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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Massoneria a Favara e nell’agrigentino fra 1800 e 1900

di Carmelo Antinoro

 

Le informazioni sulla massoneria storica dell’hinterland agrigentino che si possono ricavare dai documenti dell’archivio di Stato sono da ricercare soprattutto fra la corrispondenza che il Ministero dell’Interno teneva col Prefetto e, secondo l’ordine gerarchico, con l’ispettore e delegati di P. S. dei vari Comuni. Lo scopo, come facilmente intuibile, era: mantenere l’ordine delle cose e dello Stato monarchico.

Facendo riferimento ad alcune lettere si evince che nel 1868 le associazioni esistenti e conosciute nel circondario di Girgenti (ora Agrigento), comprese quelle massoniche, erano otto, delle quali quattro in Girgenti, dove si contavano due logge massoniche, una società segreta detta “I seguaci di Dante” quasi esclusivamente composta da giovani studenti ed una di mutuo soccorso, di operai, detta “Società degli operai”. La loggia matrice di Girgenti aveva come maestro venerabile (M. V.) il medico Cognata. L’altra loggia era “La nuova vita” col medico Sajeva come M. V., succeduta a “La Mariannina”.

Le altre logge massoniche erano presenti nei seguenti Comuni: Grotte (col M. V. Simone Vincenzo), Licata , Racalmuto (col M. V. Gioacchino Savatteri), Naro (col M. V. marchese Specchi).

Fin dal 1864 in Favara si cercò di stabilire una società di mutuo soccorso fra operai, col programma di escludere nelle loro riunioni qualunque discussione politica. Detta società pare avesse avuto origine da quella segreta omonima del capoluogo “I seguaci di Dante”, ma ebbe vita breve.

Nel 1867, ritornati i garibaldini dal Tirolo, cominciò a sorgere un nucleo massonico importato da quei volontari: Giovanni Lombardo, Nicolò Costanza, Antonio Butticè e Gaetano Montalbano, a cui si unirono altri parecchi individui e studenti, fra cui Angelo Pardo e Francesco Caruana, Dietro questa prima loggia stabilita sotto le ispirazioni del Campanella e diretta dai programmi di Giuseppe Mazzini, di principi repubblicani, prese il nome di “Aurora”. Immediatamente dopo ne sorse un’altra che prese il nome di “Vespro”, alla cui testa c’era il M. V. Gaetano Mendola (fratello del noto filantropo barone Antonio), pure ispirata al Campanella, ma ligio al programma di Mazzini. Quest’ultima loggia, composta in parte da benestanti senza particolari finalità politiche, quantunque dalla parvenza politica, nacque per spirito di partito municipale, per ottenere il dominio e la supremazia negli affari del Comune. Di questa loggia fecero parte i pretori Russo e De Giulis che la fortificarono con circa 200 adepti, ma per contrasti interni finì con lo sciogliersi. Nel frattempo, a seguito di alcuni disordini accaduti a Grotte, la polizia perquisiva, nei propri domicili, alcuni membri della loggia “Aurora” di Favara, come complici e partigiani dei repubblicani di Grotte. Da queste persecuzioni ne successe uno sgomento nelle fila di entrambe le società. Nello stesso tempo cominciarono alcuni screzi interni per l’introduzione di membri ritenuti indegni. Dopo un paio di anni le due logge “Aurora” e “il Vespro” si sciolsero.Giuseppe Petroni

Nel corso della prima metà del 1900 due logge primeggiarono in Favara: la “Risorgimento” attiva fra il primo e il secondo decennio, e la “Giuseppe Petroni (gran maestro del Grande Oriente d'Italia)”, più corposa e longeva rispetto alla prima ed attiva fra il primo ed il terzo decennio del 1900. Le due logge raccoglievano adepti nella media-alta borghesia favarese. Al loro interno vi furono avvocati, veterinari, un segretario comunale, un vice segretario comunale, insegnanti, ragionieri, geometri, periti e impiegati del Comune, possidenti, impresari, agrimensori, medici, ingegneri, farmacisti, sarti, etc. Fra questi: Calogero Marrone morto nel campo di concentramento di Dachau nel 1945.

 

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