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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Giuseppe Gallego: primo fotografo agrigentino

di Carmelo Antinoro

(da un saggio del compianto don Biagio Alessi, inserito nel libro di Rosario Perricone: Il volto del tempo, arricchito da ricerche dello scrivente, con il prezioso contributo degli storici Raimondo Lentini di Ribera, Giovanni Moroni di Calamonaci e Giovanni Scicolone di Agrigento)

 

La fotografia nella città dei Templi

La fotografia da tempo è entrata nella storia, non solo per il grande contributo documentale delle immagini, spesso vera e inoppugnabile testimonianza della verità storica, ma anche come settore di ricerca. Da diversi decenni, infatti, in Italia e all'estero sono apparse numerose pubblicazioni sulle origini della fotografia, sulla sua diffusione e sui numerosi suoi esponenti in Europa e nel mondo.

Sono delle ricerche di estremo interesse e appassionanti quelle sulla meravigliosa scatola delle illusioni. È nato un filone storiografico nuovo, ormai abbastanza assodato e seguito. Affascina anche per quelle copiose immagini che aiutano a ritrovare le nostre radici, i volti dei progenitori restituendoci pure brani di vita e la fisionomia delle nostre città, prima che una dissennata espansione edilizia travolgesse ogni cosa.

A questa interessante costruzione della memoria fotografica hanno contribuito tanti uomini intelligenti e a volte veri pionieri, con un vissuto umano spesso pieno di fascino e suggestivo come le immagini che hanno prodotto usando strumenti e procedimenti assai differenti da quelli automatici e automatizzanti dei nostri giorni e del grande processo tecnologico ed elettronico.

Per avere un quadro generale, brevemente ricordiamo che la fotografia, frutto di tante invenzioni, alcune lontane nel tempo come la camera oscura di Leonardo del 1520, nasce ufficialmente nel 1839.

In quell'anno, infatti, sia Luis Jacques Mandé Daguerre (1787‑1851) che William Henry Fox Talbot (1800‑1877) pubblicizzarono le loro singolari invenzioni. Il francese, utilizzando alcuni processi del vero padre della fotografia Joseph Nìépce (1765‑1833), comunica all'Accademia (7 gennaio), alla Camera del Deputati (3 giugno) e in pubblico (19 agosto), tramite il suo segretario Arago, il processo Daguerre. L'inglese in quell'anno arriva alla creazione del fototipo e della fotocopia, inventando il negativo, cioè la possibilità di moltiplicare la stampa di una stessa immagine, al contrario dei francesi che producevano esemplari unici.

L’arte fotografica arrivò ad Agrigento presto, a distanza di una diecina di anni dalla sua invenzione. Questo dimostra come la città dei templi, e tutta l’Isola, contrariamente alla tesi del Gentile, non fu mai sequestrata  e lontana dalle innovazioni e scoperte, o dalle nuove teorie e idee circolanti nel resto d’Italia e d'Europa, ma era inserita nel grande movimento del progresso storico.

La fotografia ebbe un grande successo in  città e se prima solo la classe aristocratica e ricca aveva la possibilità di farsi fotografare andando a Palermo o altrove, presto tutti ebbero la possibilità di immortalare le loro sembianze recandosi negli stabilimenti fotografici  negli studi di alcuni intraprendenti agrigentini.

I fotografi attivi in città e di cui si ha notizia, sono Giuseppe GALLEGO (1833‑1901), Agatocle POLITI (1841‑1907), Alessandro POLITI (1847‑19..), Angelo AMOROSO (1864‑1944), Francesco CAMPAGNA (1867‑1932) con la moglie Maria GRITA (1874‑1927), Emanuele GRAMITTO ( ? ) con la moglie Rosina GRITA  (1868-1928. Maria e Rosina Grita  appartenevano  alla grande famiglia di fotografi  originari di Caltagirone. Figli di Salvatore, assieme al fratello Michele, impararono l'arte fotografica dal padre e nell'atto di morte del comune di Agrigento,  sia loro che la madre sono dette di professione fotografa.

