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Cose da profondo sud al cimitero
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Non ci cambierà nessuno
Favara: indignarsi è un dovere
C'era una volta un casello
Favara che scompare
Costruire comunque e ovunque
Demolita torre del 1897
Demoliamo il Castello Chiaramonte
Favara: uno Stato nello Stato
Mura e futtitinni
Amministratori ignoranti e senza pietà
Favara: città dei vivi e dei morti

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Favara che scompare

di Carmelo Antinoro

 

Di crimini culturali a Favara ne sono stati commessi tanti e su questa strada si continua ogni giorno che passa. Sono scomparse le chiese dei SS. Cosma e Damiano, di S. Onofrio, di S. Calogero, l'antica madrice, l'antico convento di S. Francesco, la cCantonale del Palazzo di Agatino Petta in piazza Ruggero VII.inta muraria di difesa del castello, il bevaio di Giarritella. Sono scomparsi quasi tutti i dipinti delle chiese.Luogo dove prima c'era la pescheria comunale. Sono scomparsi i due palazzi Petta (di uno rimane un pezzo di cantonale, v. foto a sx), il palazzo D'Angelo-Piscopo e di tanti altri oggi rimane qualche cantonale o nulla più. È scomparsa la pescheria comunale (v. foto a dx) e di recente anche la torretta di guardia dell'800 del barone Mendola.

 Oggi nel centro storico di Favara, tranne che per qualche monumento, non si leggono più caratteri stilistici seicenteschi. Resiste qualche elemento settecentesco e quello che nella stragrande maggioranza rimane è del XIX e XX secolo. Buona parte di quello che rimane è deturpato, in cattivo stato di conservazione, inquinato da cavi elettrici, telefonici, da tabelle, antenne, etc.

È ovvio che l'architettura più significativa dei palazzi ed in parte delle chiese la dobbiamo principalmente alle famiglie arricchitesi con lo sfruttamento delle miniere e delle terre. Con l'evolversi dei tempi i palazzi signorili e nobiliari sono stati frazionati col passaggio agli eredi e la successiva vendita a più acquirenti (peggiore sorte èPalazzo Contino-Fidirichello. toccata a masserie e palazzi suburbani), col risultato che è sotto gli occhi di tutti: incuria, decadimento, sfacelo. Il settecentesco palazzo Contino-Fidirichello di piazza Cavour (foto a sx), sottoposto a vincolo d'interesse, è in agonia; anzi, nel 2006 era stato preso di mira da ladruncoli che di notte, dopo avere danneggiato il portone d'ingresso, si erano introdotti all'interno per rubare i gradini in pietra intagliata dello scalone d'accesso al piano superiore. In quel periodo dai proprietari era stato offerto al Comune per un prezzo abbastanza equo e per l'imbecillità e grossolaneria di alcuni consiglieri non è stato comprato, perdendo anche la possibilità, nel frattempo di usufruire di un consistente contributo per l'acquisto da parte della Regione.Battiporta del portone di casa Ambrosini.

Portale di casa Ambrosini.Alla fine del mese di marzo 2010 sono stati iniziati i lavori di recupero della casa Ambrosini e qualche benpensante ha rubato il batacchio del portone d'ingresso (v. foto).

Favara purtroppo non ha mai avuto una classe dirigente politica e burocratica  capace di capire queste cose e l'unico interesse che hanno sempre avuto è stato, e continua ad essere, il personalismo, il protagonismo, l'accaparramento di potere e la coltivazione di interessi esclusivamente personali, la corsa all'arricchimento e alla speculazione, procurando ferite indelebili e irreversibili nella società e nel tessuto storico. La massima aspirazione per alcuni è stata quella di costruirsi il palazzo e a Favara di esempi ne abbiamo in abbondanza.

Scriveva Elio Tocco nella sua Guida alla Sicilia che scompare - ediz. Sugarco, Milano 1984: Favara non è un paese ricco; nessun paese siciliano è ricco. Trentamila abitanti, seimila emigrati. Dei due importanti monumenti che facevano parte di un patrimonio che la storia aveva donato a Favara, uno - il castello - è Il castello invaso dal cemento dopo i lavori del 1964.stato assalito dal cemento armato (v. foto), l'altro - la chiesa del SS. Rosario - sta cadendo preda della la classe dirigente siciliana pensa, con una certa coerenza, che se un paese deve essere povero è meglio che lo sia in misura totale: né giovani, né lavoro, né vecchiaia. Forse monumenti; nulla. Certi come siamo che questi appelli per la conservazione di ciò che la storia e l'arte hanno lasciato in casa nostra non vengano ascoltati, concludiamo osservando come questi fatti vadano ad accrescere la già colma misura di responsabilità e crimini culturali commessi dalle classi dirigenti contro la Sicilia, la sua gente, i suoi monumenti, la sua storia.

 

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