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Un cardinale agrigentino dimenticato
Il barone Agostino La Lomia
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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Garibaldini favaresi

di Carmelo Antinoro

 

Il generale Giuseppe GaribaldiLe rivolte antiborboniche ed autonomistiche siciliane del 1812, 1820 e 1848 avevano fatto maturare tra i patrioti siciliani l’idea dell’unità d’Italia. Fu lo statista riberese Crispi che, rientrato in Piemonte dopo un soggiorno a Londra, dette l’idea a Garibaldi di uno sbarco in Sicilia, peraltro incoraggiato segretamente dal Cavour.

Fu così che venne organizzata la spedizione dei Mille e avrebbe dovuto avere come scenario le coste agrigentine di Sciacca; ma per la presenza a Marsala di alcuni vascelli da guerra inglesi, che impedirono alle artiglierie borboniche di aprire il fuoco sui due vapori savoiardi, lo sbarco avvenne in quel porto l’11 maggio 1860.Il capitano Nino Bixio

La notizia dello sbarco si diffuse in tutta la Sicilia e numerosi “picciotti” partirono dai loro paesi per arruolarsi nelle file delle Camicie rosse.

Dopo la presa di Palermo una colonna, comandata da Nino Bixio, si diresse verso Girgenti, passando per Favara il 13 luglio 1860.

Come per altri luoghi, anche a Favara una manciata di giovani sentì l'ardore garibaldino di libertà e fra questi: Giuseppe Arnone, Nicolò Balistreri, Antonio Butticè, Antonio Castellana, Nicolò Costanza, Salvatore Indelicato, Giovanni Lombardo e Gaetano Montalbano. Tuttavia non sono da escludere altri coraggiosi, visto le labili tracce storiche a noi pervenute.

Nelle battaglie condotte da Garibaldi, fra i volontari arruolati, il più vecchio aveva 69 anni e il più giovane 11 anni e combatteva assieme al padre.

 

Arnone Giuseppe (☼ 20 2 1834  † 19 4 1900)

Primo dei dieci figli di Luigi (aromatario) e Filippa Vita. Nel 1838 la famiglia abitava in via S. Vito, 2.

Perito agrimensore, fece pochi studi di giurisprudenza in Palermo, dove si collegò coi repubblicani e fu avverso ai borbonici ed ai clericali. Tuttavia non dimostrò inclinazione per le dimostrazioni di piazza. Tra i mesi di settembre e ottobre 1860 pare abbia combattuto a Maddaloni.

Nel 1873 il delegato di P. S. lo ha inserito nell'elenco degli individui avversi all'ordine delle cose per le sue idee e perché influente nella classe del popolo minuto, di cui ne era spesso il conciliatore. Tuttavia (come si evince nello stesso verbale) Giuseppe Arnone era stimato in paese e non pericoloso.

Il barone A. Mendola ha scritto nei suoi diari:

Sabato 20 aprile 1900 - Ieri è morto Peppino Arnone, poverino!, non compianto, non assistito bene!, così finiscono i soli. ... amico di giovinezza mia, viveva da tempo concubinato con Luzza Cardonello per parte di madre. Galluzzo Antonio era suo padre. Oggi si è sposata in matrimonio segreto. Egli è uscito dal mondo senza biasimo e senza lode.

26 aprile 1900 - Rosa Carbonella, moglie di Antonio Galluzzo, è venuta a chiedermi qualche cosa perché sua figlia Calogera per molti anni druda del Peppino Arnone che la sposò sul letto di morte, lampisce di miseria con un bambino lattante. Don peppino non le potè lasciare nulla, avendo donato tutto ai suoi parenti. Le ho dato 5 lire.

Garibaldino Nicolò Balistreri

Balistreri Nicolò (☼ 22 7 1836  † 14 10 1922)

 Primogenito di sette figli di Salvatore (contadino) e Vita Fanara.

Nel luglio del 1860 combattè a Milazzo contro le truppe borboniche.

Era gabelloto di zolfare e nel 1861 a Favara sposò Rosa Serio, da cui ebbe cinque figli.

Il Comune di Favara ha tributato una via a questo personaggio.

 

Butticè Antonio ( 3 2 1848  6 Garibaldino Antonio Butticè10 1902)

Quartogenito di otto figli di Gaetano (sarto) e Giuseppa Calzarano.

Nella terza guerra d'Indipendenza partecipò, in Trentino, il 21 luglio 1866, alla battaglia di Bezzecca. Per coraggio e furia combattiva nella battaglia venne decorato con medaglia d'oro.

Visse e lavorò a Favara come sarto e sposò Anna Lentini nel 1876.

Il delegato di P. S. l'aveva inserito nell'elenco degli individui avversi all'ordine delle cose, in quanto repubblicano, influente nella classe degli operai e pericoloso ad ogni occasione.

Fu un anticlericale tollerante.

Nel 1867 venne arrestato in Favara d'ordine della Prefettura, come mestatore e pericoloso all'ordine pubblico.

Fece parte della Loggia Massonica Aurora e fu tra i fondatori del circolo mazziniano Pensiero ed Azione assieme a Giovanni Lombardo, Angelo Pardo e Antonio Patania.

L'iscrizione nella lapide al cimitero di Piana Traversa riporta: Antonio Butticè fu Gaetano 3 febbraio 1848 - 6 ottobre 1902 furono la sua costante fede Patria Lavoro e Famiglia, cui consacrò tutti gli affetti della vita. Milite della libertà, valorosamente combatté con Garibaldi nel 1866.

Il Comune gli ha dedicato una strada fra la via Luigi La Porta e via delle Fonti.

