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Libro: Il castello dei Chiaramonte di Favara

 

Libro: La famiglia Mendola

 

Libro: FAVARA epidemie, ospedali, cimiteri, sepolture, ...

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

 Libro: FAVARA epidemie, ospedali, cimiteri, sepolture, ...

(formato 15x21 cm, pagg. 192, 50 illustrazioni)

 

INDICE

 

CAPITOLO I

NOMI e NOMIGNOLI, L’IGIENE PUBBLICA, I BAMBINI PROIETTI E LA RUOTA, LO SVILUPPO DEMOGRAFICO DI FAVARA

 

 

pag.

1

Favara nel XIX sec..……………………………………………….…….

15

2

Le famiglie dimoranti a Favara dal XVI al XX sec. e loro soprannomi.….

17

3

L’igiene pubblica a Favara nel XIX sec……………………………….…

27

4

I bambini proietti e la ruota……………………………………....….……

31

5

Lo sviluppo demografico di Favara dal 1548 al 1999………..……………

42

 

CAPITOLO II

LE SEPOLTURE NELLE CHIESE, LE EPIDEMIE, I CIMITERI

1 Antiche leggi e regolamenti sulle sepolture – dalle chiese ai cimiteri…...... 55
2 Le sepolture nelle chiese………………………………………………… 77
3

Le sepolture nelle chiese, il colera del 1837, il cimitero e la chiesa sulla collina S.Francesco…………………………………………..…………..

83
4

Le sepolture nelle chiese, il colera del 1867, il cimitero e la chiesa sulla collina S.Francesco ……………………………………......…………….

110
5 L’antico e il nuovo complesso conventuale S. Francesco………………... 137
6 I cimiteri di Piana Traversa e di c.da Sanfilippo……………………...….. 141
7 Le sepolture nell’antica e nella nuova chiesa Madre di Favara………...... 158
8 Le sepolture nella chiesa di Maria SS. del Rosario di Favara…..…...…… 159

 

CAPITOLO III

GLI OSPEDALI E LE CHIESE AGGREGATE

1 L’ospedale S. Nicolò da Tolentino……………………………...…… 165
2 La chiesa S. Nicolò da Tolentino………………………………………... 172
3 L’ospedale della Grazia della Portella………………………………….... 175
4 La chiesa e il convento della Grazia della Portella…………………...….. 188
5 L’ospedale sulla collina S. Francesco……………………………..…….. 189

 

 

PRESENTAZIONE

don Biagio Alessi

 

Il lettore che si accosterà a questa prima pubblicazione di Carmelo Antinoro, avrà la possibilità di conoscere Favara sotto un aspetto particolare e di grande interesse, anche se il tema è insolito. L’autore, architetto impegnato come dirigente presso la Sezione Beni Architettonici della Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali e Ambientali di Agrigento, da anni conduce ricerche archivistiche utilizzando i fondi  dell’Archivio di Stato di Agrigento e per questo lavoro anche l’Archivio Parrocchiale della Chiesa Madre di Favara.

In questo libro documenta alcuni aspetti della vita quotidiana inerenti soprattutto situazioni di disagio quali i bambini proietti e abbandonati, la ruota, le pestilenze, il colera, gli ospedali. Particolari attenzioni vengono riservate a una realtà ineluttabile e dolorosa, la morte che diventa ancor più sofferta in alcune epoche funestate da epidemie, o in condizioni di povertà e di sottosviluppo. Non mancano aspetti curiosi come i cognomi delle famiglie dimoranti a Favara sin dal suo sviluppo, fino al XX sec. e dei soprannomi, o le notizie di alcune chiese legate alle sepolture. Il libro, inoltre, è corredato da un prezioso materiale iconografico e utilizza pure planimetrie, riproduzioni di documenti, rilievi, specchietti e grafici: elementi assai prediletti dalla ricerca storiografica moderna, che contribuiscono a dare maggiore valore scientifico al lavoro. 

Le diverse tematiche che l’autore illustra con notevole mole di notizie ricavate dalle carte polverose e ingiallite, consultate con costante dedizione e paziente fatica, ci permettono di ricostruire le minute vicende di una collettività favarese sempre piena di prorompente vitalità e travagliata da reali situazioni non prive di sofferenze e di contraddizioni.

Questo studio costituisce un originale contributo alla storia di una Sicilia povera e popolare, delle classi meno ambienti; ci aiuta a conoscere come concretamente viveva la gente di Favara in determinati periodi storici e soprattutto nell’Ottocento.