A questo primo gruppo di fotografi più antichi vanno aggiunti gli altri che hanno operato nella città dei templi successivamente e cioè, i fratelli LO BIANCO da Sciacca, Fabio POLITI (1875‑1953), Giuseppe LAZZANO (1896‑1979), Edoardo CAPOSTAGNO (1907‑1989), Vincenzo PIRO (1906‑1989) e VITELLARO, ­ ROMANO, NOBILE, ELIO,  ARENA.

 

Il primo fotografo agrigentino

Dalla documentazione raccolta,  risulta che il primo fotografo di Agrigento fu Giuseppe Gallego,  già attivo in detta città nel 1855.

Dagli atti di nascita e morte dell’Archivio del Comune di Agrigento, da quelli di battesimo e morte degli Archivi delle Parrocchie della stessa città, nonché dagli atti di matrimonio dell'archivio di Stato di Agrigento e della madrice di Favara,  risulta che Giuseppe Gallego è nato il 29 luglio 1833, al Piano Gamez, quartiere di San Pietro, Agrigento. Suo padre, don Ottavio, aromatario (erborista-farmacista), e sua madre, donna Maria Teresa Sterlini (di don Calogero e donna Raimonda Torregrossa), sposati il 12 febbraio 1825, appartenevano a due famiglie agrigentine benestanti dell'800. Risulta anche che detto Ottavio proveniva da Raffadali, dove è nato il 20 aprile 1801, ed era figlio di Giuseppe e Maria Stella Lauricella, probabilmente oriundi della città di Partinico. Risulta probabile, anche, che il cognome Gallego sia stata una storpiatura di Calleja, verso la fine del 1700.

Uno zio, Gaetano Gallego, beneficiale della Cattedrale, fu parroco di San Michele dal 1845 al 1853 quando fu promosso Canonico della Cattedrale. Ebbe altri fratelli e sorelle tra cui i gemelli Davide e Maria Stella nati l'8 marzo 1842; una sorella di nome Giulia, morì nubile il 10 febbraio 1909 a 79 anni. Il padre morì a 70 anni il 7 marzo 1879.

Il nostro fotografo, invece, si spense nella sua abitazione di via Garibaldi, in Girgenti, a 68 anni, il 2 luglio 1901, già vedovo di Gaetana Belmonte (Via P. Belmonte: un toponimo da correggere).

Giuseppe Gallego era primo cugino del noto filantropo e ampelografo di chiara fama barone Antonio Mendola di Favara per via della moglie Gaetana Belmonte, che aveva sposato a Favara il 23 aprile 1823, la quale era figlia di Belmonte Antonino e Maria Antonia Mendola, quest'ultima figlia di Andrea Mendola, primo barone (della famiglia Mendola) di Fontana degli Angeli e nonno di Antonio Mendola.

Da Giuseppe Gallego e Gaetana Belmonte, in data 11 ottobre 1866 è nato a Favara Antonino Ottavio.

Giuseppe Gallego amava l'arte ed era abile nel modellare la creta, distinguendosi per bravura tecnica e inventiva nella composizione. Era anche amante della pittura e, come tutti i veri fotografi dell'Ottocento, si dichiarava pittore fotografo.

Nella sagrestia della Chiesa di San Calogero di Agrigento si conserva una splendida tela della Madonna della Lettera, che in basso porla la scritta «Per devozione di Giuseppe Gallego». Non sappiamo se egli sia stato anche il pittore di questa bella tela. Era un fervente devoto di San Calogero. Dalla monografia di Domenico De Gregorio sul Santo nero di Agrigento apprendiamo che il volto dei Santo "nero come la pece, attorno al 1876, per opera di Giuseppe Gallego fu alquanto rischiarito” (p. 179). Inoltre il nostro fotografo fu tra i responsabili della confraternita di San Calogero, che risorse verso il 1880 grazie al grande impulso dato dal Gallego e poi da Giuseppe Lombardo (ivi 103, 111). Aderì al movimento rivoluzionario antiborbonico.

In basso si riportano due foto eseguite da Gallego, a sx quella del barone Antonio Mendola nel 1864 (all'età di 36 anni), a dx quella di un componente della famiglia Attanasio (venuti da Positano alla fine del 1700 e rimasti a Favara fino alla seconda metà del 1800). Si notano gli stessi elementi scenografici: il tappeto e la colonna.

 

  Foto nello studio di Gallego

 

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