forestieri

 

                  Lutti e visiti

  “      264  Il barbaro uso dei visiti

  “      266  Pompe funebri fra povertà e ostentazioni

 

                  Le festività

  “      270  Feste, teatri e canzonettiste

  “      272  La festa di S. Giuseppe

  “      284  Il Carnevale

  “      289  La festa dell’Annunziata

  “      289  La Pasqua

  “      296  La festa della Madonna dell’Itria

  “      298  Il primo maggio

  “      299  La festa di S. Giovanni

  “      300  Il SS. Sacramento o Corpus Domini

  “      301  La festa dello Statuto

  “      301  La festa di S. Calogero

  “      303  La festa dell’Assunta e la fiera del bestiame

  “      306  La festa della Madonna bambina

  “      306  La festa nazionale

  “      307  La fiera di ottobre o del SS. Crocifisso

  “      307  Ricorrenza d’ognissanti e defunti

  “      310  La festa di S. Barbara

  “      310  La festa dell’Immacolata

  “      313  La festa di S. Lucia

  “      313  Il Natale

 

  “      321  Mafia, delitti, furti e sicurezza pubblica

 

  “      331  Problemi d’acqua

 

                  Giornali e circoli locali

  “      336  Giornali locali

  “      337  Circoli Locali

 

  “      340  Bande musicali

 

  “      344  Prime automobili in Favara

 

  “      346  Le ferrovie complementari

 

  “      350  Zolfatai e zolfare

 

  “      363  L’emigrazione

 

CAP. V

 

PERSONAGGI

 

  “      369  L’incontro con Giuseppe Garibaldi

 

  “      372  L’incontro con Jessie White

 

  “      374  La mia protetta Peppina Menotti

 

  “      382  Michelino Internicola e il mio museo

 

  “      388  Giorgio Grajo: un personaggio straordinario

 

  “      390  Tanuzza Maniglia: la mia tentazione

 

  “      407  L’intraprendente viaggiatore Michelino Sanfilippo

 

  “      411  L’ingrato pittore Vincenzo Indelicato e la sua famiglia

 

  “      420  Domenico Sajeva: un repubblicano sui generis

 

  “      438  I dolcieri Albergamo

 

CAP. VI

 

LE MIE OPERE

 

  “      445  Il loculus popularis sapientiae

 

  “      450  Il museo

 

  “      455  L’orfanotrofio e le orfanelle

 

  “      475  La torretta di guardia sulla collina S. Francesco

 

  “      476  L’asilo infantile

 

  “      482  L’ospedale civico

 

  “      485  Il nuovo quartiere Itria - S. Francesco e la via Beneficenza

                 Mendola

 

  “      488  La tenuta di Zingarello

 

 

PREFAZIONE

dott. Francesco Scaduto Mendola

 

Del barone Antonio Mendola, mio antenato, conoscevo ben poco.

Mio padre, Antonio Scaduto Mendola, me lo aveva menzionato a varie riprese, ammirandone le sue notevoli opere di beneficenza e di coscienza civica.

Mi aveva anche parlato del vasto campo di interessi scientifici del barone, soprattutto nella valorizzazione dell’agricoltura e del suo desiderio di promulgare la cultura tra i suoi concittadini, particolarmente tramite la creazione della sua ricca biblioteca che fu donata, alla sua morte, alla città di Favara.

Ebbi modo di cominciare a conoscere il barone Antonio Mendola, scoprendo alcune sue lettere tra le corrispondenze del mio nonno Francesco Scaduto. Le corrispondenze mi rivelarono il talento letterario del barone e il suo acuto spirito di osservazione degli stati d’animo ed eventi che coinvolgevano i suoi parenti e concittadini.

Fu con grande e piacevole sorpresa che appresi da Carmelo Antinoro il ritrovamento dei diari del barone Antonio Mendola presso un antiquario di Siena.

Antinoro ha svolto un lavoro ammirevole nella paziente trascrizione ed organizzazione della presentazione delle memorie del barone, scritte da quest’ultimo negli ultimi anni della sua vita.

