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Primo cinematografo a Favara
Miracolo clandestino di S. Calogero
Ambrosini e il pesce di Aprile
Esordio della Democrazia Cristiana
Il giusto nome della villa liberty
I pappagalli di donna Momma
Visse un ricco spagnolo
Ammoniti di 200 milioni di anni
Via P. Belmonte da correggere
La cisterna dei morti di colera
Il cimitero sotto la madrice
Reliquie sante al Purgatorio
Accadde a Gioacchino La Lomia
I figli di nessuno
Assassinio nella madrice

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

I pappagalli di donna Momma

di Carmelo Antinoro

(tratto dai diari intimi del barone Antonio Mendola e liberamente interpretato)

 

Pappagallo I pappagalli di mia sorella Momma (Girolama) hanno preso il volo assieme agli altri animali del museo, imbalsamati dal mio protetto Aleo Nero. Sono stati portati nella mia antica residenza di piazza Cavour (ora municipio). Chi lo doveva dire!. Povero museo! … quanta cura, quanto interesse e … quanta espoliazione dopo la mia morte.

Mentre il mio corpo giace inerme nella tomba, da quassù quanto ancora devo vedere!. Dei tanti oggetti etnici mandatimi dal mio carissimo Michelino Internicola, sempre in giro per il mondo sulla sua real nave, non sono rimaste che poche lance. Resiste ancora l’inerme e tenace corazza di qualche crostaceo donatomi da Alfonsino Agrò da Porto Empedocle, promesso e fallito sposo di mia nipote Graziella per la testardaggine di mio fratello, di mia sorella, di mio nipote Ciccio Scaduto, andato poi in sposo ad Annetta Pirandello (sorella di Luigi).

Resistono ancora gli animali che il mio amico Perrotta catturava nel lago di Lentini e di tanto in tanto mi mandava con le poste. E che dire dei pappagalli di mia sorella. Anche lei, come me non è stata sfortunata. Io nutrivo una forte passione per i cani, gli unici amici che in quel bruto mondo materiale e corrotto, in quella mia Favara di ignavi africani, mi davano un poco di conforto e affetto. Anche i cani di gesso che avevo fatto mettere sui pilastri del cancello d’ingresso della mia villa Piana non ebbero mai riposo. Erano continuamente presi a sassate; ma perché, che cosa ho mai fatto a questa mia Favara, ai miei Pappagallo Giacopaesani, che da me hanno ricevuto tanto bene!. E mia sorella?. Ricordo quel pappagallo tanta caro a lei, trovato moribondo. Era stato lasciato solo e spesso al buio per una settimana nel periodo luttuoso di tafferuglio che ha avuto l’epilogo con la morte di mio fratello. Ne volle un altro, era verde, stupido, muto, ma gli è morto pochi mesi dopo (15 marzo 1903 – v. foto). L’ho passato ad Aleo Neo per imbalsamarlo. Gli è morto anche il nuovissimo pappagallo Giaco. È stata una disdetta umana. A lei tutti i pappagalli, a me tutti i cagnolini. Non ho chiesto e non chiederò mai niente alla mia amata e odiata Favara, soltanto un poco di considerazione per il mio patrimonio che gli ho voluto lasciare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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