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Album delle memorie

Dominazioni e re di Sicilia

Artisti siciliani

Vescovi della Diocesi Agrigentina

 

Personaggi

Viollet Le Duc a Favara nel 1836

Gallego primo fotografo agrigentino
Provenzani: vite d'artisti strampalati
Il barone Agostino La Lomia
Alessio Di Giovanni malopagatore
Suicida per amore o spavalderia
Un personaggio straordinario
Storiella scandalosa di Guarino
L'arresto della madre di Guarino
Il piccolo attore Ciccio Iacono
Il Sottotenente Giuseppe Cirielli
Luca Conoci vittima della ferocia umana
Il pittore Emilio Claudio Buonpensiere
Alexander Dumas filius populi Fabariae
Visse un ricco spagnolo a Favara
Morte di don Liddu
Ucciso a furor di popolo
La caffetteria Umberto
Primavere che non verranno più
Il barone Mendola si racconta
Leonardo Sciascia a Favara
L'omicidio Micari
Patania, pittore della borghesia favarese
Vicenzu u mutu
Elena Gaudio: un angioletto volato in cielo
Un coraggioso appuntato di P. S.
Stefanu Cuppularu
Il ragazzo fenomeno suicida
Visse un piccolo genio a Favara
Il trattato del barone Mendola
Ambrosini e il pesce di Aprile
Liddruzzu nel film di Pietro Germi
Pasquale Andreoli: una vita da romanzo
La stele del B.ne Mendola trafugata
Mura e futtitinni
Amministratori ignoranti e senza pietà
Favara città dei vivi e dei morti
Demolita torretta del 1897
C'era una volta un casello
Favara: indignarsi è un dovere
I dipinti di Farruggia
Favara: uno Stato nello Stato
Costruire comunque e ovunque
Favara che scompare
Non ci cambierà nessuno
Cose da profondo sud al cimitero

 

Fatti storici

Garibaldini favaresi
Suppliche al Duce per confinati
Favara nei moti del 1411
Assassinio nella madrice
Atto di obbedienza del Comune
150.mo dell'Unificazione
Memoria di un turbine
Scomparso in mare
La cisterna dei morti di colera
Il cimitero sotto la madrice
Opunzie galeotte
Prima automobile a Favara
Sotto l'usbergo dei Frati Minori
Dall'assedio di Famagosta a Favara
Annuario di Favara, anno 1905
Deli: natura incontaminata?
A strata nova
Antica pescheria
Il Milite Ignoto ha un nome
Una passeggiata ciclistica nel 1898

 

Storie popolari

Parti plurigemellari a Favara
La vera storia dei linticchieddri
Lotta fra bande
La mangiata dei santi
Il falso blasone dei Fanara
"Sì, sarà vostra moglie"
Suppliche di una donzella al padre
Sposata per forza
Nomignoli dal "500 al "900
A Piana Traversa come sul Milvio
La nevicata del "56
Scintille di ricordi
Genealogia dei favaresi e Pullara
Antico viaggiatore a Favara
I figli di nessuno
Poesie di un bambino al padre carcerato
"Levate a cammisella"
Primo cinematografo a Favara
Esordio della Democrazia Cristiana
I pappagalli di donna Momma
Via P. Belmonte da correggere
Il giusto nome della villa liberty
Liti e questioni sull'eredità Mulè
Una lapide per davanzale
Una breve storia

 

Personaggi ed eventi religiosi

Missione redentorista del 1762
Un cardinale agrigentino dimenticato
Papa Giovanni XXIII a Favara
Reliquie sante al Purgatorio
Accadde a Gioacchino La Lomia
Figlio di un dio minore
Una chiesa divenuta macelleria
Miracolo clandestino di S. Calogero

 

Arte e tradizioni popolari

Bestiario favarese
Simboli sacri/massonici madrice
Favara: storia, arte, massoneria
Massoneria a Favara fra il XIX e XX sec.
Ammoniti di 200 milioni di anni
La lapide nel posto sbagliato
Fra i dipinti del Palazzo Mendola
La febbre del lotto
Esequie al cimitero di Piana Traversa

