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Fatti storici

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La cisterna dei morti di colera

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Storie popolari

Parti plurigemellari a Favara

La vera storia dei linticchieddri

Lotta fra bande

La mangiata dei santi

Il falso blasone dei Fanara

"Sì, sarà vostra moglie"

Suppliche di una donzella al padre

Sposata per forza

Nomignoli dal "500 al "900

A Piana Traversa come sul Milvio

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Genealogia dei favaresi e Pullara

Antico viaggiatore a Favara

I figli di nessuno

Poesie di un bambino al padre carcerato

"Levate a cammisella"

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Esordio della Democrazia Cristiana

I pappagalli di donna Momma

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Liti e questioni sull'eredità Mulè

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Personaggi

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Un cardinale agrigentino dimenticato

Papa Giovanni XXIII a Favara

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Accadde a Gioacchino La Lomia

Figlio di un dio minore

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Miracolo clandestino di S. Calogero

 

Arte e tradizioni popolari

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Favara: storia, arte, massoneria

Massoneria a Favara fra il XIX e XX sec.

Ammoniti di 200 milioni di anni

La lapide nel posto sbagliato

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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

La cisterna dei morti di colera in piazza d'Armi

di Carmelo Antinoro

 

Piazza D'ArmiDurante il colera del 1837 che invase Favara, si proibirono le sepolture all’interno delle chiese ricadenti dentro il centro abitato e tutti i cadaveri vennero portati nella chiesa dei frati francescani (da non confondere con la chiesa attuale), sulla collina S. Francesco.

Presto le cripte della chiesa si riempirono, al punto che i corpi degli estinti rimasero insepolti sul pavimento della stessa chiesa. Stante l’urgenza, il sindaco, con promessa d’acquisto fatta al proprietario di un giardinello limitrofo, disponeva l’uso immediato di una grande cisterna interrata (che serviva per l’approvvigionamento idrico del convento francescano) per la tumulazione dei cadaveri e presto veniva trasformata in immane fossa comune. Stante ai documenti la cisterna doveva (anzi, dovrebbe, visto che è ancora esistente) avere la dimensione di 33 m. (non si capisce, però, se riferita al diametro o alla circonferenza. Dopo vari reclami da parte del proprietario, nel 1839, l’Amministrazione Comunale acquistava il giardinello (che, considerando lo spazio occupato dalla preesistente chiesa e convento, grosso modo coincide con lo spazio dell’attuale piazza D’Armi, dietro l’attuale convento. Tra la fine di aprile e la metà di luglio del 1891 il Comune faceva esumare i resti mortali esistenti fra i crollanti muri dell’antica chiesa e ne disponeva la collocazione nella cripta appositamente costruita sotto la navata della chiesa S. Antonio da Padova afferente l’attuale convento francescano. Qualche anno fa, al centro della piazza d’Armi era sprofondato per circa un metro l’imboccatura della cisterna scavata nella viva roccia.