Quest’opera di conservazione degli scritti di Antonio Mendola è un dono prezioso, non solo per me ed i miei parenti, ma anche per i concittadini del barone e coloro che sono interessati alle tradizioni, agli usi e costumi siciliani per lo più scomparsi.

I diari sono ricchi di informazioni ed osservazioni, non solo sui molteplici eventi vissuti dal barone ed i suoi familiari, ma anche da tanti personaggi favaresi suoi contemporanei.

I temi trattati sono così vari che offrono al lettore un quadro esteso della vita della società favarese tra la fine dell’ottocento ed i primi anni del novecento. Particolarmente vivide sono le descrizioni delle credenze e costumi dei favaresi nella loro vita sociale, politica e religiosa.

Ammirevoli sono pure le memorie degli incontri con i personaggi più vari, da quelli storici, quali Giuseppe Garibaldi e Jessie White Mario (da Giuseppe Mazzini soprannominata la Giovanna d’Arco della causa italiana), a quelli più umili, ma non meno interessanti.

Profonde restano le considerazioni sull’esistenza umana, frutto delle riflessioni negli ultimi anni della vita.

Un caro ricordo per me e la mia famiglia sono le ultime parole scritte dal barone Antonio Mendola, alla vigilia del suo decesso, per la nascita di mio padre:  “... nasceva Antoniuccio figlio di mio nipote Francesco Scaduto, marito di Angelina Mendola, sorella di Graziella. Io ringrazio i miei nipoti per l’onore e soprattutto l’affetto col quale vollero innestare nella loro famiglia il mio povero nome e che da questa piccola creatura possano nascere grandi cose”.

Scriveva il barone Antonio Mendola nei suoi diari il 27 marzo 1897: “Chi fa del bene o chi si studia di farlo deve trangugiare pillole di veleno. Fido in Dio. Egli protegge l’innocenza. Il tempo è il più grande amico. Il tempo dirà la verità e farà vedere da che parte viene il male”. Il ritrovamento dei suoi diari e la pubblicazione delle memorie un secolo dopo la sua morte, appaiono una coincidenza straordinaria con ciò che egli ha vissuto, ha fatto ed ha scritto. Finalmente il tempo amico ha dato ragione al barone Mendola, perché attraverso questa pubblicazione la verità  è venuta a galla.

Mi auguro che il lettore possa immedesimarsi nei ricordi ricchi e vari di questi diari che descrivono un mondo scomparso, ma ancora vibrante per le sue molteplici storie di drammi, celebrazioni, ed altri numerosi avvenimenti, sia personali che familiari e collettivi in una città siciliana, ricca di cultura, passioni e tradizioni.

 

 

INTRODUZIONE

dell'autore

 

Da anni sentivo parlare del barone Antonio Mendola: in verità sembrava parlarsene più per le dicerie sulla sua vita, dai più definita libertina, che per le sue doti di profondo studioso, universalmente riconosciute, e disinteressato benefattore nei confronti della sua città, Favara, i suoi abitanti, e non solo.

Quando, nel 1991, ho cominciato a fare le prime ricerche storiche su Favara, ho ricomposto la compagine genealogica delle maggiori famiglie favaresi, fra cui quella dei Mendola. Durante questa prima ricerca ho notato un fatto strano: cioè una piccola cappella al cimitero di Piana Traversa, con la scritta “Baronessa Rosalia Cafisi Mendola” (moglie del barone Antonio Mendola).

Non conoscevo il posto in cui il barone, morto prima della moglie Rosalia, era stato tumulato.

Ogni volta che andavo al cimitero e vedevo quella scritta, mi chiedevo: “Perché Rosalia Cafisi ha voluto una cappella per sé? Forse non viveva col marito? Se era questa la verità, perché ha aggiunto al proprio cognome quello del marito?” Per conseguenza, collegavo queste riflessioni al tanto decantato libertinaggio del barone.
Nel contempo, più volte avevo sentito dire che il barone, durante la sua vita, aveva scritto un diario, dove, immaginavo, avesse annotato le più diverse sfaccettature della sua vita, le cose più intime probabilmente anche i suoi rapporti con la sua, o le sue amanti (come maldiceva vox populi), anche della sua attività di benefattore e di uomo di cultura: chissà?

