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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Morte di don Liddu

di Carmelo Antinoro

(tratto dai diari intimi del barone Antonio Mendola)

 

Alla fine del 1897 sono stato colpito dal rumore di una catastrofe accaduta vicino alla mia abitazione, per la morte di un certo sartore forestiero chiamato don Liddu, forse Gaetani, rampollo di nobile decaduta famiglia. Lasciava la giovane moglie e sette figli piccini non riconosciuti civilmente. Egli era sposato ecclesiasticamente con una figlia di Rosalia Cognata, figlia del mio antico cocchiere don Giorgio.

Quei pianti scossero il mio sonno e mi commossero a pietà. Sapevo la malattia, sapevo l'indigenza della famigliola. Don Liddu lavorava tutto il santo giorno con l'ago, affannandosi gli occhi sopra una seggiola. La notte andava al dazio consumo, vegliando con disagio, al fine di mantenere la famiglia. Questo lavoro improbo, questa preoccupazione morale, la pessima qualità del vitto, la parsimonia insufficiente all'uomo, al lavoratore, gli produssero una malattia cronica ed orrenda, per la quale fu mandato al sepolcro.

Che terribile prospettiva per sette esserini deboli, soli, poverissimi, senza tetto, senza pane, senza speranza di procacciarne. Che infamia dei ricchi. Ho detto a me stesso: << Tu dormi qui, in una stanza ben arredata, sotto coltrici di lusso, saldi e confortevoli, in un palazzo con tante stanze, mentre sette infelici privi di tutto piangono e gemono sopra una sventura superiore a loro, di forza maggiore, piangono i piccini, piangono gli innocenti, piangono i lavoratori o i figli dei lavoratori e i benestanti guardano impavidi questo spettacolo e dormono e banchettano e forse si abbandonano all'orgia della gozzoviglia e della lussuria. I benestanti che oziano, i benestanti che consumano e non producono, che hanno intelletto per leggere il Vangelo e le forze ed i mezzi per esercitare le massime divine ed umanitarie. Essi non troveranno scuse e perdono davanti all'eterno Giudice delle opere di misericordia.

Se tutti si ponessero una mano sul cuore, se tutti si conformassero alla Bibbia queste iniquità sociali si vedrebbero cancellate e sparirebbero.

 

Dagli atti parrocchiali si evince che Calogero Gaetani è morto a Favara il 29 dicembre 1897, all'età di 43 anni. Era nato, quindi, intorno al 1854, a Naro, da don Antonio Gaetani e Calogera Trupia. Il 12 ottobre 1873 aveva sposato Rosaria Schifano, figlia di Calogero e Rosalia Cognata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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