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Storiella scandalosa di Guarino
L'arresto della madre di Guarino
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Il ragazzo fenomeno suicida
Visse un piccolo genio a Favara
Prima automobile a Favara
Liti e questioni sull'eredità Mulè
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Patania, pittore della borghesia favarese
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Un coraggioso appuntato di P.S.
Stefanu Cuppularu
Figlio di un dio minore

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Il ragazzo fenomeno suicida

di Carmelo Antinoro

 

Visse a Favara un ragazzo definito dall’illustre barone Antonio Mendola “un fenomeno misterioso, un arcano incredibile, un enigma inesplicabile”; si tratta di Michele Sanfilippo, figlio dell’avv. Vincenzo e Rosina Vasta.

A sedici anni, solitario, senza la conoscenza delle lingue, senza denaro, ma con profondo spirito di avventura, in pieno inverno attraversava l’Europa e si inoltrava fino a Mosca, percorrendo svariate centinaia di chilometri anche a piedi, sulla neve e sui ghiacci. Nell’inverno del 1900 ha percorso parte dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa. Nel gennaio del 1903 si è imbarcato per Candia, per visitare il Pireo di Atene e poi Costantinopoli. Dopo avere disceso i balcani, lacero, barbuto e disfatto dai disagi, s’imbattè in un castello, a Crajova, in Romania, nel pendio dei monti, la cui cresta era confine di regni. Qui abitava un ex generale rumeno, la cui nipote Nicoleska Dorobarez, vedova, con un figlioletto, s’innamorò di Michelino. Intanto egli ripartì per Favara. Dopo un lungo carteggio, Michelino da Favara è ripartito per raggiungere il castello per rivedere la sua amata. Era bene accolto, ben trattato dalla famiglia dell’ex generale, pareva che le nozze fossero state fissate con Nicoleska. In una lettera, però, Michelino diceva di essere annoiato assai della vita aristocratica, facendo intendere che viveva in casa dell’ex generale coi costumi e con le forme di lusso confacenti alla famiglia e si mostrava stufo del nuovo sistema di vita cui non era per nulla avvezzo.

Nel mese di marzo 1903, come un fulmine nel ciel sereno, arrivò la notizia in Favara che Michelino si era suicidato nell’hotel Continental, a Bucarest, in Romania, con un colpo di pistola al cuore (v. atto di morte). Il padre diceva che tutto avrebbe potuto aspettarsi da suo figlio, fuorché il suicidio. Il suicidio davvero non si spiega. Lasciò tre lettere, una diretta all’ex generale ringraziandolo della cortesie ed amorevolezze, una seconda al console italiano e la terza al padre. I giornali, almeno quelli scritti in francese, riportarono il caso come effetto di una passione per una bella vedova di Crajova. Tutto era avvolto nel mistero. Nella lettera scritta al padre asseriva questa grande, sebbene misteriosa verità, cioè che anche in mezzo a ciò che sembra felicità, il cuore dell’uomo non è mai contento.

La madre di Michelino, sfogava il suo cuore addolorato in discorsi deliranti, adducendo la causa del suicidio a suo marito, per via di una lettera scritta al figlio, lettera che lo portò alla disperazione e al passo fatale. Chissà come sono andate realmente le cose!.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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