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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Favara nella storia fra arte e massoneria

di Carmelo Antinoro

 

Ritratto di Giuseppe Garibaldi del pittore Eugenio PeregoNel 1867, ritornati in Favara i garibaldini dal Tirolo, cominciò a sorgere un nucleo massonico importato da quei volontari: Giovanni Lombardo, Nicolò Costanza, Antonio Butticè e Gaetano Montalbano, a cui si unirono altri parecchi individui e studenti.

Ispirati da principi repubblicani di illustri personaggi del risorgimento, nacquero in Favara le prime logge massoniche fra cui: “Aurora”, “Vita nuova” e “Vespro”, quest’ultima con Maestro Venerabile Gaetano Mendola (fratello del più noto filantropo, ampelografo ed antimassone barone Antonio). Sembra strano, ma l’illustre barone antimassone Antonio Mendola (all’età di 32 anni) incontrò il massone Garibaldi (all’età di 53 anni) in Palermo nel 1860, precisamente a Porta Nuova, allora appendice del palazzo reale borbonico. Il barone ne ricevette una impressione meravigliosa e, come lui stesso ha scritto si trovò innanzi ad un bell’uomo, biondo, proporzionato di corpo, con sguardo dolcissimo, accompagnato da soave leggero sorriso, capelli lunghi sulle spalle e biondi, barba pure bionda, non lunga. La sua camicia larga a collare svoltato, a lunghi polsi, a maniche goffe, rossa del colore del fuoco, del colore repubblicano. Aveva un fazzoletto annodato nelle punte sotto il collo, pendente dietro la spalla, larghi pantaloni chiari ed una corta spada al fianco che davano un qualcosa di speciale a quest’uomo predestinato. Sono stati otto giorni assieme ed in questo breve tempo il generale si accorse della lealtà del barone Mendola. Garibaldi era buono oltre modo e in molte cose si consigliava col Mendola. In realtà il barone Mendola sconosceva Garibaldi come massone e, a sua volta, Garibaldi sconosceva il Mendola come antimassone, eppure fra loro è nato subito un rapporto di stima e fiducia reciproca, perché? La verità stava nel fatto che il Mendola che si dichiarava antimassone, intimamente era vero massone, molto più di quanto poteva esserlo suo fratello Gaetano e, non era un caso che essendo uomo politicamente democratico-socialista gli organi di Pubblica Sicurezza lo consideravano (il barone forse non è venuto mai a conoscenza) un potenziale soggetto trascinatore contro l’allora imperante monarchia.

Non mancarono contatti fra le logge di Favara e l’eroe dei due mondi e gran maestro della massoneria italiana del Grande Oriente d’Italia Giuseppe Garibaldi. In una affettuosa lettera dallo stesso inviata il 29 agosto 1869 da Caprera ai fratelli della “Vita nuova” di Favara, diceva di come la Massoneria, vecchia matrona repubblicana della libertà, della fratellanza umana e del vero, con un solo onnipotente, in quanto sistema normale degli onesti, non poteva astenersi dalla politica.

Prova testimoniale, ancora oggi, di questi rapporti di affettuosità intercorsi fra Garibaldi e Favara è un suo meraviglioso ritratto del 1885 del pittore Eugenio Perego (Milano 1845 - 1923), impreziosito da una artistica cornice in legno intagliato dello scultore palermitano prof. Salvatore Valenti, commissionati dal Comune di Favara rispettivamente nel 1882 e 1887 sotto la sindacatura del dottore Antonio Valenti, non a caso massone.

 

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