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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Il falso blasone della famiglia Fanara

di Carmelo Antinoro

 

Qualsiasi famiglia ricca e/o notabile nel passato agognava ad un titolo nobiliare; qualcuna, per una serie di eventi, è riuscita a comprarlo (la famiglia Mendola), qualche altra è rimasta a bocca asciutta, qualche altra ancora si è inventato uno stemma araldico (v. le famiglie Cafisi e Fanara).Falso blasone in bronzo nella cappella della famiglia Fanara

La famiglia Fanara in questione risale ad un Girolamo (nato intorno al 1543) sposato intorno al 1573 con Margherita Pasciuta e nel 1593 dimoranti a Favara nella pubblica piazza (piazza Cavour), in una casa (ricadente nello stesso luogo dove Salvatore Fanara - uno dei discendenti - nella seconda metà del 1800 ha fatto costruire il nuovo palazzo) confinante col fondaco dei principi De Marinis Tagliavia e Aragona (attualmente bar Italia).

Risulta probabile l'attribuzione dell'invenzione del blasone o almeno di quello in marmo sottostante, un tempo esposto nel bar Italia e di quello in bronzo sul prospetto della gentilizia al cimitero di Piana Traversa (v. foto sopra), al detto Salvatore Fanara (v. sindaci).

Ma cosa rappresenta questo stemma?

Blasone proveniente dal Palazzo Fanara di piazza CavourRisulta evidente, dai segni araldici, che l'arma è una rielaborazione di quello dei Lucchese Palli: rosso, con tre palle d'oro ordinati 2 e 1, con scudo accollato da un'aquila bicipite di nero armata e beccata d'oro, linguata di rosso, con corona di principe (v. foto in basso).

Ma chi erano i Lucchese Palli e quale relazione c'è coi Fanara?

Presto detto.

Secondo il Villabianca l'antica e nobilissima famiglia Palli dovrebbe prendere origine da unBlasone della nobile famiglia dei Lucchesi Palli Adinolfo Palli figlio di una sorella di Desiderio re dei Longobardi, signore d'un castello detto Tre Palli. I suoi discendenti governarono la repubblica di Lucca, ed un Andrea Palli, essendo passato in Sicilia, fu nominato Lucchese Palli in memoria della sua patria. Fu egli, dunque, il ceppo di questa famiglia in Sicilia, dove si diffuse, specialmente in Sciacca e Naro e, da qui, in Palermo. Vanta soggetti famosissimi per dignità e ricchezze: un Luigi Antonio rettore di Sciacca sotto la regina Margherita, e da Federico II imperatore creato gran prefetto del regno nel 1239; un Nicolò di lui figlio giustiziere del val di Mazara ed altri che furono capitani di guerra di Licata, Girgenti, Taormina, Trapani, Salemi, Mazara e Sciacca loro patria, nella quale goderono le baronie di Magazolo, Perrana, Bertolino, Martogna, Bellapietra, della Salinella, del Giardinello, e di Cianciana.

Dai Lucchese Palli di Naro derivarono i baroni della Gresta della Delia, di S. Fratello, ed i principi di Campofranco duchi della Grazia come dal Savasta.

Primo ad investirsi di tal titolo fu il principe Fabrizio Lucchese Palli nel 1625 pervenutogli dalla moglie Eleonora del Campo erede della baronia di Campofranco.

Fiorirono inoltre: un Antonio investito nel 1720, gentiluomo di camera, capitano giustiziere di Palermo 1739, brigadiere dei reali eserciti, cavaliere professo dell'ordine di S. Gennaro, istitutore dell'Accademia Palermitana detta dell'Unione della Galante Conversazione, inaugurata nel suo palazzo nel 1760, della quale fu poeta e mecenate; un Andrea vescovo di Girgenti ove istallò una biblioteca (ancora oggi esistente) ed un medagliere (razziato); un Emmanuele teatino oratore sacro; altro Antonio principe di Campofranco, gentiluomo di camera cavaliere grancroce di vari ordini equestri, brigadiere dei reali eserciti, luogotenente generale in Sicilia, ministro e consigliere di stato; un Ferdinando fratello del precedente onorato di varie incombenze diplomatiche, distinto economista. Là rappresenta il vivente principe di Campofranco D. Emmanuele Lucchese Palli e Pignatelli gentiluomo di camera, grancroce del r. Ordine Costantiniano, e cavaliere gerosolimitano.

Figlio di Giovanni Lucchese Palli (4° principe di Campofranco) e Stefania del Bosco fu Gabriele (n. 1687) che sposò Melchiorra Fede, da cui nacquero Bernardo (Capitano di Giustizia a Naro nel 1742-1743) e Anna (1715-1799) che sposarono due giovani rampolli della famiglia Fanara: Caterina e Paolo (n. 1709) figli di donna Antonia Bardi e don Angelo Fanara. Quest'ultimo fu trisavolo di quel Salvatore di cui si è parlato inizialmente, che fu sindaco di Favara del 1864-1865.

La numerosa famiglia di Paolo Fanara e Anna Lucchese Palli coi 13 figli, nel 1748 abitava nel quartiere Madrice, in un tenimento di case di 21 stanze fra terrane e solarate, confinante con il fondaco ducale (oggi bar Italia di piazza Cavour) e strada pubblica, esistente nello stesso luogo dove, come già detto, Salvatore Fanara nella seconda metà del 1800 ha fatto costruire il nuovo palazzo.

 

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