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Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Ludovico Bonito: un cardinale agrigentino dimenticato

  di Carmelo Antinoro

(Relazione estratta ed ampliata dagli atti del prof.  Attilio Dalli Cardillo in occasione del convegno del 26 marzo 2009 della Società agrigentina di storia patria)

 

Ludovico Bonito nacque in Agrigento intorno al 1350 da famiglia antichissima, attestata fin dal XI sec. fra i patrizi di Scala, giunti nella Costiera amalfitana da Roma e da qui un ramo trasferitosi in Agrigento, con Andrea, intorno alla fine del XIII sec.

La famiglia Bonito risulta iscritta nell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana ed ebbe per stemma uno scudo d’azzurro, alla banda d’oro con sei mezzi gigli d’oro partenti dalla banda, tre di sopra e tre di sotto.

Agostino Inveges e Rocco Pirri riferiscono che il padre di Ludovico era Antonio, uomo nobile, amico dei Chiaramonte.

Ludovico Bonito coronò gli studi con il dottorato in diritto civile e canonico. Divenuto sacerdote, nel 1376 fu nominato canonico e ciantro (cantore) della Cattedrale di Agrigento. Nel 1383 fu eletto arcivescovo della sede metropolitana di Palermo dal papa Urbano VI.

Il 1 giugno 1387 Papa Urbano VI conferì al Bonito il pallio vescovile, da lui stesso mandato tramite Manfredi III Chiaramonte.

Il 10 novembre 1388 Ludovico Bonito convocò un Concilio provinciale, dove intervennero il vescovo di Agrigento Matteo Fugardo, quello di Mazara e il viceregente di Malta. Gli atti furono scritti di proprio pugno dal Bonito e consistettero in 24 canoni riguardanti il culto divino, la vita e la probità dei chierici, i canonici, i diritti di sepoltura, gli aspetti beneficiali e patrimoniali, etc.

Celebrate le nozze nel 1391 tra Martino di Aragona e la regina Maria, il pontefice Bonifacio IX, successore di Urbano VI, cercò di ostacolare l’ascesa di Martino in Sicilia, trovando appoggio in Andrea Chiaramonte, figlio di Manfredi III Chiaramonte, oltre che in Ludovico Bonito. Appena Martino si impadronì della Sicilia nel maggio 1392, Andrea Chiaramonte venne giustiziato il 1 giugno 1392 a piazza Marina, a Palermo, mentre Ludovico Bonito venne espulso dalla Sicilia e accolto dal papa Bonifacio IX che lo gravò di notevoli uffici della curia romana.

Nel 1395, il Bonito fu dal pontefice nominato arcivescovo di Antivari, nel Montenegro, in Albania; nel 1396 fu ordinato arcivescovo di Salonicco, in Grecia; Il 5 settembre 1399 Bonifacio IX lo trasferì alla diocesi di Bergamo e il 15 novembre 1400 a quella di Pisa. Nel 1406 fu messo a capo della diocesi tarantina da Innocenzo VII successore di Bonifacio IX. In questi anni, tuttavia, fu spesso lontano dalle suddette sedi episcopali, essendo stato invitato a svolgere missioni diplomatiche molto delicate per conto della Santa Sede.

Il 18 settembre 1408 Gregorio XII lo nominò cardinale con il titolo di Santa Maria in Trastevere (1408-1413).

Nell’Enciclopedia cattolica sta scritto che Ludovico Bonito è stato uno dei pochi rimasti fedelissimi al Papa Gregorio XII, condividendone le sorti fino alla morte. Lo seguì in Aquileja, poi in Gaeta e dal dicembre 1412 in Rimini, sotto la protezione del principe Carlo Malatesta.