Io ero convinto che solo il ritrovamento di questo fantomatico diario (che nel mio immaginario vedevo più come un quaderno) poteva, forse, togliere questo velo che, se da un lato adombrava la figura del barone Antonio Mendola, dall’altro non gli dava ragione dell’infinita attività culturale e dell’inesauribile attivismo e generosità, quasi a livello di mecenatismo.

Le ricerche effettuate negli archivi mi hanno consentito di ricostruire alcune vicissitudini della famiglia in riferimento alla genealogia, ai possedimenti, alla nobiltà. Com’era logico pensare, nulla è stato trovato sulle questioni intime.

Mentre cercavo di mettere ordine alle mie ricerche sulla storia della famiglia Mendola e tentavo di dare corpo mettendo nero su bianco, come un fulmine a ciel sereno, ho appreso che i diari (e non il diario o il quaderno) erano stati rinvenuti a Montepulciano.

Ma cosa è successo in realtà?

Questi diari giacevano dimenticati nel palazzo Cafisi, a N-E della piazza Cavour. Nel 2001 gli eredi hanno venduto il palazzo, compreso tutto quello che si trovava nel suo interno.

Per un arcano e sconosciuto motivo, questi diari sono andati a finire presso una libreria antiquaria di Montepulciano, in provincia di Siena, per essere venduti. Casualmente il prof. Attilio Dalli Cardillo di Agrigento è venuto a conoscenza di questi diari ed ha subito informato l’Amministrazione comunale di Favara, che li ha comprati, sigillati e chiusi in un armadio blindato.

Nel 2006, grazie all’intervento dell’assessore alla cultura Angelo Sorce, l’Amministrazione comunale mi ha dato disponibilità a trascrivere questi diari, per poi pubblicare gli atti nel centenario della morte dell’illustre barone.

L’intenso lavoro di trascrizione degli 11 volumi, per un complessivo numero di quasi 6.000 pagine, è durato due anni.

Temevo, prima di visionarli, la difficile interpretazione della grafia, come detto dallo stesso barone, poco felice. Per la verità la grafia l’ho trovata abbastanza chiara ed i diari in ottimo stato di conservazione.

Dei 14 diari (uno per ogni anno), dal 1 gennaio 1895 al 17 febbraio 1908 (giorno precedente la sua morte), se ne sono trovati solo 11 (mancano gli anni 1895, 1896, 1898).

Il lavoro di trascrizione è stato una scoperta di vicende storiche, a volte intime, legate non solo al barone, ma anche a fatti e personaggi del suo tempo, alle tradizioni popolari e religiose di Favara.

I diari il barone Mendola, preferiva chiamarli “intimi”, perché in essi esponeva fatti personali, sul suo stato d’animo travagliato, anzi dilaniato da un forte dolore interiore, mai sopito, provocato dalla morte del figlio diciannovenne, unico continuatore della sua progenie e unica sua speranza.

Il barone viveva in un mondo che non gli apparteneva, a lui ostile e ingrato; per questo preferiva vivere solitario, anzi, come lui diceva, da anacoreta nella sua villa Piana, assieme ai suoi cani.

In età giovanile aveva scritto 13 diari, che poi, come egli stesso ci avverte nei suoi diari ritrovati, ha distrutto senza darcene spiegazione: probabilmente i fatti raccontati potevano essere piccanti o scomodi per la sua persona, o anche per altri. Non va sottovalutato, in questa vicenda, il periodo storico, di grande cambiamento sociale, culturale e politico, in cui è vissuto il barone.

Contrariamente a quanto mi aspettavo di trovare in questi manoscritti, i suoi rapporti con la moglie Rosalia Cafisi sono stati volutamente interrotti da lui dopo 22 anni di convivenza, perché, sin dai primi tempi del matrimonio, essa si era rivelata una donna di cattivi costumi: e non erano bastati (come lui stesso ha scritto) i ripetuti perdoni. Nonostante tutto, egli non ha mai interrotto i contatti con Rosalia, che è andata a vivere in Girgenti, nella casa del patrigno Vincenzo Mendolia, a porta di Ponte. Come da lei desiderato, il barone ha fatto costruire la cappella al cimitero di Piana Traversa.

