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La stele del barone Mendola trafugata
Esequie al cimitero di Piana Traversa
I dipinti di Farruggia
Notte di S. Silvestro al castello
Cose da profondo sud al cimitero
L'ex carcere in agonia
Non ci cambierà nessuno
Favara: indignarsi è un dovere
C'era una volta un casello
Favara che scompare
Costruire comunque e ovunque
Demolita torre del 1897
Demoliamo il Castello Chiaramonte
Favara: uno Stato nello Stato
Mura e futtitinni
Amministratori ignoranti e senza pietà
Favara: città dei vivi e dei morti

 

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

 

Favara: costruire comunque e ovunque

di Carmelo Antinoro

 

Scriveva il barone Antonio Mendola: Che brutto paese è il mio! Favara è una maledizione. I favaresi non si stancano mai nel far male. Per istinto borbonico, per il piacere che sentono nel far danno agli uomini e alle cose, i favaresi hanno un'abitudine distruttiva, tanta è la loro malvagità.  In Favara non si può far nulla. È la negazione di Dio. E chi può dare torto al povero barone, al cui corpo gli stessi favaresi non hanno dato e non continuano a dare riposo. I favaresi vollero traslare la sua salma dal cimitero di Piana Traversa alla chiesa del boccone del povero, ma si guardarono bene dal metterla dentro la chiesa, anzi, come per smacco, l'hanno messa nello stesso modo come lui stesso diceva di sentirsi da vecchio: come un diavolo a mezz'aria, né sopra e né sotto, né dentro e nemmeno fuori. E lo smacco sta nel fatto che dopo avere murato la cassa mortuaria nello spessore del muro della chiesa (né dentro, né fuori), e davanti ad essa (dentro la chiesa), hanno messo un pomposo sarcofago in marmo con sopra il mezzo busto del barone. Solo a Favara possono accadere simili cose!

Alla fine del mese di marzo 2010 il sonno eterno del povero barone Mendola è stato scosso dai colpi di pala della ruspa che hanno distrutto la torretta, che lui stesso aveva fatto costruire a salvaguardia delle sue predilette orfanelle e del suo loculus.

L'istinto borbonico e la malvagità di chi ha demolito la torretta e le case adiacenti, la disonestà intellettuale e morale di chi si è prostituito nel condividere tali nefandezze (dalla Soprintendenza all'U.T.C., alla Commissione Edilizia, al tecnico che ha redatto il progetto e sta dirigendo i lavori), in violazione, non solo delle norme di tutela, ma di qualsiasi codice morale e di deontologia professionale, ha fatto sì da non lasciare neanche i cocci. Eppure quelle pietre appartenevano alla preesistente chiesa di S. Francesco d'Assisi, quella stessa chiesa che i frati avevano costruito nella seconda metà del 1500, dopo avere ceduto l'altra chiesa, la prima, realizzata nei primi del 1500 in piazza del Carmine, ai Carmelitani. Eppure quelle pietre appartenevano alla seconda chiesa di Favara, fatta costruire dai monaci francescani nell'ambito del progetto di evangelizzazione di queste terre selvagge e grette, nel regno delle due Sicilie, sotto Filippo II di Spagna, leader della Riforma e guardiano dell'ortodossia cattolica, nonché colonizzatore dell'America latina.

sezione di pregio dell'inizio del 1900Ma a Favara non si finisce mai di fare del male. A Favara non si ha rispetto neanche per i morti, figuriamoci per i vivi! A Favara l'unico motto è COSTRUIRE, COSTRUIRE COMUNQUE E OVUNQUE COSTRUIRE.

A Favara si è costruito anche sui morti. Quei poveri diavoli morti di peste nel 1624, seppelliti sulla collina S. Francesco, a pochi passi dalla demolita torre, alle spalle dell'area asfaltata, oggi portano il peso del cemento armato.Elementi di calarenite provenienti dalla sezione di pregio dell'inizio del 1900

E quei pezzi intagliati (o per meglio dire alcuni dei pezzi intagliati) provenienti da quella pregevole sezione di calcarenite in stile neoclassico (v. foto), i cui corpi tumulati sono stati sfrattati con violenza, le cui lapidi sono state ridotte in frantumi a colpi di martello, che fine hanno fatto? In compenso, però i lungimiranti amministratori in quel luogo di pace hanno realizzato la più grande tau esistente, roba da guinness dei primati della deficienza umana (sic!)

Che persone di alto profilo morale e professionale i nostri amministratori; e che dire della burocrazia comunale e sull'Ufficio Tecnico? non c'è proprio nulla da dire, si può solo stendere un velo pietoso. Politica e burocrazia a Favara sono stati da sempre il connubio perfetto del sottosviluppo e della distruzione.

A Favara nulla si salva; vige l'assoluto disprezzo per le cose belle, per le testimonianze storiche e artistiche del passato; tutto dev'essere distrutto, cancellato all'insegna del COSTRUIRE, COSTRUIRE COMUNQUE E OVUNQUE COSTRUIRE.

Favara contiene un volume costruito rispetto al reale fabbisogno superiore almeno tre volte, ma ancora si costruiscono palazzi. Ovunque a Favara ci sono palazzinari e pseudo impresari. Si demoliscono caselli, si demoliscono torri, si demoliscono fortificazioni per COSTRUIRE, COSTRUIRE COMUNQUE E OVUNQUE COSTRUIRE.

Cortile del palazzo D'Angelo-Piscopo prima della demolizione.E il palazzo D'Angelo-Piscopo che fine ha fatto? che fine ha fatto il suo portale neoclassico della seconda metà del "700? La stessa fine del bevaio di Giarritella e della fonte Canali; la stessa fine che farà l'ex carcere mandamentale; la stessa fine che faràPortale del palazzo D'Angelo-Piscopo prima della demolizione. il castello e quel poco, ormai, rimasto a Favara. E la cosa paradossale, dettata chiaramente dalla più oscura ignoranza, che spesso gli amministratori parlano di turismo per Favara. Forse ai turisti vogliono offrire immondizia, degrado, malcostume, maleducazione? Se questi sono elementi di richiamo per il turismo, Favara è sicuramente superiore a Roma, a Firenze, a Siena e tanti altri Comuni a vocazione turistica.

A Favara vige una maledetta sorta di impunità, dove tutto è possibile, dove nessuno controlla, dove nessuno parla, dove nessuno agisce, dove il bene comune è di nessuno, dove non si ha rispetto per le regole, dove regna la prevaricazione e la furberia, dove chi rivendica i propri diritti è nfami, dove il solito tecnico scassatutto e deficiente del Comune opera distruzioni, dove essere carabiniere è una vergogna e dove essere mafioso è un vanto.

Ma che città è Favara? Favara è un agglomerato informe di case senza stile, senza ordine e colori, Favara è un paesaccio senza speranza.

 

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