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Il cimitero sotto la madrice
Reliquie sante al Purgatorio
Accadde a Gioacchino La Lomia
I figli di nessuno
Assassinio nella madrice

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Assassinio nella chiesa madre di Favara

di Carmelo Antinoro

 

Facciata principale della chiesa madre di FavaraUna mattina nebbiosa, umida e nuvolosa di oltre cento anni fa, esattamente il 28 aprile 1907, alle ore 7,30, un continuo rincorrere per le strade e soprattutto verso la madrice ha rotto la solita monotonia iniziale di una delle tante giornate favaresi. Durante la messa, con la chiesa piena di fedeli è stato commesso un efferato omicidio. Un ignoto con un revolver ha sparato al petto ad un certo Carmelo Petruzzi detto Calabriseddu, marito di Antonia Jacono.

L’evento ha fatto rabbrividire tutti, tanto più che il povero Petruzzi era un giovane trentenne stimato per buono e laborioso. Il povero Petruzzi era andato in parrocchia per ricevere il precetto eucaristico pasquale ed invece ha ricevuto piombo. Cadde agonizzante sopra la sedia della chiesa. Ci fu gran spavento e i preti rimasero interdetti dal parlare, così come la madrice rimase interdetta all’esercizio del culto per alcuni giorni.

Un secolo fa nessuno ricordava un simile fatto accaduto in Favara, neppure per fatti narrati e leggende antiche.

Lo hanno portato a braccia in casa sua e, cosa strana, nessuno ha saputo dire o ha visto in faccia l’assassino. Si disse più tardi che l’assassino di Carmelo Petruzzi sia stato il fratello di Salvatore Giglia detto Bajo trovato cadavere il 2 aprile a S. Pietro, a Burgelamone, orribilmente sfracellato e bruciacchiato col petrolio.

Si disse che Petruzzi abbia assassinato il Giglia Bajo e che con solenne chiassosa vendetta il fratello l’abbia vendicato. Poi si disse che il Giglia Bajo si era presentato alla Giustizia confessando il suo delitto e tutti i precedenti, dichiarandosi reo forzato, violentato dalla natura dell’omicidio del proprio fratello, rinvenuto cadavere fumante, ancora col petrolio che lo consumava e con la testa schiacciata fra due pietre, in una zona fra Burgelamone e S. Pietro. Corsero molte voci che mutarono e si contraddissero ad ogni momento. Ma si sa, non è fatto recente in Favara che, come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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