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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Ricordo di un tonfo per la mangiata dei santi

di Carmelo Antinoro

 

Foto della mangiata dei santi 20 min. prima della cadutaIl 19 marzo di ogni anno, anticamente, si svolgeva a Favara, per la solenne festa di S. Giuseppe e sul tradizionale palco di legno: la solita “mangiata dei santi”, cosa tra il grottesco e il sacrilego.

La Madonnina e il bambino si tiravano a sorte, ciascun anno, da una nota di ragazzine e bambini poveri. Quando c’erano gravi ammalati il S. Giuseppe lasciava il bastone per uno o più giorni al capezzale del malato, fino a che veniva fatta la grazia o moriva. Se per caso l’ammalato guariva, erano soldi per il governante. Poi, sopra un’asinella guidata da “S. Giuseppe”, con lungo strascico di popolo, la “Madonna” col “Bambino” facevano la fuga in Egitto, con la solita discesa fino alla madrice, dove veniva celebrata la messa cantata. Verso mezzogiorno, in piazza Cavour, montavano sul palco apposta alzato sotto il balcone della casa di donna Momma (Girolama Mendola) e pranzavano con le pietanze offerte dalla carità popolare.

Il popolo correva appresso a queste scene con ardire e ammirazione. Una gran folla godeva lo spettacolo dai balconi. Chi guardava, chi piangeva, chi si picchiava in vista di questa commemorazione. Nel popolo avvezzo alla quiete, al silenzio, alla pace sepolcrale, in queste ore regnava un grandissimo ininterrotto frastuono, un vocio incessante.

È stata clamorosa la “mangiata dei santi” del 1897. La piazza era addobbata con i soliti archi, i palchi della banda, con l’impianto di illuminazione ad acetilene, con la forma dei fanaletti e palle di vetro bianco opaco. In fondo stava l’impalcatura del castello di fuoco (fuoco artificiale). una serie di tende bianche difendevano dal sole i banchi di vendita del torrone e della "cubaita" sotto i palazzi.

Un mucchio di gente stava assiepata attorno al palco dei santi che mangiava, mentre il vicino palco della banda era gremito di ragazzi, che si godevano meglio la vista della mangiata. L’orologio del castello segnava le ore 13, quando ad un tratto si è sentito un tonfo, uno scroscio sordo, prolungato, misto a gemiti e seguito da un vocio confuso. Il palchetto dei santi è crollato e tutti giù, sulla folla. Tutti correvano e si accalcano. Vennero i carabinieri, il sindaco, gli assessori, i medici che erano in piazza. Grazie a Dio non è accaduto nulla di grave, solamente rottura di piatti, bicchieri e bottiglie, dispersione di pietanze e nulla più. È stato un vero miracolo, ma c’era da rimanere inorriditi dal cinismo, dalla barbarie di questo popolo, che non si dava pensiero dei poveri caduti, ma avidamente rubava tutto ciò che trovava sotto mano, chi un'arancia, chi un pane, chi un bicchiere. Gente senza cuore, che idoleggiava solo la rapina e gavazzava nella voluttà del furto. Nella foto si vede la scena 20 minuti prima del tonfo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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