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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Storiella scandalosa a Favara

    di Carmelo Antinoro

 

Nel lontano martedì del giorno di Natale del 1900, nell’implacabile forbice della maldicenza del popolino favarese (che già contava 20.000 anime) si tagliava e ritagliava una storiella scandalosa. La notte della ricorrenza della nascita del bambinello Gesù, come solennità di gozzoviglia popolare e nell’intento di recare un poco di conforto, Stefano Dulcetta e la moglie Pipituna, assieme all’altra figlia e genero, si recarono in casa dell’afflitta loro figlia Peppina Magro (riconosciuta dal Dulcetta come sua figlia successivamente), vedovella di Giuseppe Gibbiino assassinato pochi mesi prima. Don Stefano bussò ripetutamente alla porta, ma con sorpresa e dispiacere non vedeva aprirla, fino a quando la figlia rispose “non posso aprire”. “Come, non puoi aprire a tuo padre e tua madre e tua sorella e tuo cognato?”, rispose Stefano. “Non posso, non posso” disse Peppina. Il padre cominciò a picchiare maggiormente l’uscio. La gente corse abbondante, accumulandosi e facendo ressa davanti alla porta di Peppina. Perduta la pazienza Stefano, lasciando sul posto molti dei suoi, corse nella casa paterna e presto ritornò con molti garzoni e con una scala. Ordinò l’entrata scassinando la finestra. Si scalò la casa, si abbatté l’imposta, si entrò e si vide l’ingrata scena del drudo insieme alla Peppina, cioè di Salvatore Guarino, di quel Guarino figlio del cocchiere Tano che fu nei servigi del marchese Cafisi per molti anni. Questo Salvatore Guarino pare fosse un perfetto farabutto, una cattiva lana. A questa vista inaspettata Stefano Dulcetta con un bastone ammaccò malamente le ossa al Guarino, che nel marasma riuscì a scappare attraverso la folla. Stefano e i suoi lo raggiunsero in via Giarritella, vicino la casa detta di Pecorazza, lo afferrarono e rinnovarono la solfa solenne di legnate, conciandolo per le feste. Anche Peppina insaccò una buona dose di legnate, anche lei ha fatto il buon Natale. La maldicenza favarese diceva che la tresca tra Peppina e Turillo Guarino durava da mesi, anzi si diceva gravida da un pezzo. Ma un fatto scandaloso di tale portata non poteva finire nel nulla; infatti dopo un mese, cioè il 20 gennaio 1901, Peppina e Turillo Guarino si sono dovuti sposati nello stato civile e nella chiesa. Da questa storiella scandalosa, alle ore 8,35 del 16 gennaio 1902, nella casa sita in piazza Garibaldi, n. 250,è nato Gaetano (Turillo gli ha voluto dare lo stesso nome del padre), lo stesso, che, da sindaco socialista di Favara, per la sua grande onestà, ha pagato il suo tributo di sangue la sera del 16 maggio 1946.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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