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Il s.tenente Giuseppe Cirielli
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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Il s.tenente Giuseppe Cirielli

comandante della stazione dei RR. CC. di Favara dal 1887 al 1889

di Carmelo Antinoro

(da: CARABINIERE - pubblicaz. settimanale - anno XVII Serie II, N. 4, Roma 27-01-1889 e notizie inviate da Giancarlo Ciriello pronipote del tenente Giuseppe Cirielli )

 

-Sa, signor tenente, proprio qui fuori del paese (in c.da Pillitteri a Favara, ora zona urbanizzata), a mezzo chilometro di distanza, è stato assassinato (25 settembre 1887) un povero diavolo di zolfataio!

-Davvero! Come di chiama? E il motivo dell'eccidio?

-Il suo nome è Giuseppe Castronovo, di 26 anni e ammogliato; il motivo è sinora un mistero.

-Già, il solito mistero di voialtri siciliani con i quali la giustizia incontra le più serie difficoltà per far la luce sui misfatti! Ma vedrò io se mi riuscirà di squarciare il velo di questo vostro mistero.Sottotenente Giuseppe Cirielli

Di lì a due minuti, il sottotenente Giuseppe Cirielli (v. foto a sx), comandante la stazione dei RR. CC. di Favara, seguito dal brigadiere Azzola Arturo, dal vicebrigadiere Noto Francesco, dai carabinieri Bodaro Antonio ed Esu Luigi, tutti della locale stazione dell'Arma, era sul posto e riconosceva purtroppo come l'infelice Castronovo fosse caduto vittima di ripetuti colpi d'armi da taglio e da punta, ma effettivamente non poté scoprire nel momento la causa, né gli autori dell'assassinio.

I militari instancabilmente cominciarono ad indagare, finché riuscirono a chiarire che un tale Antonino Fallea, pure zolfataio del luogo, era stato visto in compagnia del Castronovo pochi istanti prima della sua uccisione. Sin da principio i predetti militari avevano nutrito sospetti di colpevolezza a carico della moglie della vittima, certa Rosa Sciortino, della quale il padre ed un fratello si trovavano in carcere con l'imputazione di avere assassinato il genitore del Castronovo.

Arrestato il Fallea, tradotto nella caserma dell'Arma ed interrogato, finì col confessare la propria colpevolezza, con la complicità del cugino Calogero Fallea, in seguito a mandato ricevuto dalla predetta Sciortino, che aveva promesso loro 200 lire di premio. Le investigazioni del sottotenente Giuseppe Cirielli, del maresciallo Giuseppe Saloni, coadiuvati efficacemente dagli altri quattro militari summenzionati, il 7 agosto 1888 condussero ai risultati seguenti da parte della Corte d'Assise:

condanna alla pena di morte per Antonino Fallea;

condanna ai lavori forzati a vita per Calogero Fallea;

condanna a 10 anni di lavori forzati per Rosa Sciortino.

 

Giuseppe Cirielli, tenente dei Reali Carabinieri, nacque ad Acquaviva delle Fonti il 22 luglio 1851 ed ivi morì il 4 febbraio 1929 e sposò Olimpia Mascitelli di Gioia dei Marsi (Aq). Negli ultimi anni del XIX secolo risiedeva a San Marco Argentano dove nacquero Chiara Rosa nel 1893, che morì ad Acquaviva delle Fonti nel 1978; Vincenzo Carmelo il 15 luglio 1894 in S. Marco Argentano (Cosenza), dove in quell'epoca, il padre Giuseppe, comandava la tenenza dei Reali Carabinieri; Italo (nonno di Giancarlo, che ringrazio per avere fornito queste notizie e le foto).

 

Sottotenente del regio esercito Vincenzo Carmelo CirielliVincenzo Carmelo Cirielli (v. foto a dx) nel febbraio 1914 si era arruolato volontario nel plotone allievi sergenti del 9° reggimento fanteria (Brigata Regina) con sede in Bari e nei primi del 1915, promosso sergente, fu destinato al 61.mo reggimento fanteria (Brigata Sicilia) con sede a Parma, dove fece costantemente servizio di esplorazione e di ricognizione lungo la frontiera che separa la provincia di Brescia da Val Giudicarie (Trentino). Il 24 maggio di quell'anno, scoppiata la guerra contro l'Austria, il 61.mo fanteria fu uno dei primi reggimenti italiani ad agire, con una serie indeterminata di attacchi gloriosi, che si portò sino a Staro e, più tardi, oltre il Trentino. Il sergente Cirielli al fronte seguì il corso allievi ufficiali e nell’ottobre 1915 venne promosso aspirante ed un mese dopo s.tenente, ed il suo reggimento, prese parte all'attacco ed alla conquista della minutissima posizione di Cima Palone dove detto reggimento venne decimato per oltre il 20%. Il s.tenente Cirielli mentre si doveva dare l'assalto alle trincee nemiche, accortosi che i reticolati non erano stati completamente distrutti dall’artiglieria italiana, accompagnato da un soldato zappatore, uscito fuori la linea di combattimento, con pinze, si diede febbrilmente a tagliarli, fatto segno a continue scariche di fucileria nemica fino a quando colpito dai gassi asfissianti sprigionatisi da una granata scoppiata a lui vicino, privo di sensi, cadde sui reticolati stessi, che per essere spinosi, negli sforzi vanamente fatti per rialzarsi, gli ridussero a brandelli gli abiti, con conseguenti graffiature in tutto il corpo. Quando l'indomani incominciò a rinvenire, si ritrovò in un ospedaletto da campo, ove, per la guarigione, fu trattenuto una decina di giorni. A premiare tanto eroico slancio il suo comandante di compagnia lo propose per una onorificenza al valore, proposta che fu benevolmente accolta dal comandante di battaglione; ma il comandante di reggimento per quanto avesse riconosciuto encomiabile il sacrificio generoso del s.tenente Cirielli, non trovò di appoggiare la proposta, dicendo che tale azione entrava nell'ambito di quelle che tutti i militari sono chiamati a compiere. Nel mese di maggio 1916 detto reggimento da Val Giudicarie fu trasferito in Vallarsa, sempre nel Trentino, ed il 3° battaglione, a cui apparteneva il s.tenente Cirielli, fu mandato ad occupare Malga Zugna. Da qui il battaglione, verso la mezzanotte del 30 giugno, mossosi per impossessarsi del forte presidio nemico di Zugna Torta, sotto i reticolati di questo, verso le 3 del mattino del successivo 1° luglio, colpito al cranio, al collo e al braccio destro da una scheggia di granata nemica, faceva generoso olocausto della sua giovanissima esistenza sull'altare della Patria.

 

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