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Cose da profondo sud al cimitero
L'ex carcere in agonia
Non ci cambierà nessuno
Favara: indignarsi è un dovere
C'era una volta un casello
Favara che scompare
Costruire comunque e ovunque
Demolita torre del 1897
Demoliamo il Castello Chiaramonte
Favara: uno Stato nello Stato
Mura e futtitinni
Amministratori ignoranti e senza pietà
Favara: città dei vivi e dei morti

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Demoliamo il Castello Chiaramonte

di Carmelo Antinoro

 

Sindaco, Assessori, Consiglieri, Favaresi, Cittadini tutti della quota azzurra e della quota rosa, Favara sta vivendo un momento di riscatto.

Avendo decretato la condanna a morte degli ecomostri del centro storico, finalmente i boia con le loro ruspe stanno operando le loro sommarie esecuzioni.

Perché non pensare, per quelle aree rese libere (magari quando e se le macerie saranno portate in discarica autorizzata) a dei bei palazzoni in cemento armato, magari inserendoli come nuove costruzioni in lotti interclusi, esattamente come finora si è fatto per quelli contornati da strade, dove l'indice di fabbricabilità è 1,1 mq/mq. Qualche tecnico poco accurato dirà: ma siamo nel centro storico, non si può costruire senza Piano di Recupero! Stupidello, ma siamo a Favara! Come sono stati costruiti tanti edifici dopo essere stati demoliti; ad esempio, come è stata ricostruita la casa di fronte la chiesa di S. Vito? E quella accanto alla chiesa madre, sulla salita Madrice? Misteri della fede!, o per meglio dire, misteri dell'Ufficio tecnico comunale di Favara. Come ha fatto a realizzare quella oscena volumetria a Giarritella? A quali stratagemmi urbanistici ha fatto riferimento? Altro mistero!

A distanza di quasi dieci anni dal recupero del Castello chiaramontano, quasi quasi, mi sto rendendo conto di avere sbagliato. Già, ho sbagliato a dedicare sette anni della mia vita a questo lavoro e contemporaneamente a combattere contro l'ottusità e le nefandezze di chi aveva intravisto in quel recupero loschi affari e profitti politici. Per dirla in termini nostrani, restituire il Castello restaurato e fruibile al Comune di Favara è equivalso a dare a nciambella mmucca o sceccu (la ciambella in bocca al somaro). Tanti sono i motivi a supporto di quanto detto, ma ne cito solo uno: in prossimità delle feste natalizie del 2007 qualche buontempone è salito sulla copertura per disporre le luci di natale sul coronamento dei muri e, invece di camminare sui predisposti canaloni, ha preferito calpestare le tegole, soprattutto nella zona retrostante la torretta dell'orologio. Già da tempo si sono manifestati gli effetti: i muri est e ovest della parte meridionale del salone sono imbibiti di acqua per un'altezza almeno di tre metri. C'è da temere che anche la sala del Crocifisso sia interessata dello stesso problema, anche se i segni non sono visivamente manifesti per via della volta presente. Cosa succederà se l'Amministrazione Comunale continuerà ad ignorare il problema? Semplice, le teste delle capriate e le estremità del tavolato continueranno il loro processo di marcimento, la rete di armatura della volta, anche se zincata, comincerà a corrodersi, macchiando e sgretolando la malta della volta, con le conseguenze immaginabili.

E i canaloni sono stati mai ripuliti dal guano di uccelli? Qualche pietruzza dell'acciottolato della corte che si stacca, perché non viene riattaccata? Il graticcio d'ingresso perché non viene ripulito dalla ruggine e ritinteggiato? Le sfibrature del legno del ballatoio perché non vengono sigillate? Ci sarebbe dell'altro, ma meglio non dilungarsi. Basta pensare che quello che oggi è una semplice operazione di manutenzione ordinaria da risolvere con pochi spiccioli, domani diventerà un intervento di vasta portata, cosa si aspetta per risolverlo?

Chiedo scusa, dimenticavo; siamo a Favara e stiamo parlando di un ecomostro di proprietà del Comune. Ma se il castello è di proprietà del Comune, rebus sic stantibus, cum summus ius, che cosa si aspetta a demolirlo? In quel posto ci verrebbe un  palazzo, anzi un palazzone bello, alto, in grado di competere col palazzo Carlino costruito sulla cinta fortificata del castello. Qualcuno chiederà: ma è vincolato! Povero sciocco chi pensa questo, si tratta di un vincolo risalente a tanti anni fa, chi troverà le carte? perché non fare come per la torretta del barone Mendola. Basta chiedere alla Soprintendenza se c'è vincolo. Naturalmente nessuno dovrà dire alla Soprintendenza, e soprattutto al soprintendente, che c'é il vincolo e che il castello si deve demolire. Probabilmente la Soprintendenza non troverà le carte in Ufficio e quindi comunicherà che non c'é vincolo, di conseguenza il gioco è fatto.

Mannaggia, dimenticavo: naturalmente dobbiamo stare tutti zitti e buoni, tanto che ci interessa, il castello è forse cosa nostra?

 

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