Garibaldino Antonio Castellana

Castellana Antonio ( 4 1 1847  21 4 1919)

Primogento di otto figli di Pasquale (calzolaio) e Francesca Imbergano.

Nella sua lapide, al cimitero di Piana Traversa si legge: Seguì Garibaldi nelle sue gloriose gesta.

Per il suo coraggio fu nominato u Valurusu.

Nel 1873 sposò Raffaela Salvo

Nel 1874 dal Comune di Favara fu nominato insegnante di seconda classe nelle scuole serali .

Il Comune gli ha tributato una via nel quartiere Giarritella.

 

Costanza Nicolò ( 3 8 1844)

Terzultimo genito di undici figli di Angelo (possidente) e Rosalia Montalbano (figlia del notaio Nicolò).

Guardazolfare;

Fu tra i combattenti a Bezzecca, il 21 luglio 1866.

Al suo ritorno a Favara si iscrisse con altri ex garibaldini alla loggia massonica Aurora, di ispirazione mazziniana.

Il delegato di P. S. l'aveva inserito nell'elenco degli individui avversi all'ordine delle cose, in quanto internazionalista.

Il Comune gli ha dedicato un vicolo nella salita S. Vito.

 

Indelicato Salvatore alias Pispisedda ( 19 5 1850  13 1 1927 AG)Garibaldino Salvatore Sajeva (museo del Vittoriale nell'Altare della Patria, a Roma)

Quartultimogenito dei quattordici figli di Giacomo (muratore) e Francesca Airò.

Si Arruolò fra le file garibaldine a 14 anni, all'insaputa di Garibaldi e di Bixio (data la giovane età) per paura di essere respinto. Come aiutante cuoco entrò nella Caserma Gioeni di Agrigento e grazie alla sua testardaggine ed alla sua carica di simpatia venne accettato, divenendo trombettiere di Bixio.

Combattè a Milazzo nel luglio 1860, nella valle del Volturno fra il 26 settembre e il 2 ottobre 1860 e a Stivale di Garibaldi col foro della pallottolaMaddaloni, sull'Aspromonte il 29 agosto 1862, dove conservò nel proprio tascapane lo stivale insanguinato di Garibaldi (v. foto a sx), che era stato raccolto dall'agrigentino Rocco Ricci Gramitto e che oggi si trova nel museo del Risorgimento a Roma, assieme alla foto del Sajeva sopra riportata.

Volle essere seppellito assieme alla camicia rossa, al fazzoletto verde e le tre medaglie d'argento ricevute dal generale Garibaldi.

 

Lombardo Giovanni alias Basicchio ( 24 12 1847  23 12 1902)

Terzogenito di cinque figli di Basilio (possidente) e Giuseppa Belmonte; cugino di primo grado del barone Antonio Mendola per via della zia materna Maria Antonia Mendola.

Compì i suoi studi nel seminario di Girgenti, essendo il pensiero dei genitori di volerlo destinare alla professione di prete.

Nel 1866 seguì Garibaldi fino al Tirolo e fu tra gli eroi di Bezzecca.

Al suo ritorno a Favara importò idee repubblicane. Si ispirò a Mazzini e fece parte della loggia massonica Aurora, partecipando attivamente ai fermenti politici del paese.

Nel 1873 risultava inserito nell'elenco degli individui avversi all'ordine delle cose, in quanto repubblicano, con idee avverse alla religione, pericolosissimo all'opportunità.

Nel 1881 sposò Anna Dulcetta da cui ebbe sei figli.

Il barone Mendola nei suoi diari ha descritto il cugino Lombardo come uomo prodigo, folle, nemico ostinato e feroce di sé medesimo. In pochi anni ha dato fondo al suo ricco patrimonio, compresa la casa d'abitazione.

Prima di morire volle i sacerdoti, abiurò le sue eresie, confessò i propri peccati, tolse dal capezzale i quadri di Garibaldi e Mazzini, sostituendoli col Crocifisso e la Madonna. Restarono, però, una vedova e sei figli da sfamare, senza casa e avvenire.

Il Comune gli ha dedicato un cortile sul corso V. Emanuele.

 

Montalbano Gaetano ( 4 7 1842  2 2 1875)

Primo dei cinque figli di Calogero (benestante) e Angela Giudice.

Partecipò alla terza guerra di Indipendenza nel 1866 e fu tra gli eroi di Bezzecca.

Ritornato a Favara si iscrisse alla loggia massonica Aurora.

Si suicidò nel fiore degli anni e la mattina del 2 2 1875 il suo corpo venne trovato poco lontano dal cimitero.

In un articolo sul periodico La Giustizia, di Angelo Pardo, si legge: La sua morte in Favara è stata un lutto universale. Noi abbiamo perduto in esso un fratello, la Patria un nobile figlio, la rivoluzione sociale un braccio poderoso. Circa le motivazioni del suicidio, il giornale La Face aggiunge che si era trovato un deficit di lire 700 nella gestione del Dazio Consumo, ove il Montalbano era impiegato e che, per non soffrire l'onta del disonore aveva sull'annottare lasciato i suoi mormorando parole di morte e minacciando di volerla finire con un'esistenza che ormai gli era divenuta di peso.

Il Comune gli ha dedicato un cortile sul corso V. Emanuele.

 

Sull'argomento si segnala il libro di Antonio Arnone, Sedizione e restaurazione in Provincia di Girgenti dopo il 1861, Ass.ne cult. Cronos, M. Lombardo edit., Agrigento, 2008

 

Antonio Antone: Sedizione e restaurazione.

 

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