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La lapide nel posto sbagliato
La caffetteria Umberto

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Atto di obbedienza del Comune di Favara

di Carmelo Antinoro

 

L'italia nel periodo antecedente il 1848 era segnato dall'insoddisfazione per l'ordine esistente negli anni precedenti, dalle difficoltà economiche, che si erano abbattute. Nel biennio 1846-1848 i sovrani italiani furono costretti a concedere diverse riforme, spinti dalle continue pressioni dei liberali: in Piemonte il re Carlo Alberto ammodernò i codici e i sistemi amministrativi, concesse la libertà di stampa; in Toscana venne abolita la censura, si istituì la Guardia Civica e si cercò di coinvolgere maggiormente i cittadini nella vita dello Stato; tra i governi di Milano, Torino e Firenze si iniziarono a creare le basi per creare una lega doganale. In questo periodo i liberali consolidarono le loro posizioni, grazie alla guida di Gioberti, Cesare Balbo, Massimo D'Azeglio, riuscendo ad ottenere riforme amministrative, unificazione di diverse dogane e ferrovie, maggiori relazioni tra i vari Stati italiani.

Un elemento che accomunava i diversi gruppi liberali era senza dubbio la rivendicazione di una Carta Costituzionale. Nei mesi di gennaio e febbraio 1848 gli Stati italiani erano in subbuglio. Un fermento generale attraversava tutti i paesi.

La prima ribellione si svolse in Sicilia il 12 gennaio 1848, un gruppo di giovani democratici, con alla guida Rosolino Pilo, combatté contro le truppe borboniche che abbandonarono Palermo. Questo passo convinse i rivoluzionari di tutta Italia a lottare fermamente per i loro diritti ed ideali politici.

La rivoluzione del 1848 e il suo impatto storico fu talmente forte che nel linguaggio corrente è entrata l'espressione "fare/combinare un quarantotto" per sottintendere un'improvvisa confusione e scompiglio. A questo “48 si lega una lettera di sottomissione e omaggio al real trono da parte della Decuria del Comune di Favara guidata da Giuseppe Cafisi di seguito riportata.

 

Atto di obbedienza

Lettera inviata da Firenze dal prof. Calogero Saverio Vinciguerra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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