Ogni tanto, mentre scriveva, il barone Mendola si abbandonava a discorsi profondi e complessi sulla vita, sulla morte, sul suicidio, etc. Pensava alla sua vita giovanile e, in certi momenti, gli pareva di tornare ai tempi felici e di spensieratezza; ma subito cascava nella più profonda disillusione ed era costretto ad affrontare ed a vivere tutta intera l’amarezza della sua solitudine, della vecchiaia, dei mali fisici e morali, che lo affliggevano.

Con la perdita del figlio, perdette tutto. Ha cercato la quiete dedicandosi alla beneficenza. Ha cercato la calma e il conforto nella rassegnazione in Dio e nel tempo. Il costante dolore interiore lo fece accostare alla fede cristiana e questa lo spinse ad adoperarsi per il bene del suo paese e dei poveri, attraverso elargizioni di denaro, offerte di lavoro, l’apertura di istituti e strutture caritatevoli e di soccorso per i meno abbienti, orfanelle e diseredati.

Purtroppo in queste sue azioni benefiche, non soltanto rimaneva solo, ma spesso veniva bistrattato anche da chi aveva ricevuto il bene. Si rammaricava della vanità e superbia dei familiari, della cattiveria, della maldicenza, dell’ignavia e dell’ignoranza dei suoi compaesani, soprattutto dei giovani, che rappresentavano il futuro, ma che non facevano nulla per migliorare loro stessi e il paese. Il suo modo di pensare, soprattutto sulle consuetudini del popolo, era in netto contrasto con la mentalità comune, tanto che agli occhi dei più appariva come persona anacronistica, eccentrica, fuori dal mondo.

Più invecchiava e più attorno a lui si formava come un deserto. Tutti gli amici, con cui era in continuo contatto epistolare, morivano l’uno dopo l’altro. L’unica figlia, che poteva essere un sostegno morale per il barone, ha preferito rimanere a Canicattì dopo la morte del marito.

Le sue vaste collezioni di viti andarono distrutte dalla fillossera.

Il suo trattato di ampelografia, frutto di anni di sperimentazioni, non ha potuto renderlo pubblico, perché un balordo, che era al suo servizio, lo ha trafugato e distrutto.

Si legge nel suo diario (7 settembre 1903): “Dotare l’Italia di un’Ampelologia larga e adatta ai tempi era mio desiderio supremo e ardentissimo. Iddio non ha potuto contentarmi in questo e far chiudere con un pò di dolce la lunga amarezza della mia vita”.

Spesso, ma soprattutto alla fine della giornata si ritrovava solo, in compagnia della sua vecchiaia, fra le pareti deserte della sua casa, in compagnia di sè stesso e delle sue sciagure e miserie. Tutto gli pareva vanità.

Guardando il cielo, la terra e i luoghi che lo avevano visto nascere e crescere, rimaneva impassibile e si chiedeva se si stava accostando alla follia, se la sua era una malattia. Non sapeva comprendere sè stesso. Non vedeva altro che il nulla. Il pensiero, poi, della vita futura era tremendo, poiché non vedeva altro che il sepolcro.

Scrivere il diario, per il barone Mendola, era cibo per la sua anima. Il diario era il suo fido compagno, il suo segreto confidente, il suo sfogo, il suo conforto. Nel suo diario gettava lodi e biasimi; scrutava la sua coscienza. Solitario in faccia al mondo, annotava il complesso spettacolo della vita e delle commedie che gli altri rappresentavano. Si astraeva dal genere umano con l’ideale pascolo del suo diario, trovando dentro sè stesso la forza di riempire il vuoto, il nulla che gli altri facevano attorno a lui.

Pur restando immerso negli avvenimenti della vita sociale quotidiana, che esercitavano una grande influenza su di lui, viveva a modo suo, in un ambiente libero, sebbene immaginario.