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Impressioni di un viaggiatore francese

nella Favara dei primi del 1800

di Carmelo Antinoro

 

Inerpicati su una montagna arida, dall’alto della quale dominavamo una grande distesa di paese e di mare, una svolta brusca ci fece entrare in una campagna bella e coltivata come quella di Girgenti; essa si estendeva verso una catena imponente, le cui sommità spigolose riflettevano ancora gli ultimi bagliori del tramonto. Una nuvola, fermandosi proprio sulle nostre teste, lasciò sfuggire una di quelle ondate fresche che caratterizzano la primavera; ma non durò affatto, e allora la freschezza sparsa nella natura, il cinguettio degli uccelli e la purezza dell’aria, ci immersero in questa vaga sensazione di felicità che fa provare il crepuscolo di una bella serata. Temendo di arrivare nottetempo a Favara, dove volevamo dormire … . Ci fermammo tardissimo davanti alla porta del fondaco di Favara (doveva essere quello esistente nella pubblica piazza o Castello, poi Cavour), città alquanto degna di attenzione costruita in una vallata, presso un fiumiciattolo che porta lo stesso nome. Sopraffatti dalla stanchezza, ci buttammo senza esame preliminare su due orrendi materassi e l’indomani mattina soltanto vedemmo, alla luce del sole, in quale schifoso tugurio ci trovavamo; era decorato con il titolo di “salotto degli stranieri” e abitato da una moltitudine di ratti, topi e insetti: Le pareti e il pavimento erano ricoperti di sporcizia; per fortuna la mancanza di soffitto, porte e finestre permetteva all’aria di circolare liberamente, e di disperdere i miasmi che senza i quali, sarebbero potuti diventare funesti a coloro che si fossero abbandonati al sonno in questo rifugio.

Rivolgemmo considerazioni di biasimo all’albergatrice; ella li accolse con un’espressione molto innocente, non comprendendo niente dell’assurdità delle nostre pretese, considerando la stanza pulitissima e comoda. La sua risposta fu: «il mio salotto è come tutti quelli del paisi (paese), e quando si vuole viaggiare bisogna sapersi adattare a vivere come la gente che vi ospita». A questo punto nulla da obiettare, ed io capii che era arrivato il momento di chiedere scusa. I Siciliani non ci tengono affatto alla pulizia; ho avuto spesso l’occasione di notarlo. Più volte mi è capitato di entrare nelle case di famiglie del ceto più basso del popolo: sono sporche, umide e infette; ci si dorme, si mangia, si lavora, si fa tutto in uno stesso bugigattolo che serve anche da bottega, da fienile, da cucina, e talvolta da concimaia. Questa sporcizia è più del tipo orientale che del tipo napoletano. In generale, sono colpito sempre più dalle numerose analogie dalle usanze del siciliano con quelle dell'abitante delle contrade arabe; stessa mimica e stessa gestualità, stesse attitudini, stesso modo di implorare la carità e posso inoltre aggiungere ad onore delle due nazioni, stessa inclinazione nel praticare l'ospitalità. La devozione del Siciliano cattolico deriva un poco da quella dell'Arabo maomettano; come gli Orientali accompagna le preghiere con genuflessioni e movimenti espressivi; si dedica ad una moltitudine di pratiche minuziose, e tutto presagisce che è più preoccupato della forma che della sostanza. Il grado di civiltà è lo stesso nelle campagne dei due paesi; i ceti sociali più bassi sono condannati ad un completo isolamento e allontanati dalle idee specifiche dello sviluppo intellettuale moderno: l'aspetto delle città di secondo ordine è triste e rovinato nelle due contrade; esse sono ambedue sprovviste di buone strade; la campagna è incolta, qui come in Oriente; insomma l'apparenza della miseria più profonda esiste sia nell'uno che nell'altro paese a discapito di una natura prodiga e di un suolo fertile.

 

Estratto da: G. Levrault, Paris and Meme Maison, Strasbourg, 1837 - Voyage en Sicile di Le B. Th. Renouard de Bussierre – traduzione dal francese di Rosa Criminisi.