panorama

GeneoStoriaFavara

Stemma civico del Comune di Favara

Profilo e finalità

Home

contatto

Genealogia dei Favaresi

- emigrazione -

Memorie storiche

Curiosità storiche

Etimologia del dialetto

Album delle memorie

Dominazioni e re di Sicilia

Artisti siciliani

Vescovi della Diocesi Agrigentina

 
La stele del barone Mendola trafugata
Esequie al cimitero di Piana Traversa
I dipinti di Farruggia
Notte di S. Silvestro al castello
Cose da profondo sud al cimitero
L'ex carcere in agonia
Non ci cambierà nessuno
Favara: indignarsi è un dovere
C'era una volta un casello
Favara che scompare
Costruire comunque e ovunque
Demolita torre del 1897
Demoliamo il Castello Chiaramonte
Favara: uno Stato nello Stato
Mura e futtitinni
Amministratori ignoranti e senza pietà
Favara: città dei vivi e dei morti

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Demolita la torre del barone Mendola del 1897

di Carmelo Antinoro

 

L'Ufficio tecnico comunale fa demolire una torre dell'800

Alla fine del mese di marzo 2010, tra le tante scriteriate demolizioni effettuate nel centro storico, com'era da prevedersi l'ennesimo scempio si è consumato a Favara.

Alea iacta est; la torretta sulla collina S. Francesco, a seguire le strutture del Boccone del povero (v. foto), è stata spazzata via assieme all'antico edificio a cui era collegata per far posto a un bel palazzo.

La guardiola era stata fatta costruire nel 1897 dal barone Antonio Mendola, riutilizzando residui di muri della distrutta chiesa cinquecentesca di S. Francesco d'Assisi, utilizzata come cimitero nel 1837 e 1867, durante l’epidemia di colera. La torretta doveva garantire e sorvegliare l’orfanotrofio del Boccone del povero, preso di mira da piccoli delinquenti che avevano perpetrato alcuni furti e, nello stesso tempo, salvaguardare anche il palazzo a nord della torretta, allora loculus popularis sapiantiae del barone, che conteneva una biblioteca di circa 14.000 volumi, un museo, un osservatorio meteorologico, una legatoria dei libri e un laboratorio di falegnameria a piano terra.

Il barone, che tanto sperava nei posteri, avrà da rivoltarsi nella tomba nel constatare, dopo più di cento anni dalla sua morte, tanta disonestà intellettuale e morale e tanta povertà culturale.

Fanno bene tanti giovani ad abbandonare questa disgraziata città per non tornarci mai più.

 

Crimine culturale e violazione del codice dei Beni Culturali

Il 2-3-2009, la Soprintendenza di Agrigento così si è espressa in riscontro alla richiesta sulla esistenza vincoli da parte del privato proprietario della torre e degli antichi edifici  a cui era collegata (perfettamente integri dal punto di vista statico): In riscontro alla Vs. richiesta pervenuta a Codesto Servizio Beni Architettonici in data --/--/--, prot. N° ---, si attesta, per quanto di competenza, che dall’esame degli atti presenti in Ufficio, l’immobile di che trattasi, non risulta sottoposto a vincolo ai sensi del D. L. 42/04.

Detto provvedimento, redatto senza istruttoria, senza sopralluogo, senza cognizione e consapevolezza del valore storico del manufatto oggetto della richiesta, ha decretato la demolizione dello stesso. La cosa grave, anzi gravissima è che questo è avvenuto ad opera di chi doveva tutelare il bene. Questa azione criminosa (di cui hanno dato informazione quotidiani regionali e nazionali, TV locali, notiziari web, etc.) ha suscitato sgomento, incredulità, profondo imbarazzo e vergogna nella Comunità favarese e l’interrogativo comune è stato e continua ad essere: Come è potuto accadere questo scempio?

Il valore storico della torre è indiscutibile, perché, oltre che legata alle vicissitudini di un personaggio del passato di chiara fama internazionale, era collegata anche a due adiacenti manufatti (vincolati ope legis) dallo stesso barone fatti costruire nella seconda metà del 1800 ed ancora esistenti: il complesso del boccone del povero ed inabili al lavoro (oggi delle suore bocconiste) ed il loculus popularis sapientiae del barone (oggi in possesso del Comune di Favara e alla fine del 1800 comprendente una biblioteca antiquaria di circa 14.000 volumi, stampe, foto, un museo ornitologico ed oggetti antichi di varia fattura - segnalato come bene d’interesse nell’atlante dei beni culturali redatto dall’Ass.to Reg.le BB. CC. – un osservatorio meteorologico, un laboratorio di tassidermia, una rilegatoria, etc.), a guardia dei quali stava, appunto, la demolita torre dotata di feritoie d’osservazione.

Il Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/04), all’art. 20, recita che gli stessi non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione. Lo stesso, inoltre, obbliga la tutela di detti Beni e che la stessa consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un'adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione (art. 3, comma 1). L'esercizio delle funzioni di tutela si esplica anche attraverso provvedimenti volti a conformare e regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale (art. 3, comma 2).

Vero è che l’art. 10 stabilisce che per i beni culturali di proprietà privata il riconoscimento giuridico avviene (comma 3) quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall'articolo 13 (il cosiddetto vincolo), ma questo attiene ai compiti specifici della Soprintendenza, la quale (art. 12) verifica la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etno-antropologico …. Detta Verifica dell'interesse culturale di cui all’art. 12, nel caso specifico, per il fatto che c’era una richiesta di esistenza vincoli da parte di un privato, si rendeva urgente, inderogabile e puntuale e, invece, non solo è stata omessa, ma si è limitata al semplice esame degli atti presenti in Ufficio, come già detto inesistenti, come se l’Ufficio possedesse tutti gli atti necessari per stabilire se un bene è d’interesse.

Una richiesta di esistenza vincoli formulata soprattutto da un privato, in molti casi è motivata da un intervento di manomissione o demolizione del bene. In tale caso occorreva effettuare la verifica (cosa non fatta) ed immediatamente avviare (art. 14) il Procedimento di dichiarazione dell'interesse culturale. Fra le altre cose (art. 28, comma 2) al soprintendente spetta altresì la facoltà di ordinare l'inibizione o la sospensione di interventi relativi alle cose indicate nell'articolo 10, anche quando per esse non siano ancora intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all'articolo 13.

La cosa grave, anzi gravissima, è che la demolizione è avvenuta nell'indifferenza della gente, ma soprattutto di chi doveva attenzionare la questione e prevenire la demolizione, primo fra tutti l'Ufficio tecnico del Comune di Favara. Tanti sono gli interrogativi: perché il Sindaco, l'Assessore ai lavori pubblici e tanti altri amministratori erano all'oscuro di quanto avvenuto?

La realtà è che un altro bene d'interesse storico, un'altra memoria storica scompare e questa volta con un provvedimento dato dalla Soprintendenza in palese violazione del D.Lgs. 42/04.

 

 la torretta di guardia del barone Mendola prima e dopo la demolizione

Torretta del 1897 Luogo dove esisteva la torretta dopo la demolizione
Torretta del 1897 Luogo dove esisteva la torretta dopo la demolizione
Torretta del 1897 Luogo dove esisteva la torretta dopo la demolizione

 

VERGOGNA!!!!!!!!!!!!

 

Geneo Storia Favara