Dai diari emerge in maniera velata da parte del barone Mendola, oltre che la necessità di riempire il vuoto della sua vita, anche e soprattutto una profonda voglia di riscatto, di riabilitazione, desiderio che si fa pregnante nelle frasi lapidarie: “Chi fa del bene o chi si studia di farlo deve trangugiare pillole di veleno. Fido in Dio. Egli protegge l’innocenza. Il tempo è il più grande amico. Il tempo dirà la verità e farà vedere da che parte viene il male”; e ancora: “Sotto l’usbergo del sentirmi puro aspetto la giustizia del tempo e la verità o presto o tardi dovrà venire a galla”.

Con queste parole il barone ha affidato il suo destino, post mortem, ai posteri, attraverso i diari.

Per rispetto del personaggio e di quanto dallo stesso scritto, ho ritenuto opportuno, anzi doveroso, far parlare lui stesso dal mondo eterno, da dove non c’è ritorno. L’ho immaginato seduto, in un limbo, in attesa della sua trasmigrazione, sotto l’usbergo del sentirsi puro, preoccupato, più per il giudizio terreno e degli uomini che di quello di Dio. In questo frangente egli mi ha raccontato le sue vicissitudini, i suoi desideri, i suoi dolori, col desiderio velato di trasmetterli ai propri concittadini, ai pronipoti di coloro che un tempo non l’hanno saputo o voluto capire, di coloro che lo hanno sprezzato.

Lo strumento per il giudizio si racchiude in questo libro, dov’è raccolta la trascrizione dei manoscritti del barone, rielaborata in paragrafi, omettendo ripetizioni e fatti futili, ma nel profondo rispetto di quanto scritto da lui stesso. Ai posteri, dunque, l’ardua sentenza di giudicare e soprattutto discernere la verità dalla maldicenza popolare.

In realtà Antonio Mendola, non ha avuto pace neanche da morto. Nel primo ventennio del secolo scorso il suo corpo è stato traslato nella chiesa del Boccone del povero, ma anche in questo caso il destino beffardo si è fatto gioco di lui. All’interno della chiesa è stato portato un pomposo sarcofago in marmo di Carrara con sopra il suo mezzo busto. Per molti anni, molte persone, compreso me, hanno pensato che le povere ossa dell’illustre filantropo fossero custodite all’interno di quel monumento funerario, al riparo delle intemperie umane e del tempo.

Solo alla fine di novembre 2007, attraverso indagini endoscopiche ho avuto l’amara conferma di quello che l’ex superiora delle bocconiste, suor Grazia Prezioso, mi aveva confidato nel 2003, cioè che, per sentito dire, forse la salma del barone non riposava dentro il sarcofago, ma nel muro nord della chiesa del Boccone, prospiciente uno squallido cortile, a ridosso del quale originariamente era disposto il pomposo sarcofago. Ahimé, alla sorpresa si è aggiunta un’altra sorpresa, la constatazione che il sarcofago è un semplice monumento funerario.

Quando entro nella chiesa del Boccone, da quel muro odo una silente voce che invoca, reclama giustizia e verità; giustizia e verità che dopo cento anni sono ancora da venire.

 

Presentazione del libro sul barone Mendola

 

Un momento della presentazione del libro nel salone del castello Chiaramonte di Favara, il 16 dicembre 2008; (a dx) il saggista dott. Bent Parodi, (al centro) il presidente della Società Agrigentina di Storia Patria prof. Attilio Dalli Cardillo, (a dx) l'autore del libro arch. Carmelo Antinoro.

V. biografia di Bent Parodi ( 7 marzo 1943 Copenaghen  16 dicembre 2009 Palermo)

 

Premio "Libri dell'anno 2008"

Riconoscimento assegnato al Palacongressi di Agrigento l'8 febbraio 2009 per la pubblicazione "Giustizia e verità nella vita del barone Antonio Mendola - dai suoi diari intimi" come migliore libro storico 2008 per la Provincia di Agrigento.

 

Presentazione del libro sul barone Mendola al M. L. King

 

Presentazione del libro sul barone Mendola al M. L. King

24 febbraio 2010 - Presentazione del libro nel Liceo M. L. King di Favara

 

Geneo Storia Favara