Come scrisse Lorenzo Cardella, il cardinale Bonito, nell’atto di portarsi al Concilio di Costanza, una violenta febbre lo colse, privandolo della vita in Rimini il 13 settembre 1413. I funerali si svolsero nella chiesa di S. Francesco, di Rimini, il 15 settembre; L'elogio è stato consegnato dal Cardinale Giovanni Domenici, l'arcivescovo di Ragusa. I resti del cardinale Bonito vennero sepolti nel mezzo della stessa chiesa.Ritratto del cardinale Ludovico Bonito

Gli agrigentini cercarono di tramandare ai posteri la memoria del nostro porporato con due ritratti su tela che oggi non si trovano più. Tuttavia esiste un ritratto ad olio su tela, cm 115 × 90, di autore ignoto del XVII sec., che sul lato sinistro riporta la scritta LVDOVICO BRANCACIO S. R. E. CARD. CREAT. GREG. XII ANNO D. MCCCC (v. foto a sx).

L’elenco dei cardinali di S. Maria in Trastevere riporta: Ludovico Bonito Brancaccio (1408-1413). Queste circostanze inducono ad identificare il Brancaccio con il cardinale Bonito, ricordato in alcuni testi sei-settecenteschi come Ludovicus Bonitus de Brancatiis. L’estensione Brancaccio potrebbe derivare dal cognome della madre (di cui si sconosce il cognome), cosa molto in uso nelle famiglie nobili.

Trentasette anni dopo la morte di Bonito, nel 1450, la chiesa romano-gotica che era stata eretta dai Francescani nel corso del XII sec., venne commissionata da Sigismondo Malatesta a Matteo de’ Pasti e per l’esterno a Leon Battista Alberti.

Cattedrale di RiminiQuesto Tempio è il massimo monumento di Rimini, una delle chiese più importanti del Rinascimento Italiano, dove al suo interno troviamo opere di artisti quali Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Matteo Nuti e Cristoforo Foschi (v. foto a dx prospetto principale e interno).

Non essendo sufficiente il marmo dell’antico porto romano, fu necessario acquistare marmi dall’Istria, Verona e Ravenna. La parte superiore della facciata, palesemente incompiuta rivela l’imposta dell’arcata centrale fiancheggiata da alzate triangolari laterali.

Un basamento decorato da simboli malatestiani (rosa a quattroInterno della cattedrale di Rimini petali, elefante, lettere iniziali di Sigismondo intrecciate) scorre attorno a tutto l’edificio ornando anche i fianchi.

Lo spoglio presbiterio, ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, custodisce nell’abside il “Crocifisso” dipinto da Giotto nel 1312 per l’antica chiesa duecentesca.

A testimoniare la sepoltura, nella cattedrale di Rimini, dell’illustre cardinale Ludovico Bonito è una lastra marmorea sepolcrale (oggi murata nella parete retrostante il prospetto principale, a sinistra di chi entra nella chiesa - v. foto). La lastra marmorea, che all’interno della preesistente chiesa francescana costituiva il coperchio della tomba, era disposta a pavimento, ed il continuo calpestio, da parte dei fedeli, delle parti più prominenti del bassorilievo che riproduce il corpo del cardinale, oggi si vedono levigate (soprattutto il viso e le mani). La scritta in latino, con caratteri medievali, incisi lungo il bordo della lastra marmorea è la seguente: Hic animo, moribus, sensu, virtute, fenecta Consiliorum potens Ludovicus Stirpe Boneto agrigentina Sicula telluris, ut ipse Ingenio Clarus, sic dignitate serenus.. Nel sacro famam, Romaneque Tarentum Præbuit Ecclesiam per mille pericula Papa Gregorio temens sub vera fuit, usque secutus.

Le parole agrigentina sicule telluris (della sicula terra agrigentina) e l’arme in testa attestano inconfutabilmente l’appartenenza e l’origine agrigentina del cardinale Ludovico Bonito.

 

Lastra marmorea tombale del cardinale Ludovico Bonito nel duomo di Rimini

Lapide sepolcrale del Cardinale Ludovico Bonito

nella cattedrale di Rimini.

       

Particolare con la scritta latina agrigentina sicule telluris

Particolare della scritta agrigentina sicule telluris

 

Blasone della famiglia Bonito

 

Blasone del cardinale Ludovico Bonito

Particolare del blasone del Cardinale Ludovico Bonito riportato

nella lastra tombale, abraso per l'azione di calpestio dei fedeli.

 

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