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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Genealogia dei favaresi e la famiglia Pullara

di Carmelo Antinoro

 

Per molteplici eventi della nostra vita, tutti noi abbiamo dovuto apprendere, nel tempo, una grande quantità di informazioni legate al nostro vivere quotidiano; sporadicamente abbiamo invece pensato di preoccuparci di conoscere i nostri ascendenti e le loro vicende. Comunemente le persone hanno spesso una così scarsa conoscenza della propria genealogia, al punto da ricordare solo i nomi dei propri nonni e, nei casi più rari, dei bisnonni.

Tra le curiosita naturali dell’uomo, ritengo ci sia quella di conoscere la propria genealogia e l’origine del proprio cognome. È quindi più che mai comprensibile come, ad un determinato momento della vita in una persona possa subentrare la curiosità di saperne di più dei propri ascendenti. La curiosità, a ben vedere, in molti casi è congiunta ad un ardente desiderio di certezza delle proprie radici, per conseguire una conoscenza della propria identità.

Dalla metà del 1500 ai nostri giorni Favara ha visto nascere oltre 1200 famiglie (intendendo per famiglia un cognome). Di queste famiglie il 44, 6% ancora oggi risiedono a Favara, mentre il 55, 4% si sono estinte per mancanza di discendenza maschile o per trasferimento.

Tra queste famiglie ne ho scelto una a caso: quella dei Pullara, la cui presenza a Favara è intimamente legata al castello dei Chiaramonte di questa città. Per comprendere meglio questo legame dobbiamo fare un salto nel passato di oltre 350 anni, quando nel 1663 il mastro falegname Antonino Pullara ha ricevuto l’incarico, dall’arrendatario di questo Stato, per riparare le porte e finestre del castello e per tale motivo si trasferì a Favara (v. il mio libro ”Il castello dei Chiaramonte di Favara”, reperibile nelle edicole). Questo mastro Antonio abitava a S. Stefano di Quisquina ed era figlio di Biagio. Il lavoro nel castello durò abbastanza a lungo, tanto che Antonino si trasferì a Favara assieme alla moglie Antonia.

I due figli Pietro e Anna Rosaria erano già a Favara da qualche anno. Pietro svolse la breve professione di notaio nella nostra città; sposò Anna Traina di Girgenti nel 1657 e successivamente, rimasto vedovo, Vittoria Biundo nel 1665. Anna Rosaria nel 1649 sposò il mastro falegname Giovanbattista Bellavia figlio di Vincenzo (notaio in Favara nella prima metà del 1600), discendente da un mastro Annibale da Sutera (il capostipite dei Bellavia di Favara, nato intorno al 1533).

Da Anna traina nacquero Vittoria e Domenico; da Vittoria Biundo nacquero invece Anna Maria e Rosalia. Solo Vittoria e Domenico si sposarono e da quest’ultimo discendono tutti i Pullara di Favara. Il notaio Pietro si spense nel 1672, alla prematura età di 33 anni, ed il suo corpo è stato deposto nella cripta dell’oratorio del SS. Crocifisso (dove oggi si trova la cappella del SS. Crocifisso all’interno della chiesa madre - vedi art. “Il cimitero sotto la madrice di Favara”).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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