La ricerca dell’architetto Antinoro, inoltre, si inserisce in un filone storico che da alcuni anni è interessato a mettere in risalto la povertà, le malattie, la morte. Sul morire, in particolare, recentemente sono apparse numerose pubblicazioni, approfondite e cariche di riflessioni anche per il nostro tempo, che pur tentando di rimuovere il problema della morte con il silenzio o la privatizzazione, o di esorcizzarla con varie ritualità, tuttavia non può fare a meno di imbattersi in essa. Leggendo queste notizie sulla morte viene fuori un profondo senso di umanità che richiama le forti emozioni che si provano dinanzi al Seppellimento di Santa Lucia dipinto dal Caravaggio nel 1608 per l’omonima chiesa di Siracusa, o L’entierro del conte De Orgaz, l’immensa pala di El Greco nella chiesa di S. Tomè a Toledo. Il richiamo va anche a Luigi Pirandello che assistette a quel modo tragico di vivere e di morire, che ha descritto con  cruda aderenza e profonda partecipazione in romanzi o novelle come La rallegrata, La cassa riposta e in La paura del sonno. In questa novella lo scrittore agrigentino racconta il rito della composizione del cadavere e poi l’accompagnamento verso il cimitero, che era situato alla Rupe Atenea presso la chiesa delle Forche, con quella solennità che troviamo rappresentata in una famosa incisione del Saint Non: “Tutto il vicinato era già in attesa , per accompagnare la defunta sino all’uscita del paese. Don Saverio volle legare lui stesso con le sue mani i polsi della moglie con un nastrino di seta gialla, come usava allora; poi, aiutato da un amico, tolse dal letto la morta per le spalle e l’adagiò sul cataletto, e le pose sul seno un Crocifisso; la baciò in fronte... Un sacerdote, labbreggiando con gli occhi socchiusi un’orazione, benedisse il cadavere, e finalmente i portantini s’introdussero tra le stanghe del cataletto, si disposero su gli omeri le cinghie, e via... Andava il mortorio silenzioso per le vie della cittaduzza... Di tratto in tratto il mortorio si arrestava e i portantini si davano il cambio...”.  E dato che nella ricerca di Carmelo Antinoro c’è tanta presenza di notai, a chiusura viene spontaneo il richiamo a quel breve rigo musicale con la chiave di basso, posta nella prima pagina del Bastardello o Protocollo del 1603 - 1604 del notaio licatese Antonino Sfragaro che si intendeva anche di musica e di mandolino. Sotto le note che trascrivono un motivo ispirato e soffuso di intima malinconia ci sono le parole: Sol mi fa la morte sospirare.

 

 

INTRODUZIONE

 dell'autore

 

Sulla storia del passato di Favara poco finora è stato detto e spesso basato su congetture e non su prove documentali; i motivi sono da ricondurre alla superficialità, spesso, di quanti si sono accostati alla ricerca, per il costante ed estenuante lavoro scaturente da tanti documenti sparsi anche nei posti più reconditi, dentro e fuori il territorio comunale. A questo va associato lo scarso interesse con cui i nostri predecessori, privati ed Enti pubblici hanno conservato questo materiale prezioso, unico ed insostituibile; basta pensare che del fiorente operato di oltre trenta notai attivi in Favara tra la seconda metà del XVI e l’inizio del XVIII sec., le maggiori figure che hanno raccontato la storia, a noi è arrivato qualche frammento di volume di scarso interesse.

La mia ricerca storica ha avuto inizio oltre che per curiosità, soprattutto per una latente sete di conoscenza delle nostre radici, suffragata anche dall’attività professionale legata alla tutela dei beni culturali ed al conseguente approfondimento della loro conoscenza storica e scientifica.

Tra i documenti utilizzati più preziosi per la ricerca sono da menzionare i registri dei decessi, dei battesimi e dei matrimoni dell’archivio della chiesa Madre di Favara, anche se con qualche lacuna, nonché i documenti custoditi nell’archivio di Stato di Agrigento.

Nulla di quanto è trattato nel presente testo è frutto di fantasia, tutto scaturisce da una lunga e faticosa, ma gratificante ricerca di materiale inedito rispolverato negli archivi e nelle biblioteche, comprendenti atti notarili, relazioni, corrispondenze, memorie, deliberazioni, etc. Il contenuto di alcuni documenti, per la loro particolarità storica, di contenuto e/o di linguaggio, ho preferito trascriverlo fedelmente agli originali con carattere corsivo. Dei notai che hanno operato a Favara, visto i frequenti richiami, per ragioni di brevità ho ritenuto opportuno non evidenziare la località.

Per concludere, il presente testo non intende esaurire tutti gli aspetti storici di Favara, ma mette in mostra alcune delle vaste problematiche legate al tessuto storico sociale del passato ed in particolare: il fenomeno dilagante dei bambini proietti (abbandonati); la funzione delle chiese come luogo di riposo dei defunti; la collina S. Francesco nei secoli utilizzata come ultima dimora degli appestati e dei colerosi; il ruolo degli ospedali in vita sin dagli albori dei primi insediamenti stabili a Favara.

 

Presentazione libro: FAVARA epidemie, ospedali, cimiteri, sepolture, ...

14 giugno 2002 - Presentazione del libro nel chiostro del convento dei Frati Minori di Favara

 

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