panorama
GeneoStoriaFavara

Stemma civico del Comune di Favara

Profilo e finalità

Home

contatto

Genealogia dei Favaresi

- emigrazione -

Memorie storiche

Curiosità storiche

Etimologia del dialetto

Album delle memorie

Dominazioni e re di Sicilia

Artisti siciliani

Vescovi della Diocesi Agrigentina

 

Archivio curiosità

01

02

03

04

05

06

 

Fra i dipinti del Palazzo Mendola
Un personaggio straordinario
La mangiata dei santi
Alexander Dumas filius populi Fabariae
Genealogia dei favaresi e Pullara
Simboli sacri/massonici madrice
Favara: storia, arte, massoneria
Il barone Mendola si racconta
Il Trattato del barone Mendola
"Levate a cammisella"
Antico viaggiatore a Favara
Sotto l'usbergo dei Frati Minori
Una chiesa divenuta macelleria
La febbre del lotto
Memoria di un turbine

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

S. Onofrio di Favara: una chiesa divenuta macelleria

di Carmelo Antinoro

 

Fabbriche dell'antica chiesa di S. OnofrioC’erano quattro chiese nella piazza Cavour di Favara: due ancora esistenti, cioè quella di S. Rosalia (o Purgatorio) il cui primo impianto risale al 1626 e quella del SS. Rosario, già esistente nel XVII sec. e ricostruita negli anni 1705-1711; due non più esistenti, cioè quella dei SS. Cosimo e Damiano (di diritto e patronato dei marchesi di Favara), esistente nel XVII sec. fino alla fine del 1700, all’angolo fra via Rosario e piazza Cavour e quella di S. Onofrio o della Grazia del Vullo (o Gullo), in vita nel sec. XVII fino alla seconda metà del 1800. Questa chiesa si trovava all’inizio dell’attuale via Belmonte (anticamente via dell’Ospizio, per la presenza di un piccolo ospizio di frati francescani attaccato alla stessa chiesa).

Nella seconda metà del 1800, molto probabilmente dopo la eversiva legge che ha dato origine all’incameramento di molti beni ecclesiastici al demanio dello stato, la chiesa di S. Onofrio, con atto pubblico, è entrata nel possesso del Comune di Favara.

Per alcuni anni la chiesa è stata utilizzata dal Comune come magazzino; qualche volta all’interno è stato allestito un teatrino. Alla fine dell’800 si parlava di un progetto da parte del Comune per la trasformazione in teatro comunale, ma la cosa non ebbe seguito.

Tra la chiesa del Purgatorio e l’ex chiesa di S. Onofrio don Ciccio Albergamo possedeva un palazzo (ancora esistente) che utilizzava come caffetteria e dolceria, oltre che per abitazione. Alla fine del 1905 l’Albergamo ha comprato la ex chiesa di S. Onofrio e le susseguenti case di Dejure (già ospizio di frati francescani) con l’intenzione di accorparli al suo palazzo, per ricavarne un albergo e ristorante. Nel 1907 ha realizzato una caffetteria sontuosa e di lusso e la zona d’ingresso sulla piazza l’ha impreziosita con decorazioni in legno verniciato nero su cui ha fatto collocare una tabella con la scritta “Caffè Umberto” con lettere modellate in cristallo dipinte. Un’altra tabella ancora riportava la scritta "Francesco Albergamo e figli - liquori e dolci - premiata specialità cassata siciliana". L’ingresso dell’esercizio era un bel vedere e assomigliava alle belle insegne delle grandi città.

Alla fine dell’estate del 1907 il dolciere Francesco Albergamo cominciò a fare demolire le fabbriche della ex chiesa di S. Onofrio e dell’antico ospizio dei cappuccini. Nella seconda metà di ottobre la cuspide e la grande porta del prospetto, che ancora si leggevano, vennero completamente cancellate e al piano terra furono inserite due porte ad arco a sesto ribassato (vedi foto allegata). Una chiesa, sebbene da anni sconsacrata e distolta dal culto spariva.

Oggi in quel sacro luogo caduto nell’oblio c’e una macelleria, quasi a rimembrare metaforicamente, che fu luogo d’adorazione di un dio fattosi carne. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Geneo